CALTANISSETTA – 19 giugno 1614 d. C., Palazzo di Città; di mezzo mattino. Sono un po frastornato. Da cinque anni, circa, non metto piede in questo luogo, in questi spazi. Troppo avvilente, per me, l’incontro con certi modestissimi governanti. Chissà perché, comunque, stamani ho deciso di ritornarci, al Palazzo di Città? Forse perché non avevo di peggio da fare? Sì, è questo, forse, il vero motivo. Ad ogni modo, ecco una breve, malinconica cronaca di quanto successo. L’ingresso al Palazzo è presidiato da un piccolo plotone di vigili urbani in divisa. Tutti allegri e sorridenti. Porte aperte, spalancate sul grigio atrio interno. Giungo al primo piano, il piano nobile del Palazzo. L’arrivo di un Assessore suscita, nei presenti, incontenibili scene di entusiasmo e di illimitato servilismo. Tutti gli altri personaggi presenti vengono sconsideratamente ignorati. Come se non ci fossero, insomma. Per non parlare del Sindaco: quando finalmente Egli riesce a liberarsi dalla estenuante questua di tecnici, grandi esperti, azzeccagarbugli, uomini d’affari e scienziati, ed esce dalle sue stanze, viene assalito e riverito come il sommo Governatore del Palazzo e delle magnifiche terre di Nissa. Niente da fare: non ho resistito più di venti minuti. Io, d’altronde, sono un cittadino senza Patria.
Che ci sto a fare in mezzo a questo siculi-spagnoli in cerca di gloria, di fortuna e di ricchezza? Che ci sto a fare in mezzo a questi specchi e a questi insopportabili divanetti barocchi?
Leandro Janni

