Caltanissetta e la fine del mandato del sindaco Ruvolo: “La grande fuga dal carro”

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Non sono mai stato un sostenitore di questa amministrazione, ma vedo dai vari post, commenti e articoli vari, anche giornalistici, che siamo giunti ai saluti finali o titoli di coda, che dir si voglia, ed alla resa dei conti. Come capita spesso in politica, molti in questi anni hanno mollato, chi per delusione, chi per “tradimenti” o pentimenti vari, molti, visto il cavallo perdente, hanno tentano di salire sul prossimo carro, per loro vincente. Erano in molti infatti coloro che nel 2014 lo portarono in spalla, anche virtualmente, manco avesse vinto i mondiali; oggi moltissimi di loro sono già scesi o stanno saltando giù dal carro, sono rimasti in pochi, molti non sono neanche i fedelissimi della prima ora; sono rimasti gli attuali assessori e alcuni “resuscitati” cittadini che non avendo di meglio da fare, anzi dove andare, si stanno avvicinando al letto del malato, nella speranza del miracolo.

Molti onestamente hanno abbandonato da tempo, quando hanno capito che il “sogno” si era dissolto, altri più che scesi sono stati più o meno gentilmente scaricati ed accompagnato all’uscita. Sono molti i segnali che fanno dire questo; basta andare sui social per leggere post e commenti di persone, prima amiche, che oggi lanciano strali ed invettive, delle volte anche esagerate. Sostengono che il sindaco non è stato all’altezza delle aspettative, concentrato, nella sua quotidiana azione, solo a celebrare se stesso e i suoi cinque anni alla guida della città, come si evince dalla sua stessa relazione di fine mandato. In realtà, quelli che stanno prendendo le maggiori distanze sono proprio quelli che un tempo gli furono i più fedeli. Inoltre alcuni dei nuovi “amici” non fanno parte della sua storia recente e in essa non hanno avuto alcun ruolo; erano dei fan a bordo campo che, in silenzio, aspettavano l’abbandono dei tanti per salire a bordo.
In cinque, a suo dire, questo si legge dal suo racconto, ha dato una luce nuova alla città. Dov’è quella folla acclamante che al grido “apri la porta” sperava in una città migliore, dove sono tutti coloro che affollavano le sue apparizioni con “standing ovation” finale. Poi è successo, come capita spesso a chi deve dimostrare il suo valore, che quel fenomeno che tutti si aspettavano comincia a sbagliare, deludendo coloro che avevano riposto in lui tante speranze. Mese dopo mese comincia l’abbandono, ma molti ancora resistono, ma è solo una lunga e lenta agonia. Nessuno ha però avuto il coraggio di staccare la spina, nessuno ha voluto rinunciare a quel poco che gli spettava, nessuno, mascherando il tutto dietro una speranza di inversione di rotta ha avuto il coraggio di rompere il giocattolo.

Alla fine perde, oggi lo vediamo attaccato da tutti, penso che gli faccia più male il vedersi attaccato dai suoi ex alleati/amici, da coloro cioè che insieme a lui avevano scritto il libro dei sogni e fatto sognare la città.
Perde per mille motivi, il novanta per cento dei quali vanno messi sul suo conto personale. Chi lo ha avuto vicino racconta essere troppo decisionista, nonostante la sua apparenza di persona molto umile, troppo fiducioso nella sua capacità di portare avanti anche da solo il suo pensiero. L’altro dieci per cento, va addebitato invece a noi cittadini, che ci siamo lamentati per anni senza agire sui consiglieri, nostri rappresentanti, affinchè trovassero un modo, ed occasioni ne hanno avute diverse, per porre fine a quella che a detta dei molti verrà ricordata come una tra le peggiori amministrazioni. Oggi però tutti pronti a chiedere il conto e fare discorsi come se loro non fossero stati presenti e complici e quando più volte si è cercato di svegliare ed attivare le coscienze per dire basta, chi ci ha provato è stato pure deriso…ma per molti era ancora “TUTTOAPPOSTO”
Oggi trovo però sgradevole ed esagerato questo livore e questi attacchi, in alcuni casi probabilmente creati ad arte per incensare il prossimo primo cittadino che per alcuni sarà come colui che ridarà slancio alla città, che ci farà dimenticare il “ruvolismo”, che cambierà tutto, in meglio voglio augurarmi.
Voglio solo sperare di non rivedere tra cinque anni questo stesso “leitmotiv”. Non esageriamo, come si dice in questi casi “non spariamo sulla croce rossa”, ricordatevi infatti che molti di voi domani, magari trovandovi dall’altra parte della barricata, potreste essere i crocerrossini di turno.

Ad Maiora