SAN CATALDO. La presidente del consiglio comunale ha inteso esprimere il proprio pensiero sui recenti accadimenti politici attraverso un proprio comunicato che ha pubblicato nella sua pagina di facebook.
<Vorrei precisare che come Presidente del Consiglio non ho mai parlato di opposizione, mi rivolgo sempre al Consiglio nel suo intero, senza fare differenze di appartenenza e nel pieno rispetto di ciascuna parte politica, auguro a tutti una buona lettura e buona giornata. In questi anni di presidenza consigliare sono state davvero poche le circostanze in cui ho ritenuto opportuno chiarire alcune dinamiche, anche regolamentari, che per i cittadini possono sembrare poco trasparenti e fuorvianti. Le accuse ricevute durante le ultime due sedute di Consiglio comunale, però, hanno necessità di trovare corretta e adeguata spiegazione, un dovere verso la Città e i miei concittadini, in quanto è mio obbligo difendere l’istituzione che rappresento anche di fronte a quelle che si palesano come offese a uffici e al Presidente del Consiglio, con parole come “illegale”, “atto di prepotenza” e “illegittimo”, mettendo in dubbio le decisioni prese in aula e la validità delle sedute stesse. Andiamo per gradi. Il nostro regolamento non prevede l’invio tramite pec degli atti da trattare in sede di Consiglio: tutti gli atti sono depositati in Ufficio di Presidenza ed è lì che possono essere visionati e/o prelevati, sia cartaceo che in formato digitale, con la piena disponibilità dell’Ufficio di Presidenza in tal senso. In alternativa, ci si può rivolgere al proprio capogruppo o informarsi direttamente con il Presidente del Consiglio, visto che non ho mai negato alcuna informazione né disponibilità. Ma va ribadito che è dovere del consigliere documentarsi e studiare gli atti: al momento della conferenza dei capigruppo in cui si è convocato il Consiglio del 12/03, per entrare nel particolare dei fatti accaduti, erano disponibili tutte le proposte per il consiglio comunale, due delle quali depositate tra il 20 e il 22 febbraio 2019. Da quel giorno, con immediata convocazione comunicata come di consueto con l’intero ordine del giorno, alla data della seduta stessa, non è pervenuta alcuna richiesta di invio atti: l’unica è, infatti, della mattina stessa della seduta presso l’Ufficio di Presidenza. Insomma, se qualche consigliere non era informato del contenuto degli atti, ciò non è addebitabile a una mancata informazione allo stesso da parte degli organi preposti. Inoltre, sono state utilizzate le parole “illegittimo” o “illegale” che ritengo davvero inopportune, soprattutto se quanto detto non corrisponde a verità. La prosecuzione della seduta di Consiglio, avvenuta a seguito della mancanza di numero legale in aula consiliare, è stata definita con questi termini in quanto sembra non sia stata trasmessa la convocazione della stessa. L’art.30, comma 3, Legge regionale del 06.03.1986 dice testualmente: “Qualora dopo la ripresa dei lavori non si raggiunga o venga meno di nuovo il numero legale, la seduta è rinviata al giorno successivo con medesimo ordine del giorno e senza ulteriore avviso di convocazione”: il testo è inequivocabilmente riportato nella notifica di convocazione. La presenza dei due quinti consiglieri comunali in seduta di prosecuzione ha garantito la validità della prosecuzione stessa: d’altra parte, alla fine i consiglieri erano quasi tutti presenti nonostante la rimostranza. Infine, riguardo al presunto “atto di prepotenza e arroganza” riguardo al mancato inserimento di un ulteriore punto all’ordine del giorno in seduta stessa, è necessario ribadire che la stessa Legge regionale al comma 5 sancisce che “nella seduta di cui al comma 4 non possono essere aggiunti argomenti a quelli già inscritti all’ordine del giorno”. Per essere precisi, non avremmo neanche saputo cosa inserire visto che non c’era proposta, non c’era regolamento, non c’era deliberazione: non c’era assolutamente nulla se non la semplice potenzialità di un regolamento, così come la disponibilità del Dott. Cirrito di completarlo nel più breve tempo possibile. L’inserimento, questo sì, sarebbe risultato come gravissima violazione alle disposizioni vigenti. Tanto meno, occorre ribadire, è atto di arroganza o di prepotenza dell’Amministrazione, che non ha mai deciso né influito in alcun modo, né condizionato l’Ufficio di Presidenza su quali punti all’ordine del giorno inserire e, in seduta, non ha espresso alcun parere in merito alla richiesta di aggiunta punto all’ordine del giorno sopraggiunta. Tanto era dovuto a precisazione di alcuni aspetti che hanno, a mio avviso, fatto passare messaggi falsi e fuorvianti sulla legalità, sulla competenza, sulla professionalità di Presidente, Vice presidente e dell’Ufficio preposto, ed è dovuta anche a rispetto e difesa dell’intero Consiglio Comunale>.

