Salute

La Corea del Nord non registra nessun contagio, sarà vero?

Francesca Russo

La Corea del Nord non registra nessun contagio, sarà vero?

Ufficialmente Pyongyang ha dichiarato che nel Paese non c'è nessun caso reagistrato di COVID-19, difficile da credere, quando sui confini si contano migliai di contagi tra Corea del Sud e Cina
Gio, 02/04/2020 - 16:45

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La Corea del Nord non registra nessun contagio, sarà vero?

“La Corea del Nord non ha alcun caso di coronavirus”. Lo sostengono il regime e le autorità sanitarie di Pyongyang, capitale della più consolidata e impenetrabile dittatura del mondo, ma sui siti sudcoreani sono emerse notizie diverse.

Citando fonti anonime, hanno riferito che c’erano stati sospetti casi di morte riconducibili al virus. Nonostante non è stato possibile confermare i rapporti sembrerebbe un ipotesi non del tutto irrealistica.

Del resto, come potrebbe essere totalmente immune un paese confinante con la Cina che ha registrato oltre 82.000 contagi e con la Corea del Sud che ne ha più di 9000?

Senza considerare i molti cittadini nordcoreani che continuano a spostarsi illegalmente lungo il confine sino-coreano. Queste persone portano avanti nell’assoluta segretezza e nell’ombra del regime,  un commercio illegale, gestito da trafficanti e contrabbandieri, per migliorare la propria condizione di vita. In un periodo del genere stanno sottoponendo la Corea del Nord a una grande minaccia.

I media di Pyongyang intanto, continuano a mostrare funzionari nordcoreani, che in tuta bianca, spruzzano disinfettante negli autobus e sulle strade, nei campi da gioco, e nei grandi magazzini di Pyongyang. A queste si contrappongono, invece immagini quasi apocalittiche provenienti dagli altri stati: il moltiplicarsi giornaliero dei casi in Corea del Sud, l’alto numero dei morti in Italia o le scene di panico tra la popolazione, che corre a comprare armi, negli Stati Uniti.

Insomma, la stampa sottomessa all’apparato di Kim Jong-un, racconta di avere preso tutte le misure necessarie per tenere fuori dai propri confini il COVID-19: chiusura delle frontiere con la Cina e con la Corea del Sud alla fine di gennaio, blocco pressoché totale dei commerci con Pechino e intero corpo diplomatico straniero messo in quarantena.

Insomma una situazione ‘sotto controllo’ rispetto invece al resto del mondo che vive nella paura del ‘contagio’.

Tuttavia il Dipartimento di Stato americano ha fatto sapere che “gli Stati Uniti sono profondamente preoccupati per la vulnerabilità del popolo nordcoreano” in caso di un focolaio di coronavirus, aggiungendo che c’è la disponibilità da parte loro di facilitare ogni sforzo per contrastare e contenere il problema. 

Anche le organizzazioni umanitarie internazionali, come la Croce Rossa, hanno chiesto esenzioni dalle sanzioni che limitano la maggior parte degli scambi e degli affari con la Corea del Nord, citando la necessità urgente di acquistare dispositivi di protezione individuale e kit per eseguire i test.

Quello che preoccupa di più, nel caso di una diffusione del virus in Corea del Nord, è la completa mancanza di informazioni e di trasparenza da parte del regime, ritenuta invece fondamentale per affrontare e risolvere il problema. La situazione del sistema sanitario pubblico del paese è poi piuttosto compressa, e potrebbe peggiorare a causa delle nuove restrizioni rendendo ancor più difficile acquistare o contrabbandare medicine, merci o altre forniture.

Le restrizioni si vanno ad aggiungere alle sanzioni economiche imposte dalla comunità internazionale per costringere il regime a smantellare il suo programma nucleare e le interruzioni nel commercio di frontiera potrebbero avere gravi conseguenze sull’economia nazionale e un effetto a catena sulla salute delle persone.

Infatti, oltre il 90 per cento del commercio estero ufficiale della Corea del Nord passa infatti attraverso la Cina.

Il coronavirus si è manifestato proprio in un momento di ‘apertura’ della Corea del Nord. Nell’ultimo periodo il Paese, ha infatti facilitato l’accesso alle proprie località turistiche nella speranza di attirare visitatori e conseguenzialmente denaro.

Ma il coronavirus ha fermato questo sforzo: Pyongyang ha infatti fatto sapere di aver perso entusiasmo e fiducia per le trattative diplomatiche a causa delle dichiarazioni del segretario di Stato Mike Pompeo, troppo insistente nel chiedere stop al riarmo; adesso è difficile prevedere cosa potrebbe accadere.

Secondo alcuni osservatori il paese potrebbe aver presto bisogno di concessioni economiche, potrebbe decidere di tornare al tavolo delle trattative con gli Stati Uniti o potrebbe, al contrario, intensificare i test missilistici per avere più peso nelle negoziazioni e più voce sulla questione della sospensione delle sanzioni.

Ed è così che si ritorna all’unica certezza, circa la situazione della Corea del Nord ovvero che ahimè non sappiamo nulla!