“Dopo due anni dall’incendio del sito di stoccaggio Omnia, scopriamo amaramente di dover ripartire da zero. È un fatto inaccettabile che grava pesantemente sulla salute dei cittadini di Licata”. Con questa dura presa di posizione l’onorevole Angelo Cambiano, deputato del Movimento 5 Stelle all’ARS, denuncia lo stallo istituzionale che sta bloccando la bonifica dell’area colpita dal devastante rogo del gennaio 2024. Dopo un sopralluogo congiunto con i colleghi La Vardera, Di Paola e Catanzaro e un’attenta analisi dei documenti ottenuti tramite accesso agli atti, il parlamentare ha ricostruito una vicenda emblematica: anni di ritardi amministrativi e continui rimpalli di responsabilità tra la Regione Siciliana e il Comune di Licata che hanno reso la situazione ormai insostenibile.
I fatti risalgono al 20 gennaio 2024, quando l’incendio causò un’emergenza ambientale di proporzioni allarmanti. “I valori di diossina rilevati all’epoca hanno superato per ben 5000 volte i limiti consentiti dalla norma”, ricorda Cambiano, sottolineando come, nonostante la gravità del quadro e la crescente preoccupazione della cittadinanza per i potenziali rischi sanitari e l’incremento delle patologie sul territorio, l’iter per la rimozione dei rifiuti appaia oggi in una fase di totale immobilismo.
Secondo quanto emerso da una recente nota del Direttore Generale Arturo Vallone trasmessa al Ministero dell’Ambiente, la competenza primaria per l’avvio della bonifica ricadrebbe proprio sull’ente locale. “Il Comune ha l’obbligo di procedere con ordinanze contingibili e urgenti, anche in deroga alle disposizioni vigenti”, spiega il deputato citando i documenti regionali. “Invece, in questi due anni, l’amministrazione si è limitata a sterili scambi epistolari e a richieste di interventi esterni, senza mai agire concretamente con i poteri che la legge le conferisce”.
Un punto particolarmente critico della denuncia riguarda la gestione economica delle risorse. Nel dicembre 2024, l’allora assessore Di Mauro aveva stanziato 70.000 euro destinati alla caratterizzazione dei rifiuti, passaggio obbligato per il loro successivo conferimento in discarica. “Quei fondi, purtroppo, non sono mai stati impegnati”, attacca Cambiano. “Il dipartimento non è riuscito a finalizzare la procedura entro la fine dell’anno e, per tutto il 2025, nessuno, tantomeno l’amministrazione comunale, si è premurato di sollecitarne l’utilizzo o di chiederne la riprogrammazione”.
Il clima di esasperazione a Licata è ormai palpabile, tanto da aver spinto persino la comunità religiosa, rappresentata da Fra Roberto Toni del Santuario di Sant’Angelo, a istituire simbolicamente una cassetta per le offerte destinata alla bonifica del sito. “La mia non è un’opposizione strumentale e non voglio alimentare odio sociale”, conclude l’onorevole Cambiano. “La mia è una battaglia a tutela di una comunità che non può più attendere di fronte a un’inerzia che dura da troppo tempo. I licatesi meritano risposte certe: vorremmo sentirci dire che il Comune ha finalmente trovato le risorse necessarie per avviare le procedure. È tempo che chi ha la responsabilità di governo si attivi immediatamente, perché la salute pubblica non può più essere messa in secondo piano”.

