Salute

Sanità, Nursing Up. Il default lento e inesorabile del nostro SSN: pericoloso squilibrio tra medici e infermieri

Redazione

Sanità, Nursing Up. Il default lento e inesorabile del nostro SSN: pericoloso squilibrio tra medici e infermieri

Mer, 25/03/2026 - 17:16

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Il Servizio sanitario nazionale somiglia oggi più che mai ad una nave con un motore sovradimensionato e senza equipaggio: consuma di più, ma avanza sempre meno. È il paradosso denunciato dal Nursing Up, che fotografa un sistema in default silenzioso, dove la gestione errata delle risorse infermieristiche produce effetti devastanti su conti pubblici e qualità delle cure.

Non è una deriva inevitabile, ma il risultato di scelte organizzative che continuano a penalizzare il ruolo dell’assistenza, ignorando le evidenze scientifiche internazionali.
«Non è una crisi improvvisa, è un cedimento strutturale: il sistema sta collassando sotto il peso delle sue inefficienze», dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up.

IL PARADOSSO ITALIANO: PIÙ MEDICI, MENO INFERMIERI, PIÙ COSTI
Secondo i dati OCSE (Health at a Glance 2024-2025), l’Italia presenta una delle più alte densità mediche: 5,4 medici per 1.000 abitanti (media OCSE 3,9; media UE 4,07), con 4,1 nel pubblico.
Sul fronte infermieristico, invece, resta indietro: 6,2–6,9 per 1.000 abitanti, 4,7 nel pubblico, contro 9,2 OCSE e 8,4 UE.
Non è solo carenza: è uno squilibrio strutturale che altera l’uso delle competenze, aumenta i costi e riduce l’efficacia del sistema.

IL RAPPORTO CHE SPIEGA L’INEFFICIENZA
Nei sistemi europei il rapporto infermieri/medici è 2,2, fino a 2,7 nell’area OCSE (Health at a Glance Europe 2024).
In Italia resta tra 1,3 e 1,5, tra i più bassi in Europa.
Questo squilibrio genera un circuito vizioso: più rigidità organizzativa, minore capacità di presa in carico e maggiore pressione sugli ospedali.

L’EUROPA CAMBIA MODELLO, L’ITALIA RESTA FERMA
Nei sistemi più avanzati (Germania, Paesi Bassi, Regno Unito), il rafforzamento delle competenze infermieristiche ha portato a modelli più efficienti e sostenibili, con sviluppo dell’assistenza territoriale e riduzione dei ricoveri evitabili.
Le evidenze lo confermano:
riduzione dei costi fino al 20% (Health Policy – Maier & Aiken)
–1.677 euro per paziente nei programmi post-dimissione (Springer, 2024)
oltre –5.400 dollari per paziente nella gestione del diabete (American Journal of Managed Care)

In Italia, invece, il sistema continua a investire in modo squilibrato.
Secondo la Fondazione GIMBE, il Paese è ultimo nel G7 per spesa sanitaria pro-capite, con un gap di circa 43 miliardi di euro.
Il risultato è un doppio squilibrio: meno investimenti e uso inefficiente delle risorse, con aumento dei ricoveri evitabili e crescita della spesa legata alle inefficienze.

LA FUGA DAL PUBBLICO: IL SEGNALE PIÙ PREOCCUPANTE
I dati ENPAPI registrano un +17% di infermieri liberi professionisti nel primo semestre 2025.
Non è crisi vocazionale: gli infermieri lasciano un sistema che non li valorizza.
Ogni uscita è una perdita di capacità operativa e un aumento dei costi indiretti.

LA LINEA DI FRATTURA DEL SSN
Il SSN è davanti a una scelta non più rinviabile: continuare a gestire in modo inefficiente le risorse infermieristiche o riequilibrare il sistema valorizzando il ruolo dell’assistenza.
Non è solo una questione sanitaria: è sostenibilità economica e tenuta del sistema Paese.
Il gap di 43 miliardi lo dimostra.

UNA SCELTA NON PIÙ RINVIABILE
«Abbiamo costruito una sanità che spende male e cura peggio. Pensiamo di risparmiare tagliando sugli infermieri, ma stiamo solo alimentando una voragine di costi nascosti.
L’Europa dimostra che investire sugli infermieri significa ridurre la spesa e migliorare gli esiti. Noi continuiamo a fare l’opposto.
Senza un cambio immediato di rotta, il Servizio sanitario nazionale non reggerà l’urto della cronicità. Non è più un rischio teorico: è una traiettoria già in atto», conclude De Palma.

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