Mafia: catturato in Romania il narcoboss mazarese Vito Bigione, tra i 30 più pericolosi

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La Squadra mobile di Trapani e lo Sco di Roma hanno arrestato questa mattina in Romania Vito Bigione, boss mazarese inserito tra i 30 latitanti più ricercati. La cattura, realizzata assieme a reparti speciali della Polizia romena, è avvenuta a Oradea.

La cattura è avvenuta  alle nove di mattina, grazie alla collaborazione della polizia rumena, e dell’esperto per la sicurezza dell’ambasciata italiana, spiega il capo della Mobile, Fabrizio Mustaro. “Bigione era al quarto piano di una palazzina. Stava da solo. Lo seguivamo da alcuni giorni e questa mattina abbiamo deciso di intervenire”. Curiosità: il latitante, quando gli agenti gli hanno chiesto di presentare i documenti, aveva un nome falso, ovviamente, ed era Matteo (quasi un omaggio a Messina Denaro…?). “Poca fantasia” commenta Mustaro. Aveva con se diecimila euro, ed è stato catturato mentre stava andando a fare la spesa. Il mandato di cattura europeo nei confronti di Bigione è stato emesso dalla Procura di Reggio Calabria, per una condanna definitiva. “Gli interessi all’interno della famiglia mazarese di Bigione erano ancora vivi, e non si esclude potesse ambire al ruolo di capo di Cosa nostra a Mazara”. Ci sono infatti su Bigione alcune intercettazioni nel fascicolo dell’operazione antimafia Anno Zero

Bigione, 66 anni, condannato in via definitiva a 15 anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, è stato uno dei primi broker che hanno messo in contatto Cosa nostra, la ‘ndrangheta e i cartelli sudamericani che gestiscono il traffico internazionale di cocaina.

Il narcotrafficante era latitante dallo scorso 28 giugno, quando si era sottratto all’arrsto in seguito a una condanna definitiva della Cassazione. La prima denuncia per traffico di stupefacenti risale al 1995 e pochi mesi dopo si trasferì in Africa stabilendosi in Namibia. Lì era conosciuto come un armatore, ma i magistrati della Procura di Reggio Calabria lo inserirono in una indagine antimafia, poi divenuta l’operazione “Igres”. Nei primi anni del 2000 era accusato di aver organizzato, a partire dal 1992, il trasporto di centinaia di chilogrammi di cocaina da Brasile, Colombia e Namibia all’Italia. Carichi finanziati dalla famiglia mafiosa Agate di Mazara del Vallo e dalla cosca di Marando di Platì, Reggio Calabria. Proprio per il suo ruolo di mediazione e raccordo tra Cosa Nostra, ‘ndrangheta e cartelli colombiani, “il commercialista” era nella lista dei 30 latitanti più ricercati.