CALTANISSETTA – Presentato a Caltanissetta nel giorni scorsi il volume “Una vita lunga diciotto metri”, di Giuseppe Burgio, già apprezzato pittore ed oggi anche abile scrittore, che ha voluto fissare su carta in maniera diversa dalle sue consuetudini d’artista del pennello e della tela (ma con le stesse “pennellate” di colore di una prosa ricca e descrittiva) i suoi ricordi d’infanzia e di giovinezza nel capoluogo nisseno, lasciato alla fine degli anni Settanta del secolo scorso per trasferirsi a Reggio Emilia, dove vive ed opera oggi. Ma non sono ricordi malinconici quanto piuttosto pungolo per ritrovare lo spirito vero di questa città.
Ed è stato proprio il libro a “parlare”, protagonista assoluto dell’incontro – tenutosi nell’auditorium dell’istituto musicale Bellini – tramite le letture curate da Valentina Botta, accompagnata dalla viola di Melania Galizia.
Dopo il saluto del direttore del Bellini maestro Angelo Licalsi, e delle autorità presenti, è toccato al relatore Sergio Mangiavillano parlare del libro di Burgio, della sua genesi, della sua elaborazione, un libro che vibra dei ricordi, come detto prima, dell’autore, innamorato da sempre della “sua” città: le strade, i riti religiosi, le processioni devozionali, odori, suoni, poesia di un luogo e di una via, quella via Cordova, epicentro della memoria, i “diciotto metri” di strada del titolo, appunto, dove Giuseppe Burgio è nato e cresciuto.
“Peppuccio non è uno scrittore, – ha esordito Mangiavillano rievocando con il tono affettuoso l’amicizia fraterna che da sempre lo lega all’artista (autore peraltro delle illustrazioni del volume “Altri tempi” dello stesso professore Mangiavillano) – è un pittore, ma non va considerata una “diminutio” quanto piuttosto una sottolineatura positiva: questa opera prima, infatti, ha il timbro impressionistico della pittura di Burgio, è una “scrittura-pittura” con tante sfumature”. Mangiavillano ha poi sottolineato come protagonista del libro autobiografico di Burgio sia, in realtà, la città, Caltanissetta stessa. “Un percorso simile – è stato detto – a quello che fece un secolo fa Giovanni Mulé Bertòlo con il volume “Caltanissetta nei tempi che furono e nei tempi che sono”, stilando una sorta di guida alla scoperta della città”. Citato anche un passo di uno scritto del 1979 a firma del giornalista nisseno Mario Farinella.
Alla presentazione del volume era presente anche l’editore, signora Adalgisa Cavallotto, che con Caltanissetta ha un legame speciale (<<Con questo libro – ha detto – ho fatto un tuffo nel passato: l’ho letto tutto d’un fiato e ho detto “si deve pubblicare”>>).
Osservatorio privilegiato di una Caltanissetta che a tratti ritroviamo ancora (ma senza lo spirito di allora) l’androne ombroso di Palazzo Sillitti-Bordonaro, da dove Giuseppe Burgio bambino osservava la città, il corso Umberto, il “passìo”, i cambiamenti, immerso nel profumo dei fiori del frequentatissimo negozio di famiglia. “Sono stato spinto – dice l’artista – dal desiderio di tornare al passato guardando ad un futuro declinato conoscendo la storia, con la certezza di poter capire dove si è sbagliato, dove non si deve più sbagliare. E poi per “tornare a casa” più spesso, almeno con il pensiero: quando scendono le nebbie padane, dove vivo adesso, io sogno il sole siciliano. Ma non smetterò mai di dipingere. Anche se ho già pronto il secondo libro, che si intitola “L’altra faccia della luna”, ancora autobiografico ma questa volta a parlare sarà appunto il pittore”. L’artista sottolinea poi come “l’unico occhio critico che capisce il senso vero delle cose è quello di un bambino, perché non ha pregiudizi e schemi interpretativi e perché l’unico interesse che ha un bimbo è crescere, conoscere, vivere”.
Ed infine Burgio, pur stigmatizzando duramente certe vicende che hanno segnato la nostra storia, tuttavia non dispera di ritrovare lo spirito della Caltanissetta di allora e lancia una sfida alle istituzioni locali. “Caltanissetta – dice – è una città che avrebbe bisogno di essere curata perché vive da più di cento anni la stessa situazione, con i consueti problemi di carattere ideologico ed affaristico. E’ ora che si mettano, invece, insieme le intelligenze a lavorare su un progetto, non mi interessa il colore politico, che rilanci cultura ed arte in questa città, perché da lì si potrà ripartire”.







