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La carta geologica della Sicilia è a metà, manca Niscemi. Il geologo Agnesi: “Non c’è la consapevolezza di vivere su un territorio fragile”

Redazione

La carta geologica della Sicilia è a metà, manca Niscemi. Il geologo Agnesi: “Non c’è la consapevolezza di vivere su un territorio fragile”

Dom, 01/02/2026 - 20:23

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“L’ultima carta geologica completa della Sicilia risale a fine ‘800 e in quella che si sta realizzando manca circa la metà del territorio, compresa la zona di Niscemi. Eppure “avere a disposizione la carta geologica aggiornata è importante per avere indicazioni utili a capire dove è opportuno costruire e dove no. Forse qualche campanello d’allarme avrebbe potuto esserci”, osserva Valerio Agnesi, professore emerito di Geomorfologia all’Università di Palermo. Che la zona di Niscemi sia a rischio di frane era stato chiato fin dal 1790, quando un naturalista siciliano aveva descritto la frana avvenuta quell’anno come causata dall'”accumulo d’acqua negli strati inferiori argillosi, che rompendo l’equilibrio naturale del terreno ne provoca il moto”.

Quella descrizione era stata fatta “agli albori della geologia e delle scienze naturali”, osserva Agnesi, e solo adesso è possibile ricostruire nel dettaglio un meccanismo generato dalla presenza di uno “strato di sabbia che poggia su argille, porose e impermeabili, che tendono ad assorbire l’acqua al loro interno e poi, gonfiandosi, perdono la compatezza”. Va naturalmente ricostruito il particolare movimento della frana in corso a Niscemi: “non è ancora chiaro e finchè il movimento non si arresterà non sarà possibile ricostruirlo”, aggiunge.

La frana del 1997 era stata molto più piccola e in seguito venne disposto in tutta Italia il Piano di assetto idrogeologico (Pai), che divide il territorio in zone a seconda della pericolosità (ossia la probabilità che possa avvenire un evento) e del rischio (la possibilità che un fenomeno causi danni), e fornisce la relativa cartografia. “A Niscemi, per esempio, era stata individuata l’area di pericolosità del vecchio costone, che ora non esiste più, così come era segnata in rosso la strada provinciale che scende verso la piana di Gela e che ora è inagibile”, dice ancora Agnesi. Vale a dire che “gli elementi per valutare pericolosità e rischio nella zona c’erano, anche se non era possibile prevedere un evento di queste dimensioni. Non si può dire che sia stata una catastrofe inaspettata”.

Quanto alla carta geologica, quella realizzata nei 20 anni successivi all’Unità d’Italia è l’unica completa per la Sicilia. Anzi, all’epoca questa regione era stata la prima ad avere questo documento in quanto era particolarmente ricca di zolfo, che allora era una risorsa mineraria importante. Oggi quella carta è scaricabile dal sito di Ispra, così come le nuove carte geologiche finora completate nell’ambito del progetto Carg. “In Sicilia – conclude Agnesi – è stata realizzata circa la metà dei fogli. Manca quello dell’area di Niscemi”. 

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