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M5S, firme false a palermo: chiusa inchiesta per 14 indagati

Redazione

M5S, firme false a palermo: chiusa inchiesta per 14 indagati

Gio, 09/02/2017 - 16:32

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PALERMO – La Procura di Palermo ha chiuso l’inchiesta sulle firme false del Movimento 5 Stelle alle comunali di Palermo del 2012: 14 gli indagati, perche’ ai 13 gia’ noti – deputati nazionali e regionali, attivisti, un avvocato e un cancelliere – si e’ aggiunto Toni Ferrara, candidato alle amministrative di cinque anni fa. L’avviso di conclusione delle indagini, preludio della richiesta di rinvio a giudizio, comprende i nomi dei parlamentari nazionali pentastellati Riccardo Nuti, che fu anche il candidato a sindaco di Palermo, Claudia Mannino e Giulia Di Vita, la collaboratrice del gruppo dell’Assemblea regionale siciliana Samantha Busalacchi, i deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia Mannino, il marito della Mannino, Pietro Salvino, e Riccardo Ricciardi (marito della deputata Loredana Lupo, non indagata), all’epoca delegato alla presentazione della lista e delle firme a sostegno, quelle che, secondo l’accusa, sarebbero state falsificate. Ù Indagati pure i candidati alle amministrative Stefano Paradiso, Giuseppe Ippolito, Toni Ferrara e Alice Pantaleone. Sono accusati di avere materialmente falsificato (o ordinato, nel caso di Nuti) le firme, violando il testo unico sulle norme elettorali nei Comuni. Sotto inchiesta poi l’avvocato Francesco Menallo, consigliere giuridico del M5S. E il cancelliere Giovanni Scarpello, che attesto’ che le firme (ricopiate, secondo l’accusa, all’insaputa dei presunti firmatari) erano state apposte in sua presenza. La Rocca, Ciaccio, Paradiso e Ippolito hanno ammesso i fatti, coinvolgendo pure gli altri.
Lo scorso 17 gennaio i periti della Procura aveva confermato l’opera di falso, certificando che sono tutte effettivamente apocrife le circa 200 firme esaminate. La consulenza fatta realizzare dalla squadra guidata da Francesco Lo Voi, nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta alterazione delle sottoscrizioni a sostegno della lista presentata cinque anni fa dai pentastellati, ha analizzato scrupolosamente i liste. Cosi, nei tre volumi depositati allora dagli esperti nominati dal procuratore aggiunto Bernardo Petralia e dal sostituto Claudia Ferrari, sarebbero emerse conferme alle tesi investigative. La Digos aveva sostenuto che a mettere un gran numero di firme, al posto dei sostenitori del M5S, sarebbero stati alcuni dei 14 indagati. Partendo dalle testimonianze di quattro attivisti e dalla confessione di una dei sottoscrittori, la deputata dell’Ars Claudia La Rocca, la Procura ha ipotizzato che i falsi fossero stati commessi per rimediare a un errore formale che avrebbe potuto compromettere la valida presentazione della lista.