“Questa Città ha bisogno di risorgere”

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Hanno il respiro del discorso della luna di Papa Giovanni le parole del nostro Vescovo Mario alla fine della processione del Signore della Città: Il Crocifisso che “rappresenta la carezza di Dio, per tutti noi, poveri di senso della vita, per tutti noi, mendicanti di lavoro, per tutti noi, orfani di affetto, per tutti noi che non vogliamo fare morire la speranza dei bambini della nostra città.

Ai bambini è dedicato uno dei passaggi più toccanti del discorso: la responsabilità di non distruggere in loro la speranza, quella “speranza che si riaccende; è la nostra gioia che riparte dal calore di tutto un popolo che si stringe attorno a questo Crocifisso. Non solo per invocare grazia, non solo per invocare miracoli, ma per esaltarne la misericordia, che significa la tenerezza, la carezza di Dio.

Nessuna retorica, ma la passione impegnativa e vibrante di un pastore che non ha mai abbandonato il suo popolo, e che lo vorrebbe in piedi, risorto, con la schiena dritta a pretendere e a meritare il rispetto della propria dignità e dei propri diritti.

Ha sempre combattuto la rassegnazione il nostro Vescovo Mario, la passività e l’indifferenza del nostro autolesionismo, e da quando è con noi non si è stancato di accompagnarci con una parola spesso scomoda, ma sempre carica di amore per i propri figli disorientati, sempre sostenuta dalla speranza incrollabile del padre misericordioso che attende il ritorno del figliol prodigo per corrergli incontro ed abbracciarlo con gioia.

I nisseni c’erano, in tantissimi, ad accompagnare il Signore della Città, più numerosi che in qualunque altro momento della Settimana Santa, Una processione straordinaria. – ha sottolineato il VescovoQuesta è la grande processione della Settimana Santa, la vera processione che suscita la fede nel nostro popolo: e noi portiamo in processione solo un piccolo Crocifisso!

Una folla composta, presente non solo fisicamente, concentrata nello sguardo su quel piccolo Crocifisso nero: il colore degli ultimi, di oggi e di sempre, come i volti degli zolfatai che uscivano dalle miniere e venivano scalzi alla processione tanti anni fa, come le mani dei Fogliamari che raccoglievano le erbe delle nostre campagne avare e ricche per potere sfamare le loro famiglie numerose, che sono andate avanti sostenute dalla speranza.

Oggi è di nuovo il tempo della speranza: rispetto al grigio di un futuro che non si vede e di un presente che sfugge come i nostri ragazzi che se ne vanno lontano a lavorare e a vivere.

Questa città ha bisogno di risorgere – ha concluso il Vescovo Mario, unica vera guida morale che ha oggi la nostra cittàMa questa città risorgerà se ognuno di noi si lascia guardare da Cristo crocifisso, e risorgerà nel suo cuore alla responsabilità di amare e perdonare.

Amare e perdonare: avrebbe bisogno di questo respiro la volontà di chi oggi si propone per governare la nostra città. Perdono per superare le divisioni e andare avanti insieme, Amore per non stancarsi di costruire le soluzioni ai problemi di tutti, dei più deboli, dei più soli, di chi non ha “santi in paradiso” e non merita di essere ancora una volta illuso, strumentalizzato, usato nel gioco di scambio di un potere che non riesce più, da anni, a garantire equilibrio, equità, giustizia, onestà, competenza e capacità.

La resurrezione della città però non è un rituale collettivo, mediatico: passa attraverso la coscienza di ciascuno di noi, se saremo capaci di condividere consapevolmente la passione del nostro Crocifisso guardando oltre il Venerdì Santo del dolore.

È l’immagine del giardino della Resurrezione quella che conclude il discorso del nostro Vescovo Mario: “Il sangue del Crocifisso ci ha purificati. Possa, allora, la nostra anima essere un giardino di grazia, essere un giardino di carezze, essere davvero un giardino di resurrezione.

Non ci sono parole da aggiungere a queste, soltanto il coraggio di metterle in pratica, cominciando dalle piccole cose, fino in fondo, senza sconti, senza compromessi, a cominciare da subito, ognuno di noi, impegnandoci il cuore, che è l’unica e l’ultima forza che abbiamo. Ma non ha prezzo.

(foto di Gaetano Camilleri)