I Fatti del Grillo Parlante: mercati del mondo e senso civico, l’eccezione nissena

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Mi trovavo in quel di Firenze, città che ha dato i natali al “Sommo Poeta” padre della lingua italiana, ma anche a qualche politico di bassa lega. Uscito dall’hotel e percorsi non più di un centinaio di metri, i miei padiglioni auricolari percepirono un vocio, che aveva un non so che di familiare; infatti, svoltato l’angolo, si presentó ai miei occhi uno spettacolo incantevole: il mercato. Mi affascinano parecchio i mercati, i mercati hanno un non so che di magico. I mercati sono custodi delle tradizioni, delle origini, del folklore di un popolo. I mercati hanno un linguaggio universale, possono differire negli odori, nei colori, ma ciò che accomuna i mercati di tutto il mondo sono le “vanniate” dei mercanti. “‘a merci vanniata è mezza vinnuta” recita un vecchio adagio siciliano. Cambia la lingua, cambia il dialetto, ma il ritmo e l’intensità della “vanniata” è uguale in tutto il mondo: per questo quelle voci risultavano così familiari alle mie orecchie.
Ma c’è una cosa che non accomuna i mercati di tutto il mondo: la civiltà, il senso civico dei “vanniatura”. Vengo tosto e mi spiego.
Allontanatomi dal mercato, per espletare la mia funzione di turista, ritorno nei pressi dello stesso dopo parecchie ore, che già era in piena smobilitazione. Notai delle stranezze: alcuni mercanti erano già andati via lasciando il proprio spazio pulito, e quando dico pulito intendo pulito, senza neanche un mozzicone in terra, incredibile! Altri, che stavano ultimando le operazioni di sgombero, erano intendi a spazzare, inammissibile! Altri ancora, che si accingevano ad andare via, caricavano sul proprio mezzo dei sacchi pieni di rifiuti, inconcepibile! A quel punto volevo constatare di persona, fino a dove sarebbero stati capaci di arrivare questi sconsiderati mercanti fiorentini. “Ma tu vidi cchi cosa”, un “cristianu” se ne va in vacanza per stare tranquillo e deve assistere a tale spettacolo grottesco, e pensare che ne dicono un gran bene di Firenze. Aspetto, appostato in “punta alla cantunera” (come si usa dire qui in Toscana), che tutti quanti gli espositori abbiano abbandonato l’area preposta alla pubblica vendita. E cosa sono costretti a vedere i miei bulbi oculari? La strada, dove fino a poco prima vi era un brulicare di genti e venditori di varia provenienza ed etnia era completamente pulita, non so se riesco ad essere chiaro…pu-li-ta, e per pulita intendo proprio pulita, linda, detersa, “sgrasciata”. Cominciai a correre e gridare a destra e a manca come un ossesso, nel vano tentativo di far rinsavire i mercanti:
“ma che minchia fate? Non è compito vostro pulire, perché perdete tempo in tale pratica malsana?”
“Oh grullo, o che tu fai? Non si è in Sicilia, qua per pulire il nostro spazio impieghiamo meno di 10 minuti, se invece dovessero venire i collaboratori ecologici impiegherebbero mezza giornata per pulire tutto, tempo che invece impiegano altrove”.
Mizzica a botta, ma di cosa parlano costoro?
Dinnanzi a tale prodigio, mi trovai per non so quanto tempo in uno stato confusionale, dal quale mi ripresi grazie all’aiuto di un vigile urbano, molto umano, di chiare origini siciliane che venne in mio soccorso:
“ehi ‘mbare, addivintasti tuttu jancu”.
“grazie per l’aiuto, ma lei è siciliano”.
“Ma và, tipu svegghiu, ma cumu u capisti scenziatu?”
“Ho avuto un attimo di mancamento, meno male che c’era lei”
“Io qui faccio servizio apposito”
“Che vuol dire signor vigile?”
“Io qui non sono per controllare i mercatari, mica su “lurduna” come i nostri”
“E cosa fa lei in codesta via?”
“Io qui vengo in soccorso degli ignari siciliani, che assistendo a tale esempio di civiltà cci gira a testa”
“Vero è, non siamo abituati”
“Io, quando emigrai, ignoravo che fosse possibile tale mirabolante cosa, invece…” “aspittassi ca cca navutri ci nne”
Lo zelante vigile siciliano ( vidi tu noi siciliani che diventiamo bravi quando ci troviamo oltre lo stretto) si allontana, per soccorrere una comitiva di siculi, colti da svenimento di massa per lo stesso mio motivo.
Ripresomi mi allontanai dal luogo del misfatto, con il capo chino per lo sconforto, fui pervaso da una sensazione mista tra l’umiliazione, la vergogna e la rassegnazione. Ma guarda un po’, come devo sentirmi per colpa di qualche “fitusu, lurdu e ‘ngrasciatu” dei miei conterranei.


Ora io mi chiedo e chiedo ai cari amici “mercatari” del sabato e agli amici mercanti della “strata ‘a foglia”: è così difficile, dopo aver smontato le proprie “barracche”, ripulire il proprio spazio autorizzato? In modo tale che i residenti ed i commercianti, che continuano l’attività per il resto della giornata, non debbano camminare tra la “munnizza” che VOI producete? In modo tale che, gli operatori ecologici, non debbano perdere ore a raccogliere i VOSTRI rifiuti? È così difficile mettere i rifiuti dentro un sacco senza lasciare “lurdia” a terra? Provateci, magari vi riesce, magari vi rendete conto che è più facile di quello che pensavate. Magari riusciamo anche noi ad avere più senso civico.
Oh bischeri…ma può essere mai che oltre ad averci insegnato l’italiano, i figli di Dante, “n’hanna ‘nsignari” a civiltà?

2 Commenti

  1. Bellissima descrizione del mercato che…mi lascia senza parole….se solo ognuno di noi…imparasse a non gettare a terra la carta della caramella che ha appena mangiato….ognuno di noi eliminasse la sporcizia che abbiamo appena prodotto….eliminassimo la cacca che il nostro cane ha appena fatto….ma possibile che tutto ciò…in Sicilia sia solo utopia????

  2. A che serve ripulire quando quelli che vengono dopo su cchiù lurduna di chiddi di prima? Magari lo faranno loro così con una fava prendono due piccioni…… E poi, magari lasciano sporco per far capire che hanno (lavorato)……

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