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Mafia. Lari:”Chiuso il cerchio sulla strage di Capaci, no mandanti esterni”

Redazione

Mafia. Lari:”Chiuso il cerchio sulla strage di Capaci, no mandanti esterni”

Mar, 16/04/2013 - 12:23

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CALTANISSETTA – “Le nuove indagini sulla strage di Capaci hanno consentito di rinvenire ulteriori responsabilita’ all’interno di Cosa nostra, in particolare nel mandamento di Brancaccio. Ribadisco, come ho sempre detto, che non vi sono mandanti esterni in ordine all’eccidio. L’inchiesta con questo nuovo esito chiude il cerchio attorno a mandanti ed esecutori materiali”. Lo ha detto il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari dopo l’arresto di otto boss e gregari del mandamento di Brancaccio, a seguito delle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza sulla strage di Capaci.

“E’ stato squarciato il velo d’ombra nel quale erano rimasti alcuni personaggi, mai prima d’ora sfiorati dalle inchieste sull’eccidio di Capaci”. Lo affermano gli investigatori e procura nissena dopo l’arresto di otto boss e gregari del mandamento di Brancaccio, a seguito delle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza che hanno chiamato in causa il clan dei Graviano. “E’ stata ricostruita, malgrado il lungo tempo trascorso dal 23 maggio 1992 – aggiungono – in maniera compiuta la fase deliberativa, preparatoria ed esecutiva della strage”, dando un nome al gruppo che procuro’ i 200 chili di tritolo prelevato in mare.

Gli arrestati sono da tempo in carcere dove sono stati ora raggiunti da una nuova ordinanza restrittiva. Nel racconto di Spatuzza, che ha quindi fatto luce in maniera definitiva sul commando stragista che preparo’ l’esplosivo, un ruolo significativo lo ebbe Cosimo D’Amato, il pescatore di Santa Flavia finito in manette nel novembre scorso su ordine dei pm di Firenze che indagano sulle stragi mafiose del ’93: secondo gli inquirenti, avrebbe fornito l’esplosivo utilizzato per gli attentati di Roma, Firenze e Milano. I pm nisseni gli contestano di avere procurato alle cosche anche il tritolo usato per l’eccidio di Capaci. D’Amato avrebbe recuperato l’esplosivo da residuati bellici che erano in mare, consegnadoli a chi doveva allestire l’inferno di morte.

“La strage di Capaci venne decisa nella riunione del dicembre del 1991, quando Cosa nostra si riuni’ durante la commissione regionale per gli auguri di Natale. In quell’occasione Toto’ Riina sentenzio’ la stagione stragista. A quella riunione era presente anche Giuffre’. Fu Toto’ Riina a dichiarare guerra allo Stato: bisognava uccidere non solo i nemici storici dentro lo Stato, ma anche i traditori e gli inaffidabili. Le indagini sulla strage di Capaci non hanno messo in discussione, a differenza di via d’Amelio, le precedenti aquisizioni processuali”. E’ quanto affermato dal procuratore di Caltanissetta Sergio Lari.

“Cosa nostra non accetta ordini da nessuno. Per cui escludo che vi siano mandanti esterni. A questo punto non ci sono piu’ punti neri”. Lo ha ribadito il procuratore Insomma, ha spiegato il magistrato, fu Toto’ Riina il regista assoluto dell’eccidio.

“Riina disse a Brusca: abbiamo tanto di quell’esplosivo che possiamo fare guerra allo Stato”, ha ancora riferito ai giornalisti Lari illustrando i dettagli del nuovo filone d’inchiesta sulla strage di Capaci. Il 70 per cento dell’esplosivo utilizzato a Capaci era tritolo e venne messo a disposizione dalla famiglia Graviano, che ha un ruolo da protagonista sulla stagione stragista. Il tritolo che cosa nostra aveva a disposizione e’ stato utilizzato per tutte le stragi che segnarono la stagione stragista, tranne che per la strage di via d’Amelio.

“Il tritolo utilizzato per la strage di Capaci – ha aggiunto – fu fornito su richiesta di Toto’ Riina dalla famiglia di Bracaccio. L’esplosivo utilizzato per uccidere il giudice Falcone non proveniva solo da una cava. Questo e’ uno degli elementi nuovi che emergono da questa inchiesta”. L’indagine ha accertato, infatti, che i 200 chili di tritolo era stato estratti da vecchi ordigni bellici prelevati dal mare. Giovani Brusca aveva procurato altri 200 chili di esplosivo utilizzato nelle cave. Con questa inchiesta abbiamo illuminato una serie di percorsi che prima apparivano bui”, ha detto il procuratore aggiunto Domenico Gozzo.

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