Solo chi ha la cittadinanza italiana per nascita può rivestire le più alte cariche istituzionali dello Stato e quella di presidente di Regione. È quanto prevede una proposta di legge costituzionale presentata alla Camera dai deputati della Lega Andrea Barabotti, Gianangelo Bof, Laura Cavandoli, Fabrizio Cecchetti e Alessandro Giglio Vigna, che puntano così a “garantire che, nei punti più sensibili dell’architettura costituzionale, la guida delle istituzioni sia affidata a cittadini che possiedono un legame originario e pieno con la nazione”.
Il testo, presentato il 10 dicembre e ora pubblicato sul sito della Camera, è composto da quattro articoli, che puntano a modificarne altrettanti della Costituzione, i numero 63, 84, 92 e 122. L’obiettivo è appunto “introdurre espressamente nel dettato costituzionale il requisito della cittadinanza per nascita” per gli incarichi istituzionali di vertice dello Stato e delle Regioni: presidente della Repubblica, presidente del Senato, presidente del Consiglio e presidente della Giunta regionale. Come accade negli Stati Uniti, dove la condizione per accedere alla Presidenza “è previsto dalla Costituzione sin dall’origine”, sottolineano i deputati nell’illustrazione della proposta di legge.
L’Italia “è oggi interessata da flussi migratori significativi, che rendono necessario mantenere alta l’attenzione sulla loro gestione e sul loro controllo”, spiegano i parlamentari della Lega, e in parallelo “registra un andamento demografico fortemente negativo, segnato da un tasso di natalità tra i più bassi in Europa. In questo quadro, assume un rilievo particolare la questione di come preservare l’identità nazionale, la continuità istituzionale e la fedeltà verso la Repubblica da parte di chi assume ruoli di maggiore responsabilità nelle istituzioni dello Stato e delle regioni”

