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Andrea Alario, UGL Caltanissetta al Convegno nazionale: “Viviamo in una provincia bloccata”

Redazione 2

Andrea Alario, UGL Caltanissetta al Convegno nazionale: “Viviamo in una provincia bloccata”

Ven, 11/11/2022 - 15:59

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“Lo slogan “Orìzzonte Italia obiettivo lavoro” che ha inaugurato il Consiglio Nazionale deII’UGL svolto a Roma deve trovare spazio anche nei contesti del sud delI’ItaIìa, dove le famiglie vivono di poco reddito e faticano per sopravvivere a causa degli aumenti delle bollette dovuti al caro energetico, nonché alla guerra in Ucraina”. Lo ha dichiarato Andrea Alario, segretario UGL Caltanissetta al Convegno nazionale a Roma.

Durante la due giorni nella capitale il sindacato ha delineato i percorsi congressuali che si avvieranno nelle strutture sindacali territoriali a partire dai primi mesi del 2023 e si concluderanno con l’elezione del Segretario Generale Nazionale entro il mese di novembre 2023. In questo contesto è intervenuto anche il rappresentante provinciale raccontando luci – ma soprattutto ombre – dell’intera provincia di Caltanissetta.

Per il rappresentante provinciale occorre valutare nelle varie considerazioni la Sicilia poiché risulta essere una delle regioni del sud più maltrattate. Caltanissetta, per il segretario UGL, ha un altro gap: quello di soffrire per decenni d’isolamento e criminalità. “I segnali di rilancio tra agricoltura di qualità, polo di Gela e infrastrutture – ha proseguito – risultano ancora essere il sogno nel cassetto mai realizzato.

Una provincia “Bloccata”. È la triste chiave di lettura di Caltanissetta, provincia una e trina nel cuore di una Sicilia che vorrebbe ripartire, ma non può o non vuole. C’è Gela, c’è Caltanissetta e l’area cosiddetta del Vallone: ognuna di queste aree ha una sua peculìarità. In tutti e tre i casi sembra di essere nel pieno di una farsa tragica che si può narrare. con pochi e semplici numeri: tra il 2015 e ìl 2022, dice l’lstat, i 23 comuni della provincia hanno perso ìn totale più di 11miIa abitanti.

Gela, per esempio, avrebbe dovuta essere il fiore aII’occhiello della provincia nissena ed invece oggi si può considerare come un intero paese sparito dalla circolazione in una provincia che si dibatte agli ultimi posti di tutte le classifiche dìsponìbili. Ecco cosa resta di una città come Gela che Leonardo Sciascia definiva la Piccola Atene e di una provincia segnata per sempre dalla mafìa che si è fatta politica e da una criminalità organizzata violenta come la Stidda.

Nel vuoto lasciato da chi è partito e nel vuota delle iniziative di rinascita, i segni di speranza arrivano dalI‘agricoltura di prossimità e, inutili nasconderlo, dal polo industriale di Gela che punta a ripartire con l’inaugurazione della Raffineria green deIl’Eni e con tutto ciò che ruota attorno all’energia: il via libera a investimenti da 800 milioni per lo sfruttamento dei giacimenti di gas Argo e Cassiopea da parte della società energetica sono stati accolti positivamente dal territorio.

Proprio nell’ambito di quella che è stata defìnita “vertenza Gela” ma che riguarda l’intera provincia, facciamo il conto dei fondi bloccati, un rosario dì cifre da far arrossire qualsìasi amministratore pubblico: ci sono 34 milioni del Patto per il Sud, 150 per il porto di Gela che resta ìnsabbìato, 5 per il Museo del mare sempre a Gela, la rete ferroviaria Siracusa-Ragusa- Gela ,25 per le aree industriali dismesse, 48 per l’autostrada Siracusa-Gela, un mìiìone per le aree archeologiche e per il Museo archeologico. In totale quasi 450 milioni.

Risulta utìle – ha proseguito il segretario – porre l’attenzìone sul fatto che oggi ì 48 milìoni previsti per la realizzazione del progetto riconducìbile aII’autostrada Siracusa-Gela, è da ritenersi ormai obsoleto, poiché lo stesso non inciderebbe positivamente su una idea di sbocco viario tale da riuscire a rendere proficuo il collegamento del bacino ìndustriale di Gela con il resto del mondo, mentre se sì stornassero e, laddove possìbile, si incrementassero le somme già previste neII’obsoleto progetto su dì un nuovo piano moderno e alternativo, per esempio convertendo l’attuale fatiscente rete stradale che oggi collega Gela con Catania in una vera e propria rete autostradale, l’auspicato collegamento cal resto del mondo sarebbe più certo, concreto e futuribìle.

Non possiamo rinunciare alla realizzazione del porto a Gela ed a una stazione ferroviaria attiva, al consolidamento dì una industria (Enì) partecipata da quello Stato che si è distratto per troppo tempo, condannando il Sud all’abbandono. Non possiamo continuare ad assistere ai ponti che cadono, alle strade dei paesi del Vallone (con in testa Mussomelì) che sono solo letti di fango. E poi le frane. E ancora il rilancio delle nostre aree industrialì, nel capoluogo e nella provincìa. Lo Stato, ìn tutte le sue articolazioni, che cosa sta facendo per le nuove generazioni?

Una situazione particolare è quella dei collegamenti con il resto della Sicilia: una provincìa che a parole è centrale, ma nei fatti è isolata. Lo è in particolare il capoluogo.

Dopo l’epopea dello zolfo non ci sono più state grandi iniziative tranne cose sporadiche:

l’amaro Averna, per dire, il cuì infuso base viene fatto ancora qui. Ma è mancato un vero piano di sviluppo economico. La zona industriale, estesa circa 1DO ettarì, è stata realizzata nella parte peggiore del territorio.

C’è una visione d’insieme, in questo caso, che riguarda anche i servizi: A proposito della sanità, è necessario interrogarsi perché i primari da Caltanissetta e Gela scappano.

Una prospettiva, per Caltanissetta e per la provincia, può essere rappresentata dal turismo: a Mussomeli, per dire, c’è stata un’esplosione di case a un euro, acquistate da stranieri che hanno scelto il cuori della Sicilia. Ma tutto questo devi fare i conti con le infrastrutture.

La Rfi ha assicurato che ristruttureranno la stazione di Xirbi, nodo fondamentale della Palermo- Catania, che sarà collegata in 40 minuti con l’aeroporto di Catania. Bello, ma ciò Io si potrà vedere concreto nel 2025″

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