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Rapina in banca, un testimone:”senza armi ma professionali e gentili”

Redazione

Rapina in banca, un testimone:”senza armi ma professionali e gentili”

Mar, 05/03/2013 - 12:50

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Sergio Giannone

CALTANISSETTA – Rapinatori gentili, con fare garbato e, dal buon italiano. Professionisti. Niente schiaffi alla clientela e, nemmeno
armi, solo modi affettati.
Ecco il racconto di un cliente abituale della banca Toniolo, che ha assistito, incredulo, alla rapina all’istituto di credito di via
Turati di ieri pomeriggio.
S.M, imprenditore agrigentino, cinquantenne, da anni impegnato nel nisseno nelle molteplici attività tirate su da solo, era lì davanti, con l’impiegata . < visto materializzarsi un tizio, con una sciarpa nera davanti alla bocca, un cappello di lana con gli occhiali, dietro, dove era seduta la signora, (l’impiegata dalla grande professionalità e disponibilità con l’utenza, sempre presente in servizio, anche stamani, funge – in qualche modo –da riferimento per gli altri colleghi della banca ed è conosciuta in città, pur essendo palermitana). E poi continua nel racconto – l’ha presa per un braccio, strattonandola; sono rimasto con la bocca aperta e il telefono in mano. Lui si è accorto di me e, mi ha indicato di metterlo giù e di accomodarmi in fondo alla sala, insieme a tutti gli altri, dove c’era anche il direttore. Nel frattempo hanno preso forma- come dal nulla – gli altri tre incappucciati che gentilmente indicavano di metterci tutti ammassati in fondo, mentre il tipo dietro alla cassa arraffava il denaro. Ah… tenevano le mani nel giubbotto, le avevano sempre in tasca ( a indicare – a chi li guardava – che presumibilmente avessero un’arma>>.
La banca ha tre sportelli, collocati in una ampia sala rettangolare; le porte antintrusione con metal detector, sono visibili agli impiegati, che manualmente decidono, se l’impianto non suona, di aprire o meno. Colei che apre la porta è la responsabile, la stessa dipendente vicina al testimone. Il piano era ben congegnato, i primi tre sono entrati a distanza di alcuni minuti, intrufolandosi con i clienti abituali che a quell’ora erano circa una ventina. Le porte non hanno rilevato nulla e, per questo, hanno eluso i controlli. Hanno preso il numeretto salva-code e si sono seduti, mescolandosi nell’indifferenza dell’ affollata sala, (n.d.r. la filiale è quotidianamente presa d’assalto dai correntisti, numerosissimi). L’ultimo, invece è stato notato dall’impiegata perché non riusciva ad entrare. Per questo è ritornato indietro per ben tre volte. Poi sempre la stessa impiegata, ha pigiato lo sblocco dell’allarme, non senza qualche perplessità.
“Dopo 5 minuti interminabili sono usciti dalla porta centrale, quella collegata all’allarme e due sono corsi di fronte, proprio nella piazzetta e gli altri si sono dileguati a piedi. Poi – conclude – erano stranamente gentili, non erano agitati, mi sembravano dei professionisti”. Il resto è cronaca: l’arrivo di tre poliziotti in borghese, sbucati da dietro il fast food, che si trova in zona e, con le pistole in pugno che sparavano in aria; infine l’arresto del palermitano, Sergio Giannone, quarantottenne con precedenti penali per lo stesso reato.
(Elle R.)

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