CALTANISSETTA– Nell’ambito di una visione pedagogica d’avanguardia che eleva l’ambiente esterno a luogo d’elezione per la rifioritura della coscienza, si è svolta la prima uscita della seconda annualità del progetto “Espressione e Libertà”. Protagonisti due giovani ospiti dell’Istituto Penale per i Minorenni (IPM) di Caltanissetta, i quali hanno intrapreso un cammino di conoscenza e riflessione nel Museo del Seminario Vescovile e nella Cattedrale di Caltanissetta, Santa Maria La Nova, al cui interno erano posizionate alcuni “piccoli gruppi sacri”.
L’iniziativa si colloca nel solco di una proficua collaborazione tra lo Stato e il Terzo Settore. Sotto la guida lungimirante del Direttore dell’IPM, la Dott.ssa Viviana Savarino, l’istituto nisseno riafferma la propria missione: non solo custodia, ma laboratorio di rigenerazione umana. L’evento è stato reso possibile grazie alla costante vigilanza e al supporto del Comandante di Reparto, il Dirigente Dott. Corrado Pintaldi, e alla preziosa assistenza dell’Assistente Capo Coordinatore Michele Cassetti.

Il percorso rieducativo, volto al reinserimento sociale e alla maturazione interiore, è stato coordinato con rigore metodologico dalla Dott.ssa Silvia Cirami, Funzionario della professionalità pedagogica e Capo dell’area educativa, in sinergia con il Dott. Luciano Arcarese, Assistente Sociale dell’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni (USSM).
Il progetto, affidato per il secondo anno consecutivo alla Cooperativa Sociale OMNIA, presieduta dal Dott. Ugo Capostagno, mira a scardinare i muri dell’emarginazione attraverso la cultura.
Accolti con squisita disponibilità dai fratelli Carmelo e Giuseppe Di Maria e dal Vice Rettore Don Luigi Biancheri, i giovani sono stati guidati in un’immersione tra le bellezze storiche e sacre del Museo del Seminario Vescovile.
Il momento di più alto valore simbolico si è consumato dinanzi alla “Variceddra” dell’Ecce Homo in Cattedrale. In questa cornice, il referente del progetto, il Prof. Andrea D’Amico, ha offerto ai ragazzi una riflessione di profonda umanità, proponendo l’analogia del “Cristo Detenuto”. Attraverso la spiegazione del significato della statua — un Cristo presentato al giudizio, vulnerabile e privato della libertà — il Prof. D’Amico ha guidato i giovani verso una riflessione speculare sul proprio vissuto. Se il Cristo dell’Ecce Homo rappresenta la sofferenza del giusto tra le catene, Egli è anche l’annuncio di una successiva liberazione e risurrezione. Tale parallelo ha inteso trasmettere un messaggio fondamentale: la detenzione non è un vuoto esistenziale, ma una fase di dolorosa ma necessaria gestazione per il ritorno a una vita di piena cittadinanza e dignità. La cultura resta lo strumento più potente per restituire orizzonti di senso a chi ha smarrito la via.

