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Le riflessioni di Richelieu:” Masaniello di Magonza e il Mahatma”

Redazione

Le riflessioni di Richelieu:” Masaniello di Magonza e il Mahatma”

Mer, 04/06/2014 - 02:04

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imageCALTANISSETTA – Chi se lo ricorda più, Michele Giarratana,  nell’estate del 2007, dare fuoco alle bollette della Nettezza Urbana come il capo dei facinorosi della rivolta di Masaniello, nella Napoli spagnola del 1647?

A quei tempi era persino capogruppo del popolo della Libertà in Consiglio Comunale, uomo delle istituzioni, (assessore  antemarcia), non aveva ancora abbandonato la nave del centro-destra (che poteva forse vincere) per scoprirsi anche lui “civico” e indipendente.

Quell’azione populista di ribellismo demagogico non è servita allora a diminuire i costi del servizio rifiuti per i nisseni, e ha provocato anzi un nuovo “buco” di entrate rispetto ai costi che il Comune ha poi dovuto recuperare,  a spese dei cittadini onesti che hanno pagato e pagano regolarmente. Oltre che una raffica di multe per gli “incendiari”.

Oggi Masaniello-Giarratana vuole diventare Sindaco di Caltanissetta. Non si tratterà soltanto di indossare la fascia tricolore e di esprimere un nuovo “comando” sulla Città, proclamando peraltro di essere “libero” da condizionamenti politici e quindi assolutamente autoreferenziale.

Esprimerà sicuramente in questo ruolo la sua grande cultura delle istituzioni, l’olimpica serenità di giudizio, il garbo squisito e il proverbiale rispetto per gli avversari, equilibrio e capacità di mediazione e di proposta il nostro Masaniello di Magonza! (Fiammiferi alla mano…)

Del Masaniello del 1647 la storia ricorda che, conquistato a furordi popolo il comando di Napoli, con il Vicerè costretto a fare buon viso a cattivo gioco, cominciò ad assumere comportamenti dispotici e fu abbattuto dallo stesso popolo che lo aveva osannato,dopo appena sette giorni di potere.

Il governo di Caltanissetta avrebbe bisogno forse di un tempo e di un respiro maggiore.

imageIn quegli stessi giorni per le strade di Magonza camminava il Mahatma,  l’ispirato profeta della democrazia partecipata, ma che a farsi scegliere con le primarie non ci ha pensato neanche per un momento. Meglio la designazione da parte dei “tre” (uno dei quali era lui) come si legge sul suo sito del  Patto Etico  Responsabile, poche decine di amici che hanno ragionato e discusso (per mesi, però) per indicarlo come candidato DOC. Che i partiti dovevano prendere  su di sé come leader senza porre condizioni, per rigenerarsi, grati,  alla sua luce, come in un lavacro indiano nelle acque del Gange.

Ecumenico predicatore di pace, luce e bene comune, affabulatoremistico capace di conciliare gli opposti, di unire i diversi in un unico abbraccio, Lo Maglio e Miccichè, Rovello e Gallè, produttori e consumatori,  imprese e sindacati, le parrocchie a Caltanissetta e gli esperimenti sulla fecondazione assistita a Palermo.

Né di destra né di sinistra il Mahatma Ruvolo, fuori dagli assi cartesiani della democrazia occidentale; come dice Grillo, persino. Vegetariano, né carne né pesce. Civico, non politico, non ama le sedi politiche ma preferisce le “passeggiate” tra i cittadini, per ragionare con loro il suo progetto.

Del resto il grande Aristotele insegnava così, passeggiando. Per questo lo chiamavano peripatetico. Aristotele era stato il maestro di Alessandro Magno. Ruvolo, quanto a filosofi-maestri, ha dovuto accontentarsi di Ferdinando Rovello.

Però il Mahatma Gandhi con la non violenza  e il digiuno ha liberato l’India dall’impero britannico. Centinaia di milioni di Indiani.

I nisseni spesso sanno fare bene gli indiani. Basteranno per il Mahatma Ruvolo?

Richelieu Richelieu

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