La spesa degli italiani per le vacanze segue sempre più da vicino la geografia economica dei territori. A evidenziarlo è un’analisi di Vamonos Vacanze, tour operator specializzato in viaggi di gruppo, che ha incrociato dati Istat, Banca d’Italia ed Eurostat per ricostruire la spesa turistica pro capite nelle province e città metropolitane italiane.
Il quadro che emerge mostra forti differenze tra grandi centri urbani, aree del Nord e territori periferici. In testa alla classifica si collocano Brescia (1.750 euro pro capite), Aosta (1.731 euro) e Torino (1.725 euro), seguite da Genova (1.724 euro), Mantova, Verona e Savona (1.714 euro), Lecco (1.707 euro), Imperia (1.705 euro), Bergamo (1.700 euro) e Modena (1.698 euro).
Tra le principali città metropolitane, la spesa pro capite più elevata si registra a Milano (1.672 euro), seguita da Roma (1.600 euro), Bologna (1.591 euro) e Firenze (1.499 euro). Secondo Vamonos-Vacanze.it, in queste aree il budget destinato ai viaggi può risultare fino al 40% superiore alla media nazionale, trainato da redditi più alti, maggiore densità urbana, incidenza più elevata di single e maggiore propensione ai viaggi internazionali.
All’estremo opposto della graduatoria si collocano province del Mezzogiorno e delle aree interne. Le dieci con la spesa pro capite più contenuta sono Vibo Valentia (1.105 euro), Agrigento (1.114 euro), Caltanissetta (1.125 euro), Crotone (1.128 euro), Nuoro (1.130 euro), Trapani (1.136 euro), Ragusa (1.141 euro), Enna (1.147 euro), Oristano (1.165 euro) e Siracusa (1.166 euro).
Secondo l’analisi, il fattore discriminante non è solo il reddito. «Pesano anche la densità abitativa, l’offerta culturale, l’accessibilità ai servizi e i modelli di consumo» spiegano gli analisti di Vamonos Vacanze. Nei grandi centri urbani, ad esempio, il single tende a viaggiare meno volte ma con una spesa più elevata per singolo viaggio, privilegiando esperienze organizzate e soggiorni più strutturati. Nelle province interne e meno dense, invece, la spesa media risulta inferiore anche del 30%, con una maggiore incidenza di viaggi brevi e destinazioni nazionali.

