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Riflessioni di un lettore:” Al Giglio lo Stato è stato sommerso dall’indifferenza”

Redazione

Riflessioni di un lettore:” Al Giglio lo Stato è stato sommerso dall’indifferenza”

Sab, 21/01/2012 - 00:56

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Roma – All’isola del Giglio, la tragedia si è consumata silenziosa e inaspettata, celata e protetta da una notte buia e scura. Un paradiso naturale si è trasformato nel teatro infernale della negligenza e della stupidità. Della paura e dello smarrimento. Dicono che la morte sia uguale per tutti, ma i morti, i morti del Giglio, sembrano essere meno uguali degli altri.  La morte e l’idiozia dell’uomo hanno invaso le nostre case, i media di tutto il mondo, i nostri discorsi.

E lo Stato dov’era? Il Governo dov’era e dove è stato? Il Capo degli Italiani, il Presidente Giorgio Napolitano, così vicino e sensibile al dolore dei suoi figli, perchè non ha testimoniato, ancora una volta, la vicinanza e la presenza di un  padre?

Il mare denso e scuro, che ha inghiottito vite e famiglie, ha reso invisibile la morte. L’ha nascosta e gelosamente sottratta agli occhi di chi resta. Di chi ha affidato l’esile sorte all’appiglio viscido di uno scoglio e di chi, a distanza, seguiva la vicenda. Il mare prende all’improvviso, senza lasciare spazio alla coscienza della morte. Senza permetterci di prendere contatto e consapevolezza della perdita.  Roma, da quell’angolo di Maremma selvaggio, era così vicina e così lontana.

La sobrietà del Governo e dei suoi rappresentanti ha prevalso sulla commozione umana, sull’istinto di compassione e di empatica sofferenza. I morti del mare sono e sono stati diversi da quelli de L’aquila, sepolta dai calcinacci, di Viareggio, delle alluvioni; distanti e diversi finanche dalle vittime cinesi. Il Premier, nell’ora più difficile della nostra storia repubblicana, poteva anche abbandonare, per un momento, le vesti del salvatore della Patria, dell’uomo algido e rigido, per testimoniare la vicinanza e la presenza dello Stato. Lì dove doveva essere: insieme ai suoi cittadini, ai suoi figli, caduti per mano dell’incoscienza e dell’irresponsabilità.

Perchè il Presidente Napolitano non si è immediatamente recato al Giglio? Le bambine cinesi valgono più delle vite spezzate in mare? Nessun discorso, qualche asettico accenno e nulla più. Troppo poco. Il governo, così tecnico da essere politico, ha perso l’occasione di dimostrare di essere, oltre che un esecutivo necessitato dalla contingenza economica, anche capace di assumere le responsibilità gravi che scaturiscono dal ruolo di comando.

Monti ha gettato a mare l’opportunità e la chance di mostrare agli italiani il lato umano e compassionevole dei tecnici, al di là e ben oltre il tono sobrio e distaccato, con cui stanno affrontando le tragedie economiche. La freddezza delle conoscenze contabili non possono averli inariditi completamente. Il senso di smarrimento dei naufraghi è stato acuito dall’assenza di uno Stato lontano e impassibile. La vecchia e mal sopportata classe politica si è adeguata al clima asettico tenuto dal governo.

Mentre, sbigottiti e sconvolti da una catastrofe così stupida quanto evitabile, piangiamo scossi noi, le istituzioni pensano ad altro. Come se l’Italia fosse solo spread e liberalizzazioni. Un silenzio assordante, che indispettisce e stupisce. Non c’è più spazio per le lacrime, ma ancora molto per soffrire.

Enrico Lo Porto Ferrara

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