CALTANISSETTA – Il mensile cartaceo di settembre de Il fatto nisseno, in prima pagina, riportava un messaggio del vescovo, Mons. Mario Russotto, dal titolo Speranza e Cambia-menti. Lo riproponiamo come indicazione per gli uomini di buona volontà che nonostante il periodo intriso di difficoltà non vogliono soccombere e che vivono “La speranza come comando”, e come spunto di riflessione per coloro i quali vogliono avvicinarsi “all’alfabeto dello speranza”.
La festa di San Michele Arcangelo, Patrono della diocesi e della città di Caltanissetta, quest’anno rischia di vedere un popolo lasciarsi cadere sempre più nell’abisso delle paure e dellarassegnazione. Certo, la vita è spesso un lungo terribile travaglio del parto, ma è anche il grembo fecondo in cui l’umanità può imparare l’alfabeto della speranza.
Nulla della vita, pur nel suo grande carico di dolore, è estraneo alla speranza. Sperare significa che, nonostante errori e fallimenti, esiste la possibilità di ricominciare, di percorrere di nuovo un cammino di vita e d’amore che sembrava chiuso per sempre. Il nostro è un tempo di “crisi”, cioè un’epoca di passaggio; è un tempo in cui ci è chiesto di sognare e costruire il futuro, la nuova civiltà dell’amore. Il nostro è tempo di semina, è il tempo della Speranza crocifissa che chiede di risorgere e rinascere ancora nel cuore di ciascuno di noi. Perché la speranza è più di un sentimento, più di una esperienza, più di una previsione. La speranza è un comando. E seguirlo significa vivere, sopravvivere, perseverare, non cedere mai alla rassegnazione, non concedere mai rabbiosamente spazio alla frustrazione. Ma occorre cambiare “dentro” per cambiare ciò che è fuori di noi. La speranza è una “lotta continua” che mantiene sempre viva la tensione tra essere e cambiare. Perché dobbiamo, prima di tutto, essere noi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo!
Mario Russotto Vescovo

