“E sedutosi … li ammaestrava: Dio non è Dio dei morti ma dei vivi (di don Salvatore Callari)

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LA Chiesa onora la memoria di tutti i fedeli defunti con la solenne celebrazione della “festa dei morti “La pietà e la devozione dei fedeli con “l’ottavario dei defunti “continua la riflessione, per otto giorni, appunto, non solo per consolidare la fede nella risurrezione, ma per suffragare le anime di quanti hanno lasciato questo mondo. Nel Vangelo leggiamo una pagina, che in un certo senso, suona strana alle nostre orecchie: c’è un matrimonio in cielo.? Gesù rispondendo ai suoi perenni oppositori, dice che c’è la risurrezione dei morti, ma accenna anche a quella che può essere la qualità della vita dell’aldilà- Non dice molto né illustra ampiamente come si svolge la vita nel Regno dei cieli. Certamente non è quella che conducono i figli di questo mondo: ma questo non basta per avere una idea più chiara per capire La “modalità” della vita di quanti vivono nel regno dei cieli: “sono come angeli, sono figli di Dio” Non possiamo disquisire molto sulla verità della esistenza della risurrezione e dell’aldilà Lasciamo a certi presuntuosi scrittori la libertà di dire delle falsità, o starei per dire, delle sciocchezze. Moravia diceva, con ineffabile saccenteria: “l’eternità ovviamente, non esiste”. E ai giornalisti che lo intervistavano replicava: “Scrivetelo, ditelo a tutti. Ve l’assicuro io, vi do la mia parola”. Chi gli dava questa certezza, per lui così ovvia? Nessuno, né lui, né altri ha portato le prove. Intanto sappiamo che il paradiso è luogo di felicità, di gloria, di pienezza di beatitudine, nella visione del volto di Dio, come insegna la chiesa e come è sempre stata la mentalità dei popoli. S. Paolo che l’ha visto dice: “Non è possibile a mente umana descrivere quello che c’è in cielo”. Quasi con sensi di umorismo qualcuno ha detto: “di là non è mai tornato indietro nessuno, si vede che tanto male non si deve stare”. Un flash, sia pur di fantasia, è quello di Dante che vedeva tutto il paradiso, degli angeli e dei santi, che cantavano felici: “Gloria” alla SS. Trinità, “sicché mi inebriava il dolce canto”. Una felicità che inebria gli abitatori celesti, ma non è dato ai terrestri capirne “l’intima essenza”. È certo che non si vive secondo le costumanze di questo mondo, e non si può parlare di matrimonio, in cielo, come chiesto dai soliti, incalliti avversari di Gesù.

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