CALTANISSETTA – Anche quest’anno, il 23 settembre 2014, l’Associazione Internazionale Regina Elena onlus ha ricordato in diverse città italiane il sacrificio del Vice Brigadiere dei Reali Carabinieri Salvo D’Acquisto, trucidato nel 1943 dai nazisti a Torre di Palidoro, frazione di Torrimpietra, vicino Roma.
In quella occasione, come tutti sanno, l’Eroe D’Acquisto, a 23 anni non ancora compiuti, si auto accusò di un presunto attentato, mai commesso, per salvare la vita di ventidue inermi civili, rastrellati come rappresaglia dai soldati tedeschi desiderosi di vendetta.
Per questo sacrificio a Salvo D’Acquisto venne concessa dal Luogotenente del Regno, Umberto II, la Madaglia d’Oro al Valor Militare, con la seuuente motivazione: «Esempio luminoso d’altruismo, spinto fino alla suprema rinuncia della vita, sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, era stato condotto dalle orde naziste insieme a 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, pure essi innocenti, non esitava a dichiararsi unico responsabile di un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così, da solo, impavido la morte, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa dell’Arma».
A Caltanissetta la lapide in ricordo di Salvo D’Acquisto è stata posta nella strada che porta il Suo nome nel dicembre del 2008, ed è stata inaugurata dal Principe Sergio di Jugoslavia, Presidente internazionale dell’AIRH onlus, e dal dr. Alessandro D’Acquisto, fratello dell’Eroe, che
per l’occasione non rinunciò ad essere presente (foto), alla presenza di Autorità militari, civili e religiose. Quest’anno la cerimonia, che ha previsto prima la deposizione di una corona d’alloro ai piedi della lapide e dopo una Celebrazione eucaristica in suffragio, oltre che dalla sede nissena dell’AIRH onlus è stata co-organizzata da altri sodalizi: l’Associazione “Amici della Real Casa Savoia” (che a suo tempo partecipò alla realizzazione della lapide), la sede nissena di Tricolore – associazione culturale, e la Delegazione nissena dell’Istituto
Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon. Tutto è stato coordinato dalla locale Associazione Francesco Amico per la
tutela del patrimonio storico, culturale, turistico, folkloristico e religioso della città (nella foto i rappresentanti di dette Associazioni
insieme al vice Presidente della Pro Loco, Antonio Locelso).
Che senso avrebbe avuto organizzare Cerimonie separate per ricordare un Eroe? Al di la di sigle ed appartenenze, il ricordo e la memoria non hanno esclusive o colori. Come sempre è stato presente un picchetto dell’Arma dei Carabinieri, guidato dal Maresciallo Lo Piccolo; purtroppo altri Ufficiali erano impegnati nell’intitolazione di una Caserma alla presenza dei vertici regionali dell’Arma ed erano impossibilitati a partecipare.
Presente, come sempre, anche la sezione “Ugolini” dell’Associazione Nazionale Carabinieri, anche con qualche “benemerita”. Immancabile la presenza della Polizia Municipale che ha egregiamente deviato il transito veicolare al fine di un’ottimale riuscita della cerimonia. E’ stato suonato, dal vivo, il Silenzio, grazie alla disponibilità di una GdO già Bersagliere. Un momento toccante che ha visto anche fermarsi diversi
automobilisti in transito nella corsia opposta.
Immediatamente dopo è stata data lettura di un breve discorso, che si riporta di seguito in corsivo:
A distanza di settantun’anni, dal 23 settembre 1943, rimane vivo il ricordo di un giovane Carabiniere di 22 anni, che durante la seconda guerra mondiale per evitare che la follia barbara delle truppe naziste sfociasse in una rappresaglia contro poveri cittadini inermi, non esitò ad autoaccusarsi di un fatto che non aveva commesso, salvando così la vita ai 22 prigionieri ingiustamente detenuti ed a consegnare la sua al plotone d’esecuzione. Un esempio raro di valori che oggi, in una società disfattista come la nostra, si stanno disperdendo e che sarebbe utile ritrovare per chi c’è e per chi ci sarà. Il vice Brigadiere dei Carabinieri Reali Salvo D’Acquisto dinanzi al plotone di esecuzione, pur consapevole della sorte che gli sarebbe toccata, gridò “Viva l’Italia”, mettendo così al primo posto il suo senso di appartenenza ad una Nazione, ad un popolo e ad una istituzione a lui cara: la gloriosa Arma dei Carabinieri. E’ importante, sia per le generazioni presenti che per quelle future, ricordare e mantenere vivo il ricordo di Salvo D’Acquisto, portando avanti quello che lui aveva coltivato nella sua breve vita terrena, cioè l’attaccamento alla Patria. Il suo sacrificio e la sua memoria devono essere ricordati da tutti, specialmente dalle giovani generazioni, affinchè gesti eroici come questo, vengano compresi come un dovere collettivo, la volontà di fare qualcosa di più, non soltanto per se stessi ma principalmente per gli altri.

