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Emanuele Ricifari, nuovo questore di Caltanissetta: “Un sogno che si realizza, felice di tornare in Sicilia”

Donatello Polizzi

Emanuele Ricifari, nuovo questore di Caltanissetta: “Un sogno che si realizza, felice di tornare in Sicilia”

Sab, 24/10/2020 - 14:40

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Emanuele Ricifari, nuovo questore di Caltanissetta: “Un sogno che si realizza, felice di tornare in Sicilia”

Questo è il coronamento di un sogno, volevo tornare in Sicilia come Questore, grande entusiasmo ma, consapevole della grande responsabilità che comporta”. Gioviale, entusiasta, desideroso di mettersi al lavoro. Si è presentato stamani alla stampa, nella sala “Emanuela Loi” della Questura di Caltanissetta, il nuovo questore Emanuele Ricifari, catanese di 58 anni; al tavolo della conferenza erano presenti il vicario del questore Gaspare Calafiore (a sinistra), il Capo di Gabinetto Vice Questore Felice Puzzo (a destra) e il capo della squadra mobile Marzia Giustolisi.  

Ricifari esordisce: “Saluto Giovanni Signer che non nascondo essere tra i tre migliori amici della mia vita. Peraltro lui è andato a dirigere la Questura di Brescia alla quale sono legato per intensa esperienza professionale. Il compito, oltre quelli operativi consueti, è di fornire il giusto supporto alle autorità locali, ai sindaci. Sono anche loro responsabili della sicurezza, anche se talvolta lo dimenticano. Adesso lo ricordano, specialmente in questo periodo. A proposito di Covid, io sono la testimonianza che ci si riprende: ho avuto il coronavirus, sono stato a letto ma, mi sono rimesso. La Procura di Caltanissetta, nel suo complesso, è tra le più importanti del tessuto nazionale e, direi adesso, internazionale. Noi come polizia giudiziaria, siamo per certi versi collaboratori, per altri serventi. Si è svolta una mole di lavoro importante, ma dobbiamo fare di più: dobbiamo fare ‘upgrade’. Guardavo i questori che ci sono stati in questa città, mi onora aggiungere il mio nome al loro”. Aggiunge sorridendo: “Finalmente posso tornare a parlare in dialetto, in siciliano”.

Ricifari, laureato in giurisprudenza a Catania, ha chiarito fin da subito la sua “totale” sicilianità: catanese, padre di Leonforte e madre di Mazara. Proviene dalla Questura di Cuneo presso la quale si era insediato nel giugno 2018. In precedenza ha lavorato prima alla Direzione centrale anticrimine a Roma, aveva diretto la Squadra Mobile di Piacenza e, per 9 anni, era stato vicequestore a Brescia.

Un’esperienza professionale vasta e variegata che ha tratteggiato, fermandosi su alcuni punti ‘nodali’ partendo dal fatidico giugno 1989 con l’ingresso alla squadra Mobile di Catania: appena 27 giorni ma, un ricordo indelebile. Poi l’approdo alla Questura di Reggio Calabria con l’incarico di Dirigente della Sezione Volanti: periodo di guerra delle cosche, in quell’anno, circa 170 omicidi.

Poi un susseguirsi di incarichi tra Brescia, Piacenza, Nettuno (tutte sedi di scuola di polizia). La mia breve pregressa esperienza di insegnamento e di assistente universitario, determinarono il mio impiego nell’aggiornamento di tutti i quadri della Polizia di stato”. Ricifari sottolinea gli insegnamenti ottenuti da vari “maestri”, cita Ernesto Panvini: mitico dirigente, icona della Polizia, che diresse, sul finire degli anni ’60, la prima sala operativa della questura di Milano con delle intuizioni mirabili che indirizzarono e forgiarono la ‘volanti’.

Per Ricifari poi l’assegnazione alla Questura di Piacenza, dove ha diretto nell’arco di 15 anni, l’U.P.G.S.P., la DIGOS, la Squadra Mobile, l’Ufficio di Gabinetto; nel 1994/95 ha fatto parte del gruppo di lavoro per la commissione di inchiesta interna sui delitti della Uno Bianca presieduta dal Vice Capo Vicario della Polizia di Stato Prefetto Achille Serra. “Bologna fu un’esperienza mirabile, formativa per certi versi, imbarazzante per altri. Si indagava sugli appoggi interni della polizia”.

Nel 2005 è stato promosso Primo Dirigente e dopo la frequenza del 21^ corso di formazione Dirigenziale (conseguendo il diploma con segnalato profitto), assegnato alla Questura di Brescia come dirigente della P.A.S.I.

Ricifari non traccia soltanto una mera cronologia di date ed incarichi ma “vivifica” il racconto. A proposito di Brescia svela: “Inizialmente andare alla Polizia amministrativa mi lasciò perplesso: errore enorme, è stato uno dei periodi più importanti di formazione. Mi occupavo anche di immigrazione e di armi. Sull’immigrazione, in una provincia che conta poco più di un milione ed 800 mila abitanti, ci sono 250 mila stranieri regolari di cui 180 mila extracomunitari. Non tutti sanno che a Brescia si producono, aggiustano, sistemano, armi per l’80% del mercato europeo. Del 90% di quello italiano. Per capire la complessità di quel territorio basti pensare che nella riorganizzazione delle questure, adesso è la sesta d’Italia”.

A Brescia, Ricifari assurge, suo malgrado, alle cronache nazionali. Nel 2010, mentre era vice-questore, si svolse la protesta di alcuni extracomunitari che avevano occupato una gru in piazzale Battisti, sobillati dai centri sociali della sinistra antagonista. La questione era monitorata da tutti i principali quotidiani nazionali e da tutto il palinsesto televisivo. Ci furono momenti di tensione che sfociarono in atti di violenza da parte dei manifestanti e le azioni intraprese per riportare l’ordine diventarono motivo di astio da parte dei Centri sociali che presero di mira la figura di Ricifari; scorta per lui e per i suoi familiari, per oltre dieci mesi: subì inoltre una violenta campagna diffamatoria.

Nel 2015, dopo l’ammissione al 21^ corso di Alta Formazione Interforze concludendo al 1° posto della graduatoria di merito, è stato assegnato alla Direzione Centrale Anticrimine, come Consigliere Ministeriale Aggiunto. Nel 2017 è stato nominato Direttore del neocostituito Servizio Centrale Anticrimine, ne ha organizzato e pianificato l’avvio e la sua attività; oltre questo incarico ha costituito e diretto il Polo Formativo per l’Investigazione della Polizia di Stato presso l’istituto per Ispettori di Nettuno.

E’ il momento di tornare sul campo. Nel giugno 2018 giunge la nomina a questore di Cuneo ed adesso l’approdo nel centro Sicilia, nel capoluogo nisseno. Non nasconde il suo ‘amore’ per l’analisi: “Territori differenti. A Cuneo erano preoccupati per aver sfondato il 3% come tasso di disoccupazione, a Caltanissetta siamo oltre il 19%. Cuneo è una provincia con 247 comuni, di cui solo 7 con oltre 15 mila abitanti; Caltanissetta, 22 comuni, ma con anagrafe cospicua. Tessuto economico profondamente diverso; ad Alba c’è Ferrero oltre che alcune delle più prestigiose cantine italiane. Hanno aziende come Balocco e Maina. Non è possibile fare paragoni”.

Il questore parla anche della sua vita privata, un abusato luogo comune dice che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna: in questo caso tre, Ricifari si è sposato per tre volte. “Questo perché credo molto nel matrimonio. La prima volta nel 1985: nacque la mia prima figlia, Claudia; ha 35 anni, è una giornalista professionista e vive a Milano. Altro matrimonio nel 1993, altri due figli. Rebecca, 25 anni, laureata in giurisprudenza che si occupa di mediazione internazionale e vive a Milano e, Francesco, 24 anni, che studia osteopatia”.

In chiusura non si sottrae ad una domanda culinaria, meglio gli gnocchi al Castelmagno (piatto tipico del cuneese) o il nero di seppia.La risposta categorica non lascia dubbi: “U’ niro di siccia (ndr, in dialetto il nero di seppia) anche se non posso negare che i piatti di Cuneo ed i vini sono buonissimi; arrivai che pesavo 81 chili, oggi ho superato i 92”.