Salute

Il virologo Roberto Burioni, il precedente del 1.300 e l’evoluzione del morbo: cosa dobbiamo aspettarci adesso

Renato Farina - liberoquotidiano.it

Il virologo Roberto Burioni, il precedente del 1.300 e l’evoluzione del morbo: cosa dobbiamo aspettarci adesso

Sab, 14/03/2020 - 09:38

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Il virologo Roberto Burioni, il precedente del 1.300 e l’evoluzione del morbo: cosa dobbiamo aspettarci adesso

Il libro è crudele, spietato. Somiglia al virus. Non ha lieto fine. Ma indica una strategia efficace per salvarci, l’ unica basata sulla scienza e non sulla scemenza. Quarantena. Con un solo aggettivo qualificativo a caratterizzarla: assoluta. Quarantena assoluta! Isolamento sociale con il silicone. Non si sconfigge con i decreti (era ora! Ce ne vorrebbero di drastici) ma con l’ autocoscienza che dice: chiusi, tappati in casa. Altrimenti il prossimo passo sarebbe il coprifuoco. Fermiamoci prima, ma bisogna farlo tutti. Lì sta oggi l’ unica speranza. La scienza, allo stato attuale delle conoscenze, non consente illusioni. Il vaccino? Arriverà tra diversi anni. Medicinali efficaci?

Non se ne conoscono, se siamo fortunati qualcosa si troverà, ma non è detto. Paura? Il libro consente di controllarla con la ragione, aiutandoci a guardare in faccia il nemico, ne segnala il limite. Il Covid-19 non è immortale. Ha bisogno di noi per sopravvivere. Dunque si tratta di sottrarsi ad esso. Se non trova gente in cui infilarsi, da parassita qual è muore, o se il suo diffondersi diventa sporadico per sopravvivere è costretto a farsi debole, sta lì a covare, ma forse, per quando proverà a riprendere in mano il bazooka, avremo creato la corazza del vaccino.

Roberto Burioni, con la collaborazione di un altro illustre scienziato della materia, il professore Luigi Lopalco, ha scritto “Virus, la grande sfida. Dal coronavirus alla peste: come la scienza può salvare l’ umanità” (Rizzoli, pag. 240, 15 euro, in formato elettronico a 7 euro). Dimentichiamo le polemiche idiote contro di lui, tese a squalificarlo. Se si scalda con gli ignoranti o i minimizzatori, una ragione l’ ha. Lui sa! Sa tutto quello che si sa, e sa tutto quello che del Covid-19 ancora non si sa. Ecco, non si sa chi sia il paziente zero che ha portato in Europa questo virus.

Forse è una manager cinese che è stata in Germania? Probabilmente è lei. E qui la prima cosa da sapere. Ha superato tranquillamente ogni controllo. Stava benone. La misurazione della temperatura in aeroporto non è servita a nulla. Perché in lei il virus c’ era, eccome, si trasmette come una bomba a tempo, quietamente, innocentemente, da chi ha un bel colorito e si sente sicuro, a un anziano pallido come me. Se non si capisce questo, siamo condannati.

urioni, con una scrittura facile e brillante, si immedesima con la bestia, perché conoscerla è l’ unico modo per affrontarla. Descrive il proprio lavoro di epidemiologo come quello di «un detective a caccia del serial killer». Una volta trovatolo, lo esamina da vicino. Eccolo al microscopio. Questa bestia è mille volte più piccola di una capocchia di spillo, ma ha ambizioni gigantesche. Si chiama Coronavirus perché ha proprio una corona in testa come i re. Ha il progetto di dominare la famiglia umana penetrando corpi indifesi e insinuandosi in cellule inermi. Le trasforma in solide scatole dove alloggia da parassita. Le spezza dopo dieci-dodici giorni e nel frattempo si moltiplica, in modo imperfetto, ridicolo. Se lo bevono tutti. Ha successo. È il format Paperissima. Il Corona ha la genialità di Antonio Ricci. Fa satira sulla nostra pelle. «Ha preso quello che viene gettato via», provini malriusciti. Ha un’ astuzia straordinariamente idiota (ossimoro, dice Burioni). Perché? La scienza lo spiega con Darwin. È l’ ultimo prodotto della evoluzione dei virus. Il Covid-19 appartiene alla tipologia del suo antenato (2002-2003), che ha generato l’ epidemia da Sars, ma quello era un diavolo onesto. Diventava contagioso dal momento in cui si esprimeva con sintomi seri. Questa nuova bestia ha imparato la lezione. Ha certo una letalità (tasso di morti sul totale dei contagiati) molto più bassa del predecessore. Forse si assesterà sull’ 1 per cento dei contagiati, prevede Burioni. Nulla a che vedere con l’ 8 per cento abbondante che si registra oggi in Lombardia. Ma il dato è alto perché probabilmente in tanti si sono presi la malattia in modo lieve. E se la stanno curando in casa. Ma non è che l’ 1 per cento tranquillizzi. In Italia vorrebbe dire, basandoci sul numero di quanti prendono mediamente la “solita” influenza, 60mila morti. Burioni risale all’ indietro. Racconta quella che pose fine all’ impero romano e ci introdusse al Medioevo. Passa poi alla peste nera, che nella prima metà del 1300 sterminò un terzo della popolazione europea, 23.840.000 di persone. E segnò il confine con il Rinascimento. Ogni pandemia coincide con un cambio d’ epoca. Anche questa attuale, scrive l’ autore. Vedremo quale. Fermiamoci un istante però.

La peste nera che devastò Firenze (1348, centomila morti) smussò la propria falce a Milano: dove uccise appena il 15 per cento dei residenti, perché qui governanti avveduti chiusero quasi per tempo la città. Una lezione che resta valida. La quarantena fu inventata invece a Venezia. Le navi venivano bloccate in porto. Come capitò ai nostri bisnonni per la “spagnola” (cento milioni di morti: per fortuna oggi abbiamo i respiratori) il nostro organismo è totalmente indifeso davanti al nuovo Corona.

Il quale si diffonde con la stessa metodologia dell’ incendio nei boschi. Un fulmine. Un albero arde. Ne incendia due, due ne infiammano quattro, che diventano sedici e via. Con questo ritmo brucia la foresta. A meno che arrivi la pioggia, che frena, mitiga l’ espansione. E la pioggia non è quella meteorologica: si chiama isolamento. Separazione. Fine dei contatti sociali. Ecco, questo impone il libro di Burioni, utile quasi come un vaccino. Quarantena assoluta! Mi ripeto? Me ne frego. Il tempo si è abbreviato e non c’ è spazio per alcuna illusione. Il Corona è la malattia X il cui arrivo si temeva da anni. Essa è giunta tra noi.