Mafia, Zuccaro: “Tra Ciancio e boss solidi rapporti dare-avere”

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CATANIA- “Il Tribunale di Catania ha accertato che la pericolosita’ sociale di Mario Ciancio Sanfilippo si basasse sul fatto che aveva fornito un contributo rilevante e protratto nel tempo a Cosa nostra esplorando tre tematiche fondamentali”. Cosi’ il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, parlando a margine della conferenza stampa in cui e’ stato illustrato il contenuto del provvedimento di confisca dei beni all’imprenditore ed editore catanese Mario Ciancio Sanfilippo. “La prima tematica riguarda i rapporti di dare ed avere tra Ciancio ed esponenti di vertice della famiglia mafiosa che risalivano agli anni Settanta. La seconda – ha spiegato – riguarda una linea editoriale con una linea di copertura imposta da Mario Ciancio in maniera assai intelligente che consisteva nel fatto di non mettere in evidenza, ma di lasciare in sordina quelli che erano i rapporti tra Cosa nostra e il tessuto economico e sociale della citta’, tra Cosa nostra e parte delle istituzioni catanesi e nel non mettere in evidenza i personaggi della criminalita’ organizzata catanese di cui non fosse intervenuto pubblicamente un provvedimento giudiziario”. La terza tematica riguarda “l’avere fornito dei contributi economici fondamentali a Cosa nostra coinvolgendola nelle iniziative economiche che Ciancio intraprendeva anche di carattere speculativo immobiliare che hanno consentito a Cosa Nostra di trarre ingenti guadagni”.

 Sono tre, dunque, ha poi sintetizzato, i profili di pericolosita’ sociale evidenziati dal pubblico ministero a carico di Mario Ciancio Sanfilippo: i “rapporti sinallagmatici intrattenuti da Ciancio con gli esponenti di vertice della famiglia catanese di Cosa nostra sin da quando la stessa era diretta da Giuseppe Calderone, rapporti poi proseguiti ed anzi ulteriormente intensificati con l’avvento al potere di Benedetto Santapaola alla fine degli Anni Settanta del secolo scorso ed al ruolo di canale di comunicazione svolto dallo stesso Ciancio per consentire ai vertici della predetta famiglia mafiosa di venire a contatto con esponenti anche autorevoli delle Istituzioni”. La Procura fa poi riferimento ad una “linea editoriale imposta da Ciancio a La Sicilia, testata giornalistica che vanta il maggior numero di lettori nella Sicilia Orientale, linea editoriale improntata alla finalita’ di mantenere nell’ombra i rapporti tra la famiglia mafiosa e le imprese direttamente o per interposta persona controllate dalla medesima. E di non porre all’attenzione dell’opinione pubblica gli esponenti mafiosi non ancora pubblicamente coinvolti dalle indagini giudiziarie e soprattutto l’ampia rete di connivenze e collusioni sulle quali questo sodalizio mafioso poteva contare per mantenere la propria influenza nella provincia catanese”. Infine l’impiego di “grandi quantita’ di capitali di provenienza mafiosa investiti nelle iniziative economiche, anche di natura speculativa immobiliare, poste in essere nell’arco di numerosi decenni dal proposto

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