”Alle aziende agricole della Puglia non piace la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità (ReLaq ndr) contro lo sfruttamento lavorativo e il caporalato”.
E’ il commento del segretario generale della Flai Cgil Puglia, Antonio Gagliardi, a fronte dei numeri che vedono solo 1.189 iscrizioni, 219 in più rispetto a un anno fa.
”La nostra regione, con 77mila aziende agricole attive (10,4% del totale nazionale ndr) – spiega – è seconda solo alla Sicilia. A testimoniare la rilevanza del settore per la nostra economia e allo stesso tempo la scarsa considerazione che arriva dal mondo produttivo alle pratiche di contrasto. Vorremmo che le rappresentanze datoriali – continua Gagliardi – spendessero una parola su un fenomeno che fa dumping alle imprese che rispettano le leggi, offende la dignità delle persone e in estremo costringe a un lavoro massacrante che mina la salute di uomini e donne, in qualche caso fino alle estreme conseguenze. Come accaduto di recente a Brindisi tanto da costringere la Regione ad intervenire con un’ordinanza che vieta di operare nelle ore più caldi in giornate critiche”.
Ordinanza che senza adeguati controlli ”non avrà però alcun effetto”, sostiene Gagliardi. ”Anzi alcune imprese sappiamo si stanno già organizzando anticipando l’orario di inizio lavoro per poter contare sempre su almeno otto ore di lavoro, quando il contratto ne prevede 6 e mezza al giorno. E mentre accade tutto questo ancora una volta emerge il silenzio assordante da parte delle imprese”.

