Salute

Caltanissetta, amanti delle tisane restano avvelenati dalle ginestre. Coppia in codice rosso al Sant’Elia

Redazione

Caltanissetta, amanti delle tisane restano avvelenati dalle ginestre. Coppia in codice rosso al Sant’Elia

Mer, 06/07/2016 - 16:25

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CALTANISSETTA – Assumono dei fiori di ginestra e finiscono in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Elia. La passione per le tisane poteva essere fatale per un sessantacinquenne sancataldese e la moglie salvati ogi pomeriggio dal tempestivo intervento del 118 prima e dal trattamento dei medici di guardia al Sant’Elia dopo. L’episodio davvero singolare, forse uno dei pochi casi in tutto il mondo, si è verificato oggi intorno alle 13 quando l’uomo (V.V. le sue iniziali) ha preparato un infuso con barba di mais cui ha aggiunto dei fiori della profumatissima ginestra. Dopodiché marito e moglie hanno bevuto quella che, a loro modo di vedere, doveva essere semplicemente una delle tante tisane che ai due piace di tanto in tanto sperimentare. I sintomi da avvelenamento però sono arrivati di lì a pochissimo quando i due hanno cominciato ad accusare vomito, vertigini e parestesie diffuse in tutto il corpo. Per fortuna la coppia è riuscita a mettersi in contatto con il 118. L’ambulanza è arrivata poco dopo con un medico a bordo il quale, dopo aver valutato le condizioni dei sessantacinquenni sancataldesi, ha disposto l’immediato trasferimento in ospedale in codice rosso. I medici del pronto soccorso intanto si sono messi in contatto con il centro antiveleni di Milano che ha indicato la terapia da somministrare in questi casi. “Abbiamo effettuato la decontaminazione gastrica – ha dichiarato il primario del pronto soccorso Aulo Di Grande – e adesso i due pazienti saranno sottoposti a prolungata osservazione come avviene in questi casi visto che l’effetto tossico può durare fino a 12 ore”. Diversi gli effetti collaterali che possono derivare dal consumo dei fiori di ginestra tra i più gravi la tachicardia, le aritmie cardiache, ipotensione arteriosa, parestesie e in certi casi anche allucinazioni. Sarebbe buona norma comunque, come ricordano i sanitari, non consumare piante o fiori di cui non è certificata la sicurezza anche in ambito alimentare. Un caso analogo, a parte i tanti intossicati da belladonna (pianta velenosissima spesso confusa con la maggiorana) che puntualmente almeno due volte all’anno arrivano in ospedale, si è verificato qualche anno fa. Protagonista sempre una coppia proveniente dal capoluogo che in quell’episodio però aveva mangiato un grosso quantitativo di lupini crudi.

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