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“Niscemi rialzati”, in ginocchio un’intera comunità: “Non mi è rimasto più niente”. Il paese si affida alla Madonna del Bosco

Redazione 3

“Niscemi rialzati”, in ginocchio un’intera comunità: “Non mi è rimasto più niente”. Il paese si affida alla Madonna del Bosco

Mer, 28/01/2026 - 09:56

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“Niscemi rialzati”. Un lenzuolo bianco è stato appeso su un palazzo che si affaccia sulla piazza principale del Paese scivolato nell’angoscia come la collina su cui sorge, ferita da una imponente frana di 4 chilometri. Di fronte c’è il Comune dove si susseguono riunioni e vertici e accanto una chiesa, dove ieri sera Niscemi si è affidata alla Madonna del Bosco. Il quadro raffigurante l’immagine della Patrona, per l’occasione è stato portato in processione dal Santuario alla chiesa. A pregare anche il sindaco, Massimiliano Conti. Niscemi è un paese fantasma. Buona parte dei quartieri sono transennati. Per entrare nelle loro case, frutto di sacrifici e risparmi, i residenti devono essere accompagnati dalle forze dell’ordine. In pochi minuti, all’interno di un borsone o di una valigia, devono mettere il necessario e i ricordi di una vita. Molti di loro non entreranno mai più nelle loro abitazioni destinate alla distruzione. C’è un viavai di uomini in divisa, protezione civile e associazioni. Gli sfollati, oltre 1.500 complessivamente, le cui abitazioni ricadono nella zona rossa, dove vi sono anche tre scuole, vengono accolti da una settantina di volontari, arrivati anche dai paesi limitrofi. Il palazzetto dello sport “Pio La Torre”, è stato trasformato in centro di accoglienza. In fretta e furia sono state collocate brandine e cucine. “Nei momenti di difficoltà, il cuore dei siciliani esplode – dice Franco Gioitta, direttore sanitario della Misericordia di Niscemi, ortopedico in pensione – in questo centro chi è stato sfollato troverà alloggio per la notte, un pasto caldo e il nostro affetto. In due giorni sono arrivate un’ottantina di persone. Ci sono anche bambini, donne in gravidanza, anziani”. Loro tendono una mano a chi ha bisogno mentre la disperazione prende il sopravvento. Si vive con le valigie pronte, pronti a fuggire in qualsiasi momento. “Non mi è rimasto più niente – afferma Maria D’Alessandro – non mi vergogno a dirlo, dormo al centro di accoglienza. Non so dove andare. Ho perso la mia serenità. Per dormire ho bisogno delle gocce. Sono anche senza macchina perché è rimasta intrappolata nel garage della mia abitazione che sta per crollare”. Alcuni hanno invece trovato ospitalità in una casa di riposo, di fronte al palazzetto dello sport, a due passi dall’ospedale. Altri da parenti e amici. “Quattro anni fa – racconta una giovane coppia – ci siamo sposati e avevamo tanti sogni e progetti. Adesso guardiamo la nostra casa, nel quartiere Sante Croci, sospesa in aria. Siamo disperati”. “Spero – afferma tra le lacrime Carmelo Di Modica – che non ci lascino soli, che le istituzioni facciano qualcosa subito”. “Ci rimane solo la speranza”, dice Alberto Valenti, arrivato da Brescia dopo avere appreso che la sua casa è nella lunga lista delle abitazioni inagibili. I niscemesi guardano il cielo sperando che la pioggia dia una tregua, mentre il cielo viene sorvolato dagli elicotteri della Protezione civile e dei vigili del fuoco che monitorano i movimenti del costone. Si rivolgono al governo mentre il pensiero va alla frana del 97. Nulla è stato fatto da allora e si teme che anche questa volta nulla verrà fatto. A Niscemi servono risposte immediate, non c’è tempo da perdere mentre la collina scivola verso la piana di Gela. In ginocchio un’intera comunità. Si rischia l’isolamento. Il dramma tocca anche imprese e aziende agricole. Braccianti che non possono raggiungere le campagne da quando è stata chiusa la provinciale 12 per Gela. Due le arterie chiuse, due strade cruciali per raggiungere la piana di Gela, Caltagirone, Catania e Vittoria. L’unica strada percorribile è a ovest, sulla statale che collega Gela a Vittoria. Gli occhi sono rivolti alla frana, a quei quattro chilometri di collina che si sbriciola sempre più Si teme il peggio, si teme che le istituzioni abbandonino questo paese del Nisseno di 25 mila anime mentre la tensione tra i disperati di Niscemi cresce sempre più. (AGI) (Foto lenzuolo “Niscemi rialzati” Agi)

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