Guardia di Finanza al servizio del cittadino. L’intervista al colonnello Luigi Macchia: “Serve l’aiuto di tutti per contrastare l’illegalità”

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“Il cittadino è una sentinella del bene comune”. Il colonnello Luigi Macchia, comandante provinciale della Guardia di Finanza, pone l’accento sull’importanza della collaborazione della popolazione, di come il miglioramento del senso civico possa essere elemento determinante nell’attività delle forze di polizia. Un concetto all’apparenza complicato ma che esplicita con un esempio semplice: “Mettiamo il caso che un’azienda, che deve realizzare il massetto di una strada, invece di farlo di 20 centimetri, lo costruisca di 10 centimetri. L’operaio che compie il lavoro è consapevole dell’illecito, lo sa: lui è la sentinella, dobbiamo essere animati dal desiderio di volere bene alla comunità in cui viviamo”.
L’ufficiale, che ha assunto nell’ottobre del 2015 il comando a Caltanissetta, racconta la sua esperienza, gli obiettivi conseguiti dalla GdF, le mission investigative, il rapporto dell’arma con i nisseni. Un quadro completo per capire lo stato della provincia nissena in ambito di legalità economica. Luigi Macchia, 48 anni, è nato a Napoli ma, la sua famiglia è di origine abruzzese e lui ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza ad Isernia. Tifoso del Napoli, è uno sportivo vero: non da divano e telecomando, ma da piscina e strada. Ama il nuoto e il ciclismo, e questa passione ha continuato a coltivare anche in Sicilia. “Ho scoperto il bosco di Gabbara a San Cataldo, un autentico paradiso che meriterebbe di essere maggiormente pubblicizzato, conosciuto ed apprezzato. E’ la meta preferita delle mie uscite”.
Ha frequentato l’Accademia della Guardia di Finanza, sino al 1992 ha operato nei reparti Antiterrorismo e di Pronto impiego e al Comando della Compagnia di Vasto per poi prestare servizio al Comando generale. Dopo una lunga esperienza internazionale quale esperto nel settore fiscale-doganale alla Commissione Europea di Bruxelles, nonché agente all’Olaf, è stato assegnato al Comando dell’aeroporto internazionale di Milano-Malpensa. È stato responsabile dell’Ufficio centrale antifrode mezzi di pagamento del Mef.
Illustra le differenze presenti nel nostro territorio. “La provincia è variegata, infatti quando io sono giunto in città, grazie anche a ciò che mi era stato lasciato in eredità dal mio predecessore il colonnello Pierluigi Sozzo, ho prima di tutto fatto un’analisi di contesto per capire quali fossero le dinamiche maggiormente interessanti per la GdF ed indirizzare così l’attività dei reparti operativi. Le realtà di Gela e Niscemi, sono differenti da quelle di Caltanissetta e San Cataldo, o Mussomeli, per citare i centri più popolosi. Le nostre risposte sono, dunque, diverse”.
LE DIRETTIVE. “Il nostro core business è la tutela economico finanziaria, ma questa tutela in questi territori vuol dire: A) contrasto alla criminalità organizzata ed all’accumulo dei patrimoni da parte della criminalità organizzata. B) Lotta efficace ed efficiente nei confronti dello sperpero di denaro pubblico. C) Lotta all’evasione fiscale che anche qui esiste, ma ha una valenza relativa considerata la pochezza di società con volumi di affari interessanti, cioè superiore ai 10 milioni di euro annui. Un’impresa evade eventualmente in base al volume d’affare; teoricamente più è piccolo, più l’evasione è modesta. Discorso diverso per gli ‘sconosciuti al fisco’: in quel caso colpiamo in primo luogo i soggetti denominati ‘evasori totali”.
Naturalmente è quotidiana, certosina, paziente, incessante l’attività investigativa. “E’ presente la criminalità organizzata di stampo mafioso. Le più attive sono le ‘famiglie’ di Gela. Le indagini spesso sono complesse e lunghe. Da evidenziare lo sprone della magistratura che qui è brillante. Non dimentichiamo che abbiamo la sede della Dia con magistrati altamente qualificati e impegnati”.
Indagini ramificate che sono svolte anche tramite software dedicati e l’utilizzo di banche dati. “Le banche dati rappresentano fonti informative utili per scoprire dei collegamenti: uno dei tasselli delle attività investigative. Ancor più incisivo si rivela l’uso delle banche dati nei comparti degli accertamenti patrimoniali. Altrettanto valido è l’utilizzo dell’informatica e di software d’intelligence. Il nostro fiore all’occhiello è Molecola, che lavora utilizzando piattaforme applicative in ambiente Web, s’interfaccia con il software di analisi relazionale in uso a tutte le forze di polizia, arricchendolo di preziose informazioni. In dettaglio, individuato un soggetto che sulla scorta di elementi di criticità prefigurati, risulta potenzialmente un prestanome, sono recuperati in modo rapido tutti i dati significativi (precedenti penali, di polizia e tributari, beni posseduti, conti correnti e flussi finanzieri, controlli di polizia ricevuti, ecc.) a lui riferibili compresi i risultati dell’analisi relazionale. E in brevissimo tempo gli investigatori sono in possesso di una scheda in grado di radiografare esattamente il valore del soggetto nell’ambito dell’indagine in corso”.
Il comandante distingue tra le macro direttive, le relative differenze in termini d’investigazione e le corrispondenti risposte. In particolare torna a rilevare l’impegno profuso nel campo del contrasto alla dissipazione di denaro pubblico. “Qui arrivano ingenti finanziamenti (nazionali, regionali europei); in quest’analisi farei rientrare anche i crediti d’imposta. L’utilizzo e l’impiego di queste risorse ovviamente non spettano a noi, ma noi controlliamo che questi fondi non siano sperperati come spesso è accaduto nel passato. Anche qui il cittadino può essere un militare della guardia di finanza, una sentinella: se qualcosa non va, deve denunciare, ma non in forma anonima. Se ci fosse la collaborazione fattiva e totale dei cittadini, nessuno potrebbe svolgere attività illecite”.
In più occasioni, durante la nostra intervista il Colonnello pone la sua attenzione sul ruolo che ognuno di noi può assumere nella società; grande fiducia mostra nell’etica, nel valore del senso civico e delle sue molteplici applicazioni. “Sono amareggiato quando cammino per strada in auto e mi accorgo che dal veicolo che mi precede, qualcuno dal finestrino butta per strada una cicca, una carta, un rifiuto qualsiasi. E’ la prova provata che noi non vogliamo bene alla nostra città. La città è proprietà tutti: dobbiamo comprenderlo, questo è il salto di qualità che dovrebbe compiere il nostro senso civico”.
La realtà nissena è quella di una provincia in un cui i tassi di disoccupazione sono altissimi, purtroppo spopolano il lavoro nero e irregolare. Piaghe antiche, tristemente ingombranti e connaturate al nostro tessuto socio economico. Una triste e oscura realtà parallela. “Il contrasto al lavoro nero e irregolare è tra le nostre priorità, specialmente in questi contesti in cui lo squilibrio tra domanda e offerta è notevolissimo. Altissima domanda, bassissima offerta e dunque chi lo offre lo fa a condizioni capestro per il lavoratore. Noi operiamo per la tutela del cittadino ed in questa delicata tematica, che colpisce la dignità dell’uomo, siamo tesi al massimo sforzo. Mi rammarico e talvolta vorrei fare molto di più. Necessario perseguire chi sfrutta i lavoratori e qui più che mai entra in gioco la collaborazione del cittadino. Servono denunce anche tramite sindacati o associazioni, occorre l’aiuto di tutti”.
Capitolo a parte meritano le indicazioni che impartisce ai comandanti di reparto per incentivarli nel coltivare il dialogo con i cittadini: “La GdF , come le altre forze di polizia, si adopera per servire i cittadini e questi devono servirsi delle fiamme gialle. Rinnovo l’esortazione alla cittadinanza perché denunci le illegalità. Le nostre attività partono da informazioni, più informazioni riceviamo, più velocemente ed efficacemente possiamo svolgere il nostro compito istituzionale. Serve fiducia nelle forze di polizia: la fiducia stimola il cittadino a collaborare”.
Un lavoro duro che non consente pause, che non lascia spazio ad indecisioni, incertezze o tentennamenti. Uomini, che pur con la loro consueta umana quotidianità, vestono una divisa e rivestono un ruolo delicato: serve una guida. Richiamando la sua passione per la bici, propongo un parallelismo tra la strada in salita e l’attività di comando: “Il gruppo è la chiave vincente. Un buon comandante deve riuscire a motivare bene il proprio gruppo. Talvolta è una salita, ma sono molte le soddisfazioni se l’incarico è svolto con profondo senso di responsabilità. Si può comandare in tanti modi, ma comandare bene è un’arte. Bisogna farsi un esame di coscienza, ogni giorno. Non è facile, abbiamo le nostre giornate no, ma le dobbiamo lasciare fuori quando varchiamo la soglia dell’ufficio”.
Alla fine la domanda è d’obbligo, ma i cittadini collaborano attivamente? “Purtroppo no, manca la collaborazione qualificata, quella non anonima. Ma noi non molliamo…continuiamo a pedalare anche in salita”.