Immigrazione nel Nisseno, “il capoluogo è una città tollerante”

0

CALTANISSETTA – Barconi carichi di vite umane che affrontano il mare aperto fino alle coste siciliane. E da lì, folle di stranieri dal viso sofferente immortalato da qualche telecamera mentre vengono caricati su autobus o navi e portati nelle strutture loro destinate. In una parola: immigrazione. C’è chi spera di trovare un lavoro e chi scappa da persecuzioni e dittature. La Sicilia poi negli ultimi mesi ha dovuto fronteggiare una delle ondate migratorie più consistenti. Cruciale, nel panorama regionale, è stato il ruolo della struttura di accoglienza nissena di contrada Pian del Lago. Se chiedessimo alla gente comune di parlare dell’immigrazione a Caltanissetta e di ricondurre a questa un’immagine, con grande probabilità penserebbe ai numerosi gruppi di stranieri che ogni giorno popolano le vie che collegano la zona sud al centro storico, o alle ragazze che nelle ore serali vendono il proprio corpo in via Rochester. Perché in città ormai si convive con lo straniero. Tra di loro, come in ogni paese, stanno i bravi e i meno bravi, quelli che magari infastidiscono i Nisseni chiedendo qualche soldo o che si rendono responsabili di qualche reato, e quelli che riescono ad inserirsi e a trovare anche un lavoro in città. Quelli che i cittadini vedono in giro comunque non sono altro che la punta di un grande iceberg che si chiama centro accoglienza. Un’enorme macchina che esiste a Caltanissetta ormai da circa un decennio. Da tre, a gestire con grande attenzione e dedizione l’ufficio immigrazione della Questura, con le sue quattro sezioni, c’è il vice questore aggiunto Felice Puzzo. Con lui circa 20 uomini tra poliziotti e civili lavorano quotidianamente con grande impegno insieme ad  un piccolo gruppo di militari dell’Esercito che svolge servizi di vigilanza. Un apparato umano e burocratico dal quale passano e vengono risolte le pratiche riguardanti i circa quattro mila stranieri presenti regolarmente sul territorio della provincia e quelli che arrivano periodicamente. Nella gestione dell’immigrazione l’ufficio della Questura collabora attivamente anche con l’Area IV della Prefettura.

Felice Puzzo, Dirigente dell'ufficio immigrazione della Questura di Caltanissetta

Al dottore Puzzo abbiamo chiesto qual è l’attuale situazione all’interno del centro, passata la fase di grande clamore mediatico dei mesi scorsi. “Attualmente a Pian del Lago vengono ospitati circa 500 immigrati divisi in due strutture diverse. Una di queste è il Cda, centro di accoglienza, che serve a sopperire alle esigenze di soccorso e di prima accoglienza degli stranieri. La struttura più affollata è comunque il Cara, centro di accoglienza per richiedenti asilo politico, che ormai è stato assimilato al Cda dato il gran numero di immigrati richiedenti protezione: si tratta di un luogo in cui gli stranieri permangono di norma per massimo sei mesi in attesa del responso della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale”. Un organo quest’ultimo che svolge un complesso e delicato lavoro e di cui il dirigente dell’ufficio immigrazione di Caltanissetta è componente nella sede di Siracusa, una delle due siciliane dato che l’altra si trova a Trapani. “Nel caso in cui di uno stesso straniero esistono diverse foto-segnalazioni effettuate in varie nazioni – aggiunge Puzzo – l’Unità di Dublino decide qual è lo stato competente a giudicare la richiesta dell’immigrato: dopodiché la palla passa alla Commissione territoriale, di norma composta da un prefetto o un vice, da un funzionario di polizia con ruolo direttivo, da un funzionario dell’Alto Commissariato della Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur) e da un esperto di servizi sociali. Grazie ai reports dell’Acnur che forniscono la mappatura della situazione socio-politica dello stato di origine dello straniero e dopo l’audizione che raccoglie le richieste del diretto interessato, l’organo valuta se riconoscere o no la protezione. Se l’esito della decisione è positivo, a seconda del caso, potrà essere concesso l’asilo politico per cinque anni, la protezione sussidiaria per tre anni o quella umanitaria per uno. In caso di diniego della sua richiesta l’immigrato può fare ricorso ai tre gradi di giudizio e in caso di esito negativo diventa destinatario di un decreto di espulsione”. A completare il quadro organizzativo, per legge, c’è poi il Cie, centro di identificazione ed espulsione: struttura che a Caltanissetta è chiusa dal 2009 quando venne incendiata. “La riapertura avverrà a breve – assicura il dirigente dell’Immigrazione – Si tratta sostanzialmente dell’ex centro di permanenza temporanea o Cpt: un’area in cui si trovano in regime di detenzione amministrativa gli scarcerati e i soggetti ritenuti più pericolosi per la sicurezza pubblica, in attesa dell’espulsione, e che al momento invece vengono trasferiti in altre città”. Tante e diverse sono poi le nazionalità che il vice questore aggiunto ci comunica essere presenti all’interno del centro di Pian del Lago: lì tra casette e containers ben attrezzati i numerosi gruppi di Afghani e Pakistani convivono abbastanza pacificamente con altre etnie, tra le quali domina numericamente la componente africana. Sono soprattutto uomini, con una percentuale di donne e di minori non accompagnati. E la tendopoli allestita quasi un anno fa anche a Caltanissetta? “E’ servita per accogliere circa 500 persone in più – continua Felice Puzzo – Tanti Tunisini giunti in Sicilia in seguito all’avvio della cosiddetta primavera araba, a molti dei quali, tramite un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, fu rilasciato un permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi, rinnovato poi automaticamente. All’interno della tendopoli sono stati poi ospitati tanti Egiziani, numerosi Libici in fuga dalla guerra che ha colpito il loro paese e un buon numero di Africani di altre nazionalità vittime del dopo-Gheddafi. La struttura mobile è stata usata dunque fino alla fine di settembre e a breve sarà smontata per consentire anche un miglior controllo e movimento all’interno dell’area di Pian del Lago”. Ma a Caltanissetta si può parlare ancora di emergenza immigrazione? “La situazione – commenta Puzzo – è sotto controllo: certo, c’è un gran numero di immigrati all’interno del centro che va attenzionato giornalmente. Sicuramente nelle strutture di Caltanisetta c’è un buon livello di accoglienza, così come peraltro viene valutato anche dalle organizzazioni umanitarie che ci collaborano. La città e i suoi abitanti sono stati e sono molto tolleranti e al di là dell’impatto visivo non esistono comunque tassi di devianza particolarmente più alti della norma legati alla presenza degli stranieri. Quelli che i nisseni vedono in giro sono sostanzialmente persone inoffensive e non esiste un allarme sociale. Da parte nostra comunque, anche grazie al rinforzo garantito dagli uomini del Reparto Prevenzione Crimine, l’attenzione e il controllo sono massimi per garantire la sicurezza di tutti i cittadini”.

Leda Ingrassia

Pubblicato sul mensile “il Fatto Nisseno” di Febbraio 2012