Umberto Guidato, l’uomo che fronteggia le grandi crisi

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Il Prefetto Umberto Guidato

CALTANISSETTA – Traccia un quadro inedito di Caltanissetta S.E. il Prefetto Umberto Guidato, a poco più di un anno dal suo insediamento nella sede prefettizia di viale Regina Margherita. Ed è una città consapevole del suo presente e con grandi aspettative nel futuro, soprattutto dopo la scelta forte di “voltare pagina” e dire no all’illegalità con quella che è comunemente conosciuta ormai come Primavera nissena, quella che viene fuori dalle sensazioni di chi, da uomo dello Stato, si è trovato ad operare in diverse realtà. Originario di Lecce, classe 1953, laureato in giurisprudenza, il dott. Umberto Guidato è stato in servizio negli anni Ottanta del secolo scorso a Piacenza e poi, dal 1991, ha ricoperto nella sua città natale l’incarico prima di capo di gabinetto e poi di viceprefetto vicario, prima di approdare nel capoluogo nisseno come prefetto.

Il Fatto Nisseno gli ha rivolto alcune domande sul suo ruolo e sul suo rapporto con Caltanissetta.

Eccellenza, come vive lei, da uomo di un Ufficio governativo, il ruolo estremamente delicato di vicinanza con il territorio proprio del suo incarico? Agli inizi della sua carriera come vedeva il ruolo prefettizio?

“Se si inizia una carriera come la mia la si inizia con l’aspirazione di coronarla con questo tipo di incarico. Ma il percorso parte da lontano e richiede molti anni di attività ed una esperienza che va maturata sul territorio. Gli incarichi molteplici e il tipo di attività, in particolare, portano a conoscere bene il territorio sul quale si opera e a svolgere al meglio il ruolo del prefetto, che è appunto quello di fare da tramite fra il centro e la periferia, attività in cui è importante il fattore tempo: io sono a Caltanissetta da 14 mesi e solo adesso inizio a conoscere questa realtà, che è una realtà complessa, come tante altre del resto. Vari i problemi del territorio di questa provincia, da quelli legati alla protezione civile alla lotta alla criminalità alle vertenze dei lavoratori. Dato certo è la nostra presenza costante sul territorio, necessaria a dare una rappresentazione esatta dello stesso nelle sedi adeguate. E poi un percorso continuo con iniziative per la diffusione della cultura della legalità, soprattutto nelle scuole”.

Quali le emergenze che si è dunque trovato a fronteggiare in questi 14 mesi? “Problematiche di varia natura, questo è certo, che vanno dalla questione della raccolta dei rifiuti, che, pur essendo problema a carattere regionale, ha richiesto l’intervento del prefetto perché legato ad una vertenza riguardante il lavoro. Importanti le tante richieste di tavoli tecnici in Prefettura, dove evidentemente viene percepita la terzietà di quest’ultimo soggetto, necessaria per mediare tra le due parti, come ad esempio è accaduto negli incontri con le organizzazioi sindacali in più occasioni. Del resto è questo il ruolo del Prefetto e in questa percezione che ne ha il cittadino sta l’importanza del rapporto tra la Prefettura e il territorio”.

Eccellenza, sono certamente tante le attività che la vedono costantemente al lavoro per questa città e per questa provincia nel ruolo assegnatole dal Governo. Ma aldilà dell’ufficialità come vive lei Caltanissetta? “Vivo normalmente la vita da cittadino nisseno: ho una bimba che frequenta la scuola elementare, mia moglie è insegnante, siamo assolutamente inseriti nel contesto cittadino. E poi io faccio lunghe passeggiate in città ed ho scoperto anche la zona di Pian del lago come posto perfetto per fare un pò di movimento. Caltanissetta è una città dove non manca niente, è a misura d’uomo e mi ricorda molto Lecce. Mi è sembrata anche una città molto viva dal punto di vista culturale, con il suo bel teatro Margherita e le rassegne teatrali, ma anche molto legata al suo passato e alle sue tradizioni, con l’ampia partecipazione ai riti devozionali. Mi hanno molto emozionato le processioni, specialmente quella del Venerdì Santo a Pasqua, ed ho trovato suggestiva quella in onore del Santo Patrono San Michele”.

Come giudica i percorsi intrapresi da cittadini ed imprenditori per dire no all’illegalità diffusa? “Ci sono stati e ci sono segnali importanti che mirano a scalzare l’omertà, a dire no alla malavita una volta per tutte, e un chiaro esempio sono le scelte di Confindustria che da qui ha avviato appunto la “primavera nissena” nel segno della legalità, tassello importante di un discorso culturale che prende le mosse dai comportamenti quotidiani. Senz’altro c’è una sensibilità accresciuta, una coscienza collettiva che si sta affermando, anche grazie alle iniziative promosse proprio da Confindustria nelle scuole. In questo ambito, voglio sottolinearlo, non abbiamo punti di arrivo ma le conquiste sono sempre un nuovo punto di partenza. Per questo la massima attenzione deve essere dedicata a tenere alta la guardia ed è un discorso che riguarda il cittadino ma anche le istituzioni. E poi è importamte continuare a coltivare la sinergia tra le istituzioni, che ho trovato quando sono arrivato e che continua tuttoggi, che è la vera chiave del successo: tante operazioni delle forze dell’ordine, ad esempio, sono andate in questi mesi a buon fine proprio grazie alla stretta collaborazione tra i vari soggetti, che hanno unito le forze per il bene comune e che operano tutti i giorni su questo territorio per garantire le persone oneste di cui la città è piena”.