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Consiglio Comunale “quali prospettive per la Provincia Regionale di Caltanissetta”. Il consigliere Bellavia: improponibile introdurre il concetto di area metropolitana del centro Sicilia

Redazione

Consiglio Comunale “quali prospettive per la Provincia Regionale di Caltanissetta”. Il consigliere Bellavia: improponibile introdurre il concetto di area metropolitana del centro Sicilia

Mer, 29/04/2015 - 17:55

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CALTANISSETTA –  Martedì 27 aprile si è tenuta la seduta del Consiglio Comunale straordinario con l’unico punto all’ordine del giorno avente come oggetto “quali prospettive per la Provincia Regionale di Caltanissetta”.

Alla seduta straordinaria, convocata in adunanza aperta, erano invitati tutti i deputati nazionali e regionali, i Sindaci e i Presidenti dei Consigli comunali delle province di Caltanissetta ed Enna, nonché i Commissari straordinari e le rappresentanze sindacali delle due province del centro Sicilia. A raccogliere l’invito sono stati i sindacati della provincia di Caltanissetta e il sindaco di Sommatino, Crispino Sanfilippo, mentre i deputati regionali, Giancarlo Cancelleri e Gianluca Miccichè hanno fatto pervenire alla presidente del Consiglio Comunale, Leyla Montagnino, una nota con la quale hanno comunicato l’impossibilità a partecipare alla seduta perché impegnati nella votazione della Finanziaria regionale all’ARS. Presente per l’Amministrazione di Caltanissetta il sindaco Giovanni Ruvolo.

Ad assistere alla seduta del Consiglio Comunale, tra il pubblico, un nutrito numero di dipendenti dell’ex Provincia Regionale di Caltanissetta, preoccupati per il loro futuro lavorativo.

 Al termine delle discussione, durata poco più di tre ore, l’assise comunale ha prodotto un documento di indirizzo politico, votato favorevolmente da tutti i Consiglieri presenti ad esclusione di Giovanni Magrì, e una mozione approvata all’unanimità.

 Documento di indirizzo politico:

Nell’era della globalizzazione, nello scenario geo-politico mondiale sono solo i macro sistemi economici a contare; micro sistemi quali l’attuale Provincia di Caltanissetta sono, invece, realtà esigue, quasi inesistenti.

Il tentativo della Politica deve essere quello di coagulare in unici sistemi politici ed economici territori quanto più omogenei che abbiano la capacità di incidere in contesti più ampi rispetto a quelli  provinciali e regionali.

Il contesto con il quale il nostro territorio dovrà sempre più confrontarsi è quello del bacino mediterraneo, centro di interscambio economico e culturale tra l’Europa, l’Africa ed il Medio-Oriente.

Solo partendo da questi presupposti si comprenderà che diviene necessario ritenere che la crescita economica della nostra Città non può essere concepita fuori da un contesto di area vasta che include buona parte degli attuali confini della nostra Provincia, ma che va anche oltre comprendendo tutte quelle aree che comunemente vengono definite aree interne, inclusive della Provincia di Enna e di una consistente parte della Provincia di Agrigento e delle aree interne del palermitano.

La pianificazione del territorio, le politiche volte allo sviluppo economico, agricolo, turistico, industriale, l’allocazione delle infrastrutture, le vie di comunicazione, l’organizzazione di alcuni servizi come quelli sociali e sanitari, il servizio idrico, quello dello smaltimento dei rifiuti ed altro ancora, in un contesto storico globalizzato, non possono seguire la logica del campanile, sarebbe anacronistico.

Piuttosto, diviene necessaria una visione d’insieme, una strategia che tenga conto, in un’ottica di sussidiarietà, di tutti quei territori omogenei denominabili Centro Sicilia.

Allora, l’indirizzo politico che oggi si vuole dare al Legislatore regionale, in occasione della elaborazione e votazione della Legge sui Liberi Consorzi e Città Metropolitane è quello di prevedere, compiendo un’opera di grande ingegneria politico-istituzionale, un’ “Area Vasta del Centro Sicilia” che abbia come Capoluoghi le due Città di Caltanissetta e di Enna le quali, in un’ottica di salvaguardia dei posti di lavoro pubblici già esigui, mantengano gli uffici esistenti, ma che abbiano un’unica direzione politica.

In altri termini, l’area vasta sopra individuata, i cui confini inizialmente potrebbero essere quelli della attuali Province Regionali di Enna e Caltanissetta, ma al cui territorio potrebbero poter aderire in futuro altre città, dovrebbe avere un’unica regia politica.

Naturalmente, in questa ottica diviene imprescindibile attribuire a questo Ente intermedio, oltre alle competenze già attribuite alle vecchie Province Regionali, anche altre funzioni quali la pianificazione del territorio, la programmazione delle reti viarie, quelle dell’ATO idrico, della SRR, e tutti quei servizi che è opportuno organizzare in ambiti territoriali ottimali, quale ad esempio, un’agenzia per il turismo.

La Regione Siciliana, dalla sua parte, sgravandosi dalla zavorra delle eccessive competenze, dovrà cederne alcune che, seguendo rigorosamente il principio della sussidiarietà, potranno essere gestite in maniera più efficiente e corrispondente alle esigenze dei territori dagli enti intermedi di nuova formazione.

La concentrazione di competenze darà alle Nuove Province un ruolo imprescindibile ed essenziale, finalmente da protagonisti dei territori e di cerniera tra le Regione ed i Comuni.

Nel caso specifico del nostro Ente, le due città capoluogo di Enna e Caltanissetta, in un contesto di omogenizzazione politico-istituzionale, avranno inevitabilmente la necessità di diversificarsi in relazione alle proprie specificità ed attitudini (pensiamo ad esempio all’università e alla sanità), traendone un indiscutibile beneficio in termini economici e sociali.

Solo così, però, questa nuova area, acquisterà dignità e forza politica quanto meno pari alle altre aree metropolitane siciliane e competitività nel contesto nazionale ed internazionale.

Acquisendo, quindi, forza politica degna di nota anche nel contesto internazionale, l’Area Vasta del Centro Sicilia potrà finalmente attrarre investimenti pubblici e privati considerevoli che  invertiranno la tendenza economica regressiva a cui i relativi territori sono da tempo assoggettati.

Solo così, una volta per tutte, si potrà senza dubbio scongiurare la chiusura della Corte di Appello di Caltanissetta, presidio di legalità e, per ciò stesso, presupposto imprescindibile dello sviluppo, al cui mantenimento e potenziamento, come abbiamo potuto constatare, tengono le popolazioni di tutte le aree interne della Sicilia.

Ma vi è di più. La creazione di un’Area Vasta del Centro Sicilia, oltre alle considerazioni già fatte, diviene quasi una necessità, se si considera anche che la stazione di Xirbi, con la creazione dell’alta velocità ferroviaria e con il raddoppio della SS 640, rappresenterà lo snodo viario più importante della Sicilia interna, che non può vedere parcellizzazioni decisionali oramai anacronistiche e deleterie.

Alcune considerazioni vanno fatte in ordine a certi aspetti del nuovo ente locale di cui trattasi.

Le eventuali variazioni territoriali dei Consorzi, essendo correlate alle variazioni territoriali dei Comuni, per qualsiasi tipologia di aggregazione o disaggregazione di territori, non possono prescindere dall’applicazione dei principi contenuti nell’art.8 della L.R. n. 30 del 23/12/2000 che in sostanza prevedono che le modifiche territoriali devono essere sottoposte alla consultazione referendaria della popolazione interessata intendendosi quella residente nei territori di uscita e riceventi, come confermato anche dai recenti pronunciamenti giurisprudenziali.

L’Ente di Area Vasta del Centro Sicilia dovrà obbligatoriamente avere la connotazione di “Autonomia Locale” così come riconosciuta dalla Carta Europea delle Autonomie Locali siglata a Strasburgo il 15/10/1985 e ratificata in Italia con Legge dello Stato n° 439 del 30/12/1989, che prevede che almeno uno degli organi rappresentativi del Consorzio debba essere eletto a suffragio popolare.

Più in particolare, si pensa che almeno il Presidente dell’Area Vasta del Centro Sicilia dovrebbe essere eletto dal popolo, tenendo in debita considerazione che detto soggetto debba realmente essere posto nelle condizioni di espletare il proprio mandato e le delicatissime funzioni affidategli che non sono assolutamente conciliabili con quelle di un Sindaco, atteso che, anche il Sindaco di un piccolo Comune è chiamato a svolgere funzioni ampie e costanti.

Ciò posto

Il consiglio Comunale approvando il documento  investe il Presidente del Consiglio in uno col Sindaco del Comune capoluogo di trasmettere copia dello stesso e della relativa deliberazione di approvazione (immediatamente esecutiva) a:

  • tutti i Sindaci ed i Presidenti del Consiglio dei comuni della provincia invitandoli ad approvare il documento in questione con propria deliberazione in un brevissimo lasso di tempo con carico di trasmissione degli atti adottati al Comune capoluogo;
  • al Sindaco e al Presidente del Consiglio di Enna affinché condividano e si attivino in analogo modo estendendo tale, eventuale, condivisione ai Sindaci ed ai Presidenti del Consiglio dei comuni che ricadono nella provincia di Enna.

Sarebbe auspicabile che il Presidente del Consiglio di Caltanissetta, entro una certa data (31 maggio c.a.) raccogliesse tutte le deliberazioni di adozione del documento di che trattasi e li  trasmettesse a:

  • Governatore
  • Assessori della Giunta Regionale
  • Presidente dell’ARS
  • Deputazione Regionale

La previsione legislativa dell’Area Vasta del Centro Sicilia, in definitiva, diviene una naturale conseguenza delle dinamiche geo-politiche moderne le quali, superando la paura inevitabile che si prova di fronte al nuovo, vanno favorite e, quando è possibile, orientate.

La Politica, così, denoterebbe la capacità di interpretare sino in fondo l’età postmoderna, sapendone assecondare i rapidi cambiamenti che essa porta con se.

Queste brevi considerazioni potrebbero  assumere i contorni di un atto di indirizzo politico fortissimo derivante da un sorta di petizione popolare e potrebbero, altresì, rappresentare delle linee guida per il Governo regionale nella elaborazione della nuova legge sui liberi consorzi siciliani.

Mozione:

Alla luce della difficilissima situazione economico finanziaria in cui versa la ex Provincia regionale di Caltanissetta,  nella considerazione del credito vantato dalla stessa nei confronti del MEF stante le dichiarazioni fatte pubblicamente dal Ministro Delrio con la presente si impegna

 Il Presidente del Consiglio comunale di Caltanissetta e il Sindaco, insieme al neo commissario straordinario Barresi ad intervenire con tempestività ed urgenza per il tramite di S.E. il Prefetto e con la partecipazione attiva della deputazione regionale e nazionale nissena nei confronti del governo nazionale. Tale intervento istituzionale potrà convincere il competente ministro ed il governo nazionale,  più in generale, a valutare la possibilità di anticipare all’ex Provincia regionale di Caltanissetta parte delle somme spettanti e certificate. Ciò consentirà all’ amministrazione in questione di potere attendere la auspicata fine dell’ iter normativo afferente i liberi consorzi oggi nuovamente in discussione all’Assemblea Regionale Siciliana.

 Il consigliere comunale, Calogero Bellavia, nel suo intervento, che si riporta di seguito, ha spiegato le ragioni perché, a suo dire, è improponibile introdurre il concetto di area metropolitana del centro Sicilia. Intervento del consigliere Bellavia:

Introdurre il concetto di un Area metropolitana del centro sicilia è improponibile perché:

  • sono già tante le città metropolitane sul territorio nazionale a confronto con la situazione nell’intera U.E. ove sono davvero poche
  • sono già tante le città metropolitane previste in Sicilia (ben tre)

ciò rappresenterebbe, altresì, anche una forzatura che non trova riscontro in quanto previsto dal Decreto del Presidente della Regione Sicilia, risalente al 1995, che istituì le tre aree metropolitane in Sicilia. Probabilmente sarebbe meglio parlare di Grande Consorzio, di Macro Consorzio o ancora meglio di Area Vasta del Centro Sicilia. Le eventuali variazioni territoriali dei Consorzi, essendo correlate alle variazioni territoriali dei Comuni, per qualsiasi tipologia di aggregazione o disaggregazione di territori, non possono prescindere dall’applicazione dei principi contenuti nell’art.8 della L.R. n. 30 del 23/12/2000 che in sostanza prevedono che …… le modifiche territoriali devono essere sottoposte alla consultazione referendaria della popolazione interessata intendendosi quella residente nei territori riceventi, come confermato anche dai recenti pronunciamenti giurisprudenziali.

L’Ente di Area Vasta del Centro Sicilia dovrà obbligatoriamente avere la connotazione di “Autonomia Locale” così come riconosciuta dalla Carta Europea delle Autonomie Locali siglata a Strasburgo il 15/10/1985 e ratificata in Italia con Legge dello Stato n° 439 del 30/12/1989, che prevede che almeno uno degli organi rappresentativi del Consorzio debba essere eletto a suffragio popolare.

Si pensa che almeno il Presidente della  Area Vasta del Centro Sicilia dovrebbe essere eletto dal popolo, tenendo in debita considerazione che detto soggetto debba realmente essere posto nelle condizioni di espletare il proprio mandato e le delicatissime funzioni affidategli che, non sono assolutamente conciliabili con quelle di un Sindaco, atteso che, anche il Sindaco di un piccolo Comune è chiamato a svolgere funzioni ampie e costanti.

Ciò posto

Il consiglio Comunale approvando il documento  investe il Presidente del Consiglio in uno col Sindaco del Comune capoluogo di trasmettere copia dello stesso e della relativa deliberazione di approvazione (immediatamente esecutiva) a:

  • tutti i Sindaci ed i Presidenti del Consiglio dei comuni della provincia invitandoli ad approvare il documento in questione con propria deliberazione in un brevissimo lasso di tempo con carico di trasmissione degli atti adottati al Comune capoluogo;
  • al Sindaco e al Presidente del Consiglio di Enna affinché condividano e si attivino in analogo modo estendendo tale, eventuale, condivisione ai Sindaci ed ai Presidenti del Consiglio dei comuni che ricadono nella provincia di Enna.

Sarebbe auspicabile che il Presidente del Consiglio di Caltanissetta, entro una certa data (31 maggio c.a.) raccogliesse tutte le deliberazioni di adozione del documento di che trattasi e li  trasmettesse a:

  • Governatore
  • Assessori della Giunta Regionale
  • Presidente dell’ARS
  • Deputazione Regionale

 Il tutto assumerebbe i contorni di un atto di indirizzo politico fortissimo derivante da una sorta di petizione popolare alla quale la Deputazione tutta e l’intero Governo Regionale potrebbero essere costretti ad uniformarsi. Ci rendiamo perfettamente conto che tutto quanto sopra riportato necessita di condivisione e tempo. Ma il tempo per tutte le Provincie Regionali purtroppo è finito. Il Governo Renzi non solo ha quasi del tutto tagliato i trasferimenti erariali ma addirittura con la Legge di stabilità 2015 ha imposto una pesantissima riduzione della spesa corrente che inciderà per l’anno in corso

  • per la provincia di Caltanissetta € 4.067.281,61
  • per la provincia di Enna € 3.335.391,58

nella incredibile considerazione che comunque le Province sono tenute ad assicurare tutte le funzioni loro attribuite in una perenne situazione di squilibrio di bilancio e il rischio, ormai reale, di gravissime ripercussioni oltre che sui dipendenti provinciali anche sui servizi già abbondantemente penalizzati e ridotti per le continue e progressive riduzione di trasferimenti erariali registratesi negli anni passati.

Che in atto in Sicilia non risulta essere stata approvata alcuna legge di riforma delle ex province e che quindi, visto il sicuro protrarsi della attuale situazione di stallo, l’attualità è destinata a subire ulteriori peggioramenti visto l’aumento dei tagli previsto per l’annualità 2016 e 2017.

 Che, ancora, l’eventuale recepimento della Legge Del Rio tout court cagionerebbe gli stessi sfracelli già riscontrati in tutte le regioni a statuto ordinario nelle quali oltre ad avere annientato i servizi ha causato una situazione di disagio, caos, confusione e soprattutto la mancanza di certezze sul futuro lavorativo di migliaia di persone.

 Prevedendo, infatti, tale infausta legge il taglio lineare del 50% delle dotazioni organiche che per il legislatore dovrebbero transitare in altri Enti, transito quasi del tutto impossibile. Tutto ciò comporta una forte penalizzazione dei servizi come la solidarietà sociale, la manutenzione delle strade provinciali, le manutenzioni delle scuole ormai quasi del tutto azzerate fino ad arrivare alla impossibilità di pagare le utenze e non ultimo gli stipendi dei dipendenti.

A tal proposito è indispensabile denunciare a gran voce cosa accade in quel che rimane della Provincia Regionale di Caltanissetta:

Con un atto di una gravità assoluta, ma purtroppo inevitabile, a decorrere dai primi giorni del mese di  maggio (ironia della sorte 1° maggio giornata della festa dei lavoratori) i dipendenti della Caltanissetta House Providing, circa cinquanta lavoratori e padri di famiglia, onesti e zelanti, saranno sospesi dall’attività lavorativa. Per chi non la conoscesse la Caltanissetta House Providing è una società in house della Provincia Regionale di Caltanissetta, partecipata al 100% dalla stessa, e che oltre ad assicurare una interminabile e indispensabile serie di lavori è una delle pochissime società partecipate da Enti Locali in Sicilia che ha chiuso in attivo i bilanci degli ultimi esercizi. Gli uffici dell’ente stentano a potere assicurare il minimo vitale, sono state ridotte le giornate di rientro, i buoni pasto, le indennità, i consumi energetici, si stenta a pagare le manutenzioni e i carburanti delle autovetture, e dulcis in fundo le spettanze stipendiali del mese di Maggio sarà quasi sicuramente impossibile onorarle. A questo punto alcune riflessioni dure, amare vanno fatte. Dopo l’applicazione sul territorio nazionale della Del Rio i risparmi effettivi ammonterebbero a circa 110 milioni di euro quando le indennità di risultato della dirigenza del comparto stato – regioni erogate ogni anno (assessorati, ministeri etc…) ammonta a più di 800 milioni!

 Il governo Renzi toglie alle province, ma anche ai comuni e cosa fa in materia di manutenzione delle scuole da direttamente alle scuole con i bellissimi progetti/slogan “scuole nuove” – “scuole belle” etc….

Durante una seduta di revisione contabile in uno degli Istituti scolastici superiori di Caltanissetta, mi accorgo di una posta di bilancio in entrata di circa 250 mila euro e chiedendo lumi mi viene  risposto che trattasi di finanziamenti diretti del governo nazionale  all’Istituto scolastico per lavori di manutenzione. Chiedendo di che tipo di lavori si trattava mi viene riferito che la scuola è solo un ente pagatore i servizi di progettazione, di direzione lavori, di esecuzione lavori, di collaudo e di quant’altro è stato affidato ad imprese non isolane. Il danno e la beffa. Togliamo risorse alle province per le scuole, rendiamo inoperosi i tecnici provinciali, affidiamo i lavori a imprese cooperative del nord Italia producendo un conseguente depauperamento del territorio in termini di forniture, di maestranze e più in generale di imprese edili del territorio. Incredibile ma vero! La totalità delle ex province sono in situazioni di predissesto o dissesto. (fonte report /gabanelli).

In tale gravissima situazione di stallo non si può più attendere un solo minuto. La Provincia Regionale di Caltanissetta vanta un credito certificato da parte del Ministero di più di 45 milioni di euro. Detto credito, che scaturisce da trasferimenti erariali afferenti il passato, è stato certificato dal medesimo Ministero e sarà erogato solo nell’anno 2016 ma ahimè troppo tardi. E’ già stato proposto il decreto ingiuntivo per riscuotere anticipatamente almeno parte del credito vantato. (Palermo ne vanta circa 110 milioni di euro e sarà erogato tutto nel 2015).

 Le anticipazioni di tesoreria sono state sforate e quando mi permetto di dire, senza voler fare allarmismo ne tanto meno demagogia, che gli stipendi già del prossimo mese sono nella incertezza più totale lo faccio a ragion veduta. Occorre quindi che il Governatore Renzi dall’alto del suo savoir faire, forse sin troppo prostrato nei confronti dei poteri forti comunitari e chissà perché poi?

  • per primo conceda una deroga ai meccanismi di riduzione della spesa di cui alla legge di stabilità 2015
  • contestualmente anticipi le somme dovute, anche in parte alla provincia.

Gli dia insomma un po di ossigeno attraverso una serie di anticipazioni a cadenza periodica che consenta di tirare avanti e poter attendere gli esiti di un iter normativo che, porca miseria, è nelle mani di un altro Governatore anch’esso troppo di facili proclami e pomposi annunci.

E’ ormai storia oltre alla Legge Regionale 7/2013 di istituzione dei Liberi Consorzi, ad’oggi ancora impantanata, l’altra “legge manifesto” la 2/2013 per la regolazione del servizio idrico integrato manca ancora di una legge quadro. E, in attesa delle tanto agognate e proclamate riforme si va di commissariamento in commissariamento tirando a campare tra una sentenza sfavorevole del Tar e/o una della magistratura contabile, vagando dalla mancata attuazione del federalismo fiscale che, attraverso una trattativa con il Governo nazionale avrebbe dovuto compensare (perequazione) la ridotta capacità fiscale della regione siciliana e il suo storico gap infrastrutturale, alla mancata attuazione della L.R. 9/2010 sulla gestione integrata dei rifiuti procrastinando un sistema che favorisce i pochi depauperando sempre più il nostro territorio di bellezze.

Tornando, per un attimo, a quella che doveva essere una riforma epocale e invece si è trasformata solo nell’ennesima figuraccia di un Governo Regionale abbandonato, nel momento decisivo per l’approvazione di una riforma annunciata da Giletti ben due anni addietro, dalla sua stessa maggioranza che continua a perpetuare spot, annunci, proclami e commissariamento di tutto e di più ma, con un unico massimo comune denominatore: il danneggiamento dei siciliani.

Danneggiamento perpetuato giorno dopo giorno da un Governatore Regionale che, siede nelle sedie che sono appartenute ad Alessi e Nicolosi indubbi statisti al suo confronto, ha cambiato ben tre governi in circa due anni e mezzo senza riuscire a produrre nulla di buono.  Spot e scivoloni continui, centinaia di articoli bocciati dal Commissario dello Stato, sei finanziarie in due anni, sentenze Tar di censura come quelle sull’Humanitas e sul Muos, incapacità palese di gestire il bilancio e i conti e conseguente commissariamento del governo centrale (Baccei), riforme dei rifiuti e delle acque rimaste solo sulla carta il tutto giocato sulla pelle dei siciliani.

La possibile mancata copertura del Fondo di rotazione per il sistema dei rifiuti e la sentenza favorevole alla Sicilia sui carburanti se non fosse per la preventiva rinuncia nei confronti dello Stato sono solo gli ultimi episodi scandalosi.

Così come la nomina dei commissari, per lo più dirigenti generali a lui vicini, fino ad arrivare al suo capo di gabinetto o addirittura ad Ingroia cosa che ha suscitato l’ilarità finanche dell’Autorità anticorruzione. Insomma una continua finzione, una rivoluzione rivelatasi controrivoluzione, fallimenti venduti come successi, una rivoluzione iniziata con il proclama “abbiamo abolito le province” che si conclude con una inesorabile bocciatura con la speranza che dimostrando di non essere attaccata alla poltrona la deputazione regionale ponga fine a questo scempio prima che sia troppo tardi. La realtà è che sembra di essere nelle mani di nessuno.

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