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Le riflessioni di Richelieu: “Cuffaretto”

Redazione

Le riflessioni di Richelieu: “Cuffaretto”

Mar, 17/06/2014 - 23:19

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imageCALTANISSETTA – Se fosse soltanto per i baci e gli abbracci, sorriso rassicurante e occhialini, Gianluca Miccichè potrebbe assomigliare a Cuffaro da giovane. Ma non ne ha condiviso le vicissitudini giudiziarie e le amicizie pericolose, per sua fortuna. Anzi, lui è filo-diretto con le superstar della legalità; un nome per tutti: Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia e big sponsor del governo Crocetta (negli ultimi tempi un po’ meno…), al quale non tralascia di fare una telefonata di “briefing” per ogni passaggio della sua giornata politica e della sua attività parlamentare.

E’ “un ragazzo pane-di-casa”: così lo aveva definito a caldo uno dei suoi sostenitori, ai microfoni di una TV locale il giorno della sua elezione a deputato regionale. Ruspante, si potrebbe dire, anche nell’orizzonte del suo insediamento socio-elettorale più profondo, quel mondo campestre delle borgate nissene in cui  ha costruito e consolidato lo zoccolo duro del suo consenso elettorale.

Cervello fino il giovane, tanto da curare gli agganci con la “comitiva della legalità” (che da anni ormai imperversa in Sicilia e che ha proprio nel territorio nisseno il suo cuore) senza troppo sbandierarli, sottotraccia, senza troppo “macchiarsi le carte” con i proclami parolai che tanto hanno fatto tendenza nella Comitiva, senza grancassa mediatica. Ma nella sostanza. Contano ancora qualcosa fuori dalla Sicilia.

Scuola di alta cucina di pedigree democristiano: la lista per il Consiglio Comunale di Caltanissetta è stata il suo piccolo capolavoro. Un melting-pot di provenienze politiche diverse, maggioranza-opposizione-maggioranza (vedi Calafato), uno spaccato sociale a 360°, un combinato-disposto che è riuscito ad azzerare l’intera pattuglia dei consiglieri comunali uscenti dell’UDC  pre-Miccichè, dopo averne riportato all’ovile i transfughi dell’era Maira, per “mangiarli meglio” come avrebbe detto il lupo-nonna di Cappuccetto Rosso, eliminandoli in un sol colpo dal novero degli eletti dopo averne spremuto la dote di consenso al servizio di una nuova sestina di Consiglieri (ma sei è numero diabolico!) a lui tutti riconducibili per fedeltà e gratitudine.

Contemporaneamente, sganciandosi dall’abbraccio mortale del  NCD  con cui pure era alleato alle Europee (nello stesso giorno) affonda il centro-destra nel capoluogo rendendosi sponsor di prima fascia del candidato-Sindaco-civico-Ruvolo che vince, e cancella dal panorama cittadino le vecchie mummie dei faraoni del passato: Maira e Pagano, sepolti dalla sconfitta. E forse neppure imbalsamati.

In questi giorni forse si prepara ad accogliere gli esiliati di Pagano, di fatto cacciati dopo la mossa a sorpresa della nomina del nuovo Segretario cittadino ex radicale (siamo post-moderni ormai…), qui nell’abbraccio accogliente dell’ultima frontiera democristiana.

Ne rimarrà soltanto uno: era il motto degli Immortali e di Andreotti. E’ ormai questa la prospettiva del nostro, unico parlamentare sul territorio e unico  interlocutore del Governo regionale di Crocetta (posto che i fratelli-deputati a 5 stelle non sembra che stiano brillando in nessun firmamento istituzionale).

Co-autore della legge regionale sulle ex-province deve ora gestirne la traduzione nel territorio siciliano più “caldo” dal punto dei vista dei campanilismi frustrati: Gela, Niscemi che vogliono diventare catanesi (chissà se sarà poi un gran male…) e Caltanissetta che non riesce ad attrarre intorno ad un progetto di identità e sviluppo i territori del suo antico hinterland, che sin dal 1817 l’aveva avuta come capofila.

I democristiani della prima Repubblica, numi tutelari del nostro, sapevano che quando si è proprio obbligati a cambiare qualcosa,(meglio non troppo spesso), bisogna fare in modo che nessuno resti scontento; e che, dopo la paura di perdere il poco che si ha (premessa fondante del consenso moderato) si deve prima fare balenare e poi concedere qualcosa un po’ a tutti. Si potrebbe dire mediazione, ma, nell’orizzonte campestre del nostro, il mediatore aveva un altro ruolo, e forse è meglio non fare confusione.

Riuscirà il nostro giovane notabile a comporre come si deve il primo quadro di questo nuovo contesto post-politico in cui si trova ad operare ?

Forse starà già prendendo lezioni private (e non pubbliche) dal suo primo Maestro,  un altro mio collega Cardinale. In quel di Mussomeli.

 Richelieu Richelieu

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