L’arte della fotografia insegnata da papà: Gaetano Camilleri tra rullini e digitale

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Una vita trascorsa tra rullini, macchine fotografiche e camere oscure: è il fotografo nisseno Gaetano Camilleri. Figlio d’arte ha ereditato lo studio fotografico dal padre Giuseppe – meglio noto in città come Pino –  avviato nel settembre del 1940. Settantasei anni di attività durante i quali padre e figlio hanno immortalato con i loro scatti  la città, i suoi cambiamenti, gli avvenimenti più importanti, i volti e i momenti più belli dei nisseni.

“Due anni prima di aprire la sua attività a soli 18 anni, in piena guerra,  mio padre si trasferì a Milano da uno zio fotografo – ci racconta con orgoglio  Gaetano Camilleri – dove ha appreso i segreti del mestiere per poi rientrare nel 1940 a Caltanissetta ed aprire la sua attività. Studio fotografico nel 2010, con l’allora amministrazione Messana, riconosciuto a pieno titolo nella categoria delle botteghe storiche per aver svolto per oltre cinquant’anni l’attività nella stessa ubicazione”.

Scatti immortalati durante i primi anni dell’attività del padre, specchio del periodo fascista che il Pese stava attraversando, custoditi gelosamente dal figlio Gaetano e alcuni dei quali esposti nello studio .

“Mi ritengo fortunato  – prosegue – perché sin da piccolo ho respirato quest’aria e perché ho potuto conoscere da vicino il mondo del laboratorio fotografico. Quasi nessuno oggi e a maggior ragione i  giovani, infatti,  conoscono il fascino della camera oscura, del laboratorio, l’entusiasmo nel vedere affiorare l’immagine da un foglio bianco”. “È un mondo che purtroppo non tornerà mai più” aggiunge con rammarico mostrandoci la sua “campagnola”, una macchina fotografica portatile degli anni 40 la cui innovazione era il banco ottico e che ammaliava per il suo flash al magnesio. Macchina che per essere utilizzata e per ottenere dei risultati soddisfacenti richiedeva una certa maestria.

“Mi sono avvicinato – afferma il fotografo nisseno – al mondo della fotografia a soli dodici anni con mio padre, attaccato ai suoi pantaloni.  Per una serie di situazioni legate alla perdita prematura di mia madre a soli 42 anni e alle condizioni di salute precarie di mio padre cardiopatico gioco forza, nonostante proseguissi gli studi per il diploma, mi sono dovuto mettere subito all’opera. Trascorrevamo 8-10 ore nella camera oscura a lavorare fianco a fianco e nonostante qualche scontro, dovuto a una visione diversa legata a due generazioni differenti, abbiamo instaurato sempre un rapporto costruttivo. Eravamo molto uniti  e anche lui nonostante la mancanza importante di mia madre si sentiva al sicuro con me e le mie due sorelle. Grazie a mio padre, che è stato un maestro di vita oltre che di lavoro,  ho potuto apprendere i trucchi del mestiere e conoscere da vicino  aspetti di questa professione e del mondo della fotografia che oggi non tutti conoscono”.

Gaetano Camilleri lo si può definire come un fotografo legato alle tradizioni e alla pellicola, uno  tra gli  ultimi in città a passare al digitale. “Sino a che c’è stata la possibilità di reperire pellicole – ci racconta – ho proseguito con il vecchio mondo della fotografia, nel 2008 il passaggio obbligatorio al digitale. È stata dura adeguarsi al cambiamento. Il mio amore per la fotografia è stato da sempre  legato alla pellicola che per quel che se ne dica ha il suo fascino con tutto quello che comporta”. “Lavorare su pellicola – aggiunge – rispetto che sul digitale necessita ovviamente di preparazione, mentre con il negativo non c’è nessun riscontro immediato per valutare il risultato frutto dell’ingegno e delle conoscenze acquisite, con il digitale sì. Aver lavorato in maniera artigianale, aver acquisto conoscenze e competenze nei decenni ha sicuramente un risvolto positivo nel lavoro svolto oggi con le nuove tecnologie”. “Oggi – dichiara  Camilleri – grazie al digitale si assiste alla diffusione di photografers, così come si nominano, che in lungo e largo allestiscono esposizioni e mostre. Per certi versi ci può anche stare,  lungi da me criticare, però come tutti gli eccessi ciò sta comportando un dilagare di appassionati per la  fotografia che dall’altro lato hanno solo una minima cognizione di quello che è questo mondo.  Mentre negli anni ’80 con la pellicola il mondo della fotografia era inavvicinabile per l’aspetto economico,  un hobby  dedicato alla classe dei professionisti alcuni dei quali si dilettavano anche a svolgere la professione abusiva oggi con il digitale il problema è riaffiorato. Se infatti grazie alle macchine digitali oggi si ottengono delle buone fotografie con un risultato molto vicino, almeno a occhio nudo,  a chi utilizza  attrezzature professionali e  chiunque può fare delle buone foto dall’altro questo settore ha subito e sta subendo una batosta. Ci si accontenta del fai da te e inoltre in molte famiglie i bambini  non hanno album o foto stampate se non incamerate in hard disk ”.

Gaetano Camilleri nonostante sia uno dei fotografi più rinomati in città per una questione caratteriale non si è mai esposto allestendo mostre personali pur avendo preso parte ad avvenimenti importanti quali la visita a Caltanissetta di recente del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e in passato del presedente Francesco Cossiga, del giudice Giovanni Falcone,  del Presidente Oscar Luigi Scalfaro e del papa Giovanni Paolo II grazie all’incarico affidatogli dal vescovo Mons. Alfredo Maria Garsia.

“Scatti quelli durante la visita del Papa e delle fasi di preparazione in città che furono inviati al Vaticano  – ricorda con nostalgia – che testimoniano quell’importante avvenimento per Caltanissetta. Per me è stata un’esperienza di vita indimenticabile che mi ha dato la possibilità di stare a pochi passi da un grande uomo oltre che vedere le mie fotografie assieme a quelle di Arturo Mari, fotografo del Vaticano,  in una pubblicazione di Paruzzo”.

Sull’uso smodato del Photoshop e dei programmi per i ritocchi delle fotografie afferma: “io sono contrario all’utilizzo di questi programmi e ne faccio un uso limitato. Quello che riesco a fare è nella fase di esecuzione dello scatto, non voglio alterare l’immagine. Mi piacciono le foto naturali, cerco di rubare l’attimo e per essere ancora più creativo ed essere invogliato ancora di più nel mio lavoro mantengo il monitor staccato della macchina digitale. Mi piace fare lo scatto, averlo in mente, strutturarlo e vederlo quando arrivo in studio. So di andare in controtendenza  per questo modo di lavorare e per non aver ancora un sito ma ciò allo stesso tempo suscita interesse da parte della gente che mi viene a trovare direttamente allo studio”.

A chi vuole accostarsi alla professione di fotografo consiglia “le basi in ogni professione sono fondamentali. Occorre avvicinarsi con umiltà a questo mestiere che se fatto con passione può dare soddisfazioni non tanto dal punto di vista economico ma umano. Ci vuole molta sensibilità e quando riesci ad entrare nell’anima della gente, così come spesso mi si dice,  hai fatto centro. Molti non leggono il soggetto che hanno davanti. La foto mette a nudo le persone, diventa  un libro aperto per cogliere i pensieri, lo stato d’animo. Mi piacerebbe che si dedicasse più attenzione a questa professione perché la fotografia non è solo uno scatto banale così come molti pensano che sia o un buon risultato nei colori e nelle nitidezza dell’immagine”.