Salute

Sanità: in Italia record longevità ma salute in calo da 58 anni

Redazione

Sanità: in Italia record longevità ma salute in calo da 58 anni

Mer, 08/04/2026 - 18:18

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In base al piu’ recente report Istat di fine marzo, l’Italia si prepara ad affrontare un vero e proprio “tsunami d’argento” che implica un cambio di paradigma senza precedenti nella gestione della salute pubblica. Con una popolazione dove gli over 65 rappresentano gia’ il 25,1% del totale, che si prevede raggiungera’ il 30% entro il 2030, e una spesa per la non autosufficienza che ha superato la soglia critica dei 30 miliardi di euro annui, il sistema attuale non e’ piu’ sostenibile.

A pochi giorni dalla fotografia Istat che restituisce l’immagine di un Paese sempre piu’ anziano, che si colloca al primo posto tra i piu’ longevi di Europa, il nuovo Libro Bianco sulla Cronicita’ e la Non Autosufficienza, curato da Sergio Harari, presidente dell’Associazione Peripato e professore di Medicina Interna all’Universita’ di Milano, e Stefano Paleari, presidente della Fondazione Anthem e professore di Public Management all’Universita’ di Bergamo, lancia l’allarme sullo squilibrio tra crescente longevita’ e crisi dei servizi sanitari.

“Dai piu’ recenti dati diffusi dall’Istat – dichiarano Harari e Paleari – emerge con chiarezza la realta’ strutturale di un Paese sempre piu’ anziano nel confronto europeo, che ha la quota piu’ bassa di giovani e piu’ alta di anziani con 14,8 milioni di over 65 e un’eta’ media di 49 anni, 4 in piu’ rispetto alla media dell’UE. Uno squilibrio, risultato di un processo di lungo periodo, che incide profondamente sulla domanda di servizi sanitari, assistenziali e previdenziali, a cui il documento offre una risposta radicale basata su innovazione digitale e nuovi modelli organizzativi per garantire il diritto alla salute delle generazioni presenti e future”.

Silvio Brusaferro, gia’ presidente dell’ISS e oggi ordinario Igiene e Medicina Preventiva all’Universita’ di Udine, aggiunge: “Sebbene la speranza di vita in Italia sia tra le piu’ elevate al mondo, attestandosi a quasi 84 anni, quella in ‘buona salute‘ si ferma drasticamente a 58. Questo implica oltre venticinque anni di vita trascorsi convivendo con malattie o disabilita’, con un impatto enorme sulla qualita’ della vita e sulle famiglie. Un gap che genera conseguenze socio-economiche imponenti, alimentato dal fatto che oltre 24 milioni di italiani, ovvero oltre il 40% della popolazione, riferiscono essere oggi affetti da malattie croniche. Parallelamente, il sistema e’ sorretto da oltre 8,5 milioni di caregiver familiari che prestano assistenza a costo di enormi sacrifici personali e professionali e da oltre 800 mila badanti, con una forte componente di spesa privata pari a 45 miliardi di euro all’anno, che si aggiunge agli oltre 140 miliardi di spesa pubblica sanitaria, di cui appena 1 miliardo e’ la quota di compartecipazione derivante dal ticket sanitario.

 Le prospettive future delineano uno scenario ancora piu’ critico. “Entro il 2043, si stima che 6,2 milioni di over 65 vivranno soli, rendendo i modelli di assistenza attuali – sottolinea Luca Degani, avvocato e presidente Uneba Lombardia (Associazione del Terzo Settore che si occupa di assistenza sociale) – del tutto insufficienti a fronte di una popolazione non autosufficiente destinata a crescere del 25% entro il 2030”.

Il Libro Bianco individua nella tecnologia e in nuovi modelli organizzativi la “chiave di volta” per una sanita’ piu’ efficiente e dunque sostenibile. Non si tratta solo di digitalizzare documenti, ma di adottare vere e proprie Digital Therapeutics (DTx), ovvero software certificati, formulati come app, videogiochi, sistemi di realta’ virtuale o sensorizzati, con finalita’ terapeutiche, riabilitative o preventive in ambito cardiologico, pneumologico, neurologico, neuropsichiatrico e oncologico, capaci di monitoraggio da remoto, in continuo, di patologie come diabete, ipertensione e depressione, per migliorare sia gli esiti clinici sia l’aderenza e l’accesso alle cure, anche a domicilio.

“Queste soluzioni sono gia’ rimborsate in Paesi come la Germania, con costi medi per ciclo di circa 222 euro, ma l’Italia e’ ancora priva di un sistema normativo strutturato”, spiega Guido Cavaletti, ordinario di Anatomia Umana e prorettore vicario dell’Universita’ Milano – Bicocca. “L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale e il potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE 2.0) – continua – permetteranno di passare da una medicina ‘a silos’ a una presa in carico globale, riducendo esami ridondanti, liste d’attesa e ospedalizzazioni improprie grazie a una disponibilita’ immediata delle informazioni e al monitoraggio da remoto”. Il documento non si limita all’analisi, ma avanza proposte concrete per un cambio di rotta necessario. I curatori del Libro Bianco propongono incentivi alla prevenzione e di responsabilizzare i cittadini verso stili di vita corretti fin dai primi anni.

“E’ altresi’ necessaria una migliore integrazione socio-sanitaria – afferma Rosanna Tarricone, Associate Dean della SDA Bocconi School of Management – Divisione Government, Health e Non Profit e Professoressa Associata al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Universita’ Bocconi – mirata ad abbattere le barriere tra ospedale e territorio, creando reti geografiche dove il paziente riceva cure adeguate ovunque venga intercettato. Sul fronte delle risorse, suggeriamo di rivedere i meccanismi di esenzione dal ticket, introducendo criteri basati sulla reale capacita’ economico-patrimoniale per garantire equita’ e sostenibilita’. Infine, occorre ripensare la collaborazione pubblico-privato e i sistemi assicurativi affinche’ tornino alla loro natura di copertura dei rischi legati alla non autosufficienza e non siano intesi semplicemente come uno strumento per ‘saltare la coda’ pagando un premio”.

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