CALTANISSETTA – Essendosi diffusa oramai l’opinione di quanto sia facile farla franca con la giustizia in Italia a causa delle pessime “leggi colabrodo” esistenti e non a causa di un presunto permissivismo della magistratura che “applica le leggi che il parlamento produce”, non c’è malintenzionato di ogni specie che appresa la buona notizia non si sia incamminato verso il crimine.
E’ noto come già Thomas Hobbes fondasse la sua dottrina dello Stato attraverso il valore intrinseco della sicurezza. Infatti è il bisogno di sicurezza contro l’aggressione reciproca, che induce gli individui a riunirsi in Stato. Conseguentemente la sicurezza giuridica nasce dalla soggezione generalizzata alla legge, ovvero nel sapere a che cosa attenersi per superare il clima di timore e sfiducia reciproca nello svolgimento dei rapporti sociali. Dalla bontà delle leggi penali dipende dunque la libertà e la sicurezza del cittadino. Pertanto, la sicurezza può qualificarsi come bene inscindibilmente legato alla vita, all’ incolumità fisica, al benessere dell’uomo e alla qualità della sua esistenza, nonché alla dignità della persona. Da ciò ne deriva che la sua titolarità oltre che in capo allo Stato, nella forma di interesse a garantire una situazione di pace sociale, è riferibile a ciascun individuo come diritto a un’esistenza protetta, indispensabile al godimento degli altri diritti di cui è titolare in condizioni di sicurezza. Oggi c’è un forte bisogno di sicurezza che deve essere soddisfatto. La ricerca dell’equilibrio tra sicurezza e libertà discende anche dalla consapevolezza che il fondamento del valore sicurezza riposa sull’esigenza di salvaguardare i diritti fondamentali dell’uomo: tra i due termini a confronto – sicurezza e altri diritti – si delinea un forte legame derivante dall’essere la Polizia strumento di protezione e non di oppressione della libertà. La sicurezza, come diritto della persona, deve quindi procedere insieme con le libertà dell’individuo ed essere così concepita come un obiettivo cui deve tendere l’azione dello Stato e degli altri poteri pubblici, sempre nel pieno rispetto del nucleo essenziale degli altri diritti garantiti dalla Costituzione. In definitiva, senza regole crescono i poteri criminali e gli abusi di potere. Le regole sono dunque la struttura portante della pacifica convivenza civile.
Il segretario generale provinciale SILP CGIL
Davide Chiarenza

