C’e’ anche un esponente dei Radicali italiani tra i cinque fermati a Sciacca, nell’ambito del blitz ‘Passepartout’, perche’ accusati di essere “organici” alla famiglia mafiosa della cittadina in provincia di Agrigento: si tratta di Antonino Nicosia, componente del Comitato nazionale dei radicali italiani e direttore della Onlus ‘Osservatorio internazionale dei diritti dell’uomo’. Nicosia, che aveva accesso ad alcuni istituti di detenzione, si sarebbe “adoperato fattivamente al fine di favorire alcuni detenuti rientranti nel circuito del latitante Matteo Messina Denaro”, tra cui il cognato del boss di Castelvetrano, Filippo Guttadauro, attualmente sottoposto al regime del carcere duro. Nicosia e’ infatti collaboratore di un parlamentare alla Camera estraneo alla vicenda. L’indagato avrebbe fatto un “uso strumentale” del rapporto di collaborazione il parlamentare “per accedere all’interno di diverse carceri italiane “ed avere – sostengono gli investigatori – contatti anche con esponenti reclusi di Cosa nostra”. “In virtu'” di questo rapporto di collaborazione, Nicosia ha partecipato ad alcune ispezioni carcerarie parlamentari “e ha sicuramente”, evidenziano gli investigatori, fatto accesso all’interno delle carceri di Sciacca, Agrigento, Trapani e Tolmezzo (Udine) “senza la preventiva autorizzazione del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e cio’ sfruttando – ancora gli inquirenti – le prerogative riconosciute dalle norme sull’ordinamento carcerario ai membri del Parlamento e a coloro che li accompagnano”.
Questi i nomi dei cinque fermati: Accursio Dimino, 61 anni; Antonino Nicosia, detto Antonello, 48 anni; Paolo Ciaccio, 33 anni; Massimiliano Mandracchia, 46 anni. Secondo gli investigatori l’indagine avrebbe fatto emergere la “figura carismatica” di Dimino, detto ‘Matiseddu’, che nei primi anni Duemila sarebbe diventato capo della famiglia mafiosa di Sciacca. “A partire dalla sua scarcerazione – sottolineano gli inquirenti – sono stati documentati rapporti con soggetti mafiosi di Sciacca, Castellammare del Golfo (Trapani) e con taluni personaggi contigui alla famiglia mafiosa Gambino di New York”. Tra i fatti contestati dalla Dda a Dimino anche pressioni su imprenditori locali “per consentire a imprese riconducibili a propri sodali di ottenere appalti”, il recupero crediti a beneficio di persone legate alla mafia e “propositi di danneggiamenti per finalita’ estorsive”. Per quanto riguarda Nicosia, collaboratore parlamentare alla Camera ed esponente dei Radicali italiani, le indagini avrebbero evidenziato il suo “pieno inserimento nel contesto mafioso saccense”. L’uomo avrebbe profuso il suo impegno per la realizzazione di un non meglio delineato “progetto” riguardante il settore carcerario e che “interessava direttamente – sostengono gli investigatori – il latitante Matteo Messina Denaro”: da quest’ultimo Nicosia si aspettava un ingente finanziamento “per l’opera svolta”. Oltre ai fermi, carabinieri e guardia di finanza hanno sequestrato disponibilita’ finanziarie e patrimoniali agli indagati, tra cui una carta di credito collegata a conti esteri e una imbarcazione.

