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Caltanissetta e la silenziosa fine del quinquennio sabbatico

Robin Hood

Caltanissetta e la silenziosa fine del quinquennio sabbatico

Mer, 09/01/2019 - 00:22

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Caltanissetta e la silenziosa fine del quinquennio sabbatico

L’inizio del 2019 porrà fine ad uno dei più anonimi periodi della storia politica ed amministrativa della nostra città.
A ben vedere e’ quasi come se non fosse mai esistito, ma come in un paradossale contrasto chiaroscurale rimarranno impressi nella memoria i fragorosi e al contempo desolanti silenzi.
L’esperienza di Ruvolo si è proposta come un colpo di colore a cancellare il pragmatico grigiore in chiave economico gestionale del predecessore Campisi.
Ascolto, partecipazione. Queste le cure per la malattia di una società educata al leaderismo.
Nulla di tutto ciò. L’ascolto, un parlare ad un muro di gomma. La partecipazione declinata a mero avviso di decisioni assunte per tempo, da quanti che per ruolo comandano. Termini diversi, metodi uguali. Più rigidi anzi, con punte di autoreferenza talvolta morbosa.
Il tutto contestualizzato in un inquietante sottofondo dove il delirio di onnipotenza ha contrastato con i più solenni affronti che mai avremmo immaginato di dover patire.
Uno tra tutti e forse simbolo stesso di questo “quinquennio sabbatico” e’ l’isolamento viario che stiamo patendo, in stridente contrasto con il grandioso, propagandato, spesso millantato programma, dell’inconpiuto raddoppio della S.S. 640.
Non si ricorda nessuna vicenda nel passato recente che abbia, come questa, palesato un tale infimo livello di influenza delle nostre istituzioni comunali nei processi di cambiamento del territorio.
Emigrazione giovanile, chiusura attività, trasferimento di Uffici Pubblici. Più che partecipazione questo periodo andrebbe chiamato “desertificazione”.
Ma a ben vedere sono i danni collaterali i più preoccupanti.
Una rassegnazione diffusa, che ha pervaso anche la classe dirigente.
La convinzione che chiunque (visti i precedenti) può amministrare una città, con il conseguente approdo in politica di soggetti che potrebbero utilmente fare tutt’altro.
Un ceto politico locale anch’esso ormai confluito nel “partito del silenzio”, egregiamente rappresentato in Consiglio Comunale. Il nostro Civico Consesso ha anch’esso preso un quinquennio sabbatico, al netto dei soliti recital periodici su improbabili mozioni di sfiducia.
A ben vedere l’unica vera corretta operazione in cui dovrebbero impegnarsi gli attuali ospiti di Palazzo del Carmine e’ un “patto di non elezione”. Il loro disimpegno potrebbe concretamente offrire una chance alla città, ma sarebbe irresponsabile mettere in conto tanta generosità.
Ed oggi il silenzio. Anche perché non c’è più nulla neanche di cui poter parlar male.