MARIANOPOLI – La Stazione Carabinieri di Marianopoli, a partire dall’estate scorsa, ha avviato una peculiare attività d’indagine attinente la gestione del locale depuratore comunale, ubicato nella Contrada “Roba” a pochi metri dalla SS 121 poco distante dal fiume Belici; si è verificato infatti come tale depuratore non fosse funzionante dall’anno 2000, non depurando affatto e riversando le acque reflue a cielo aperto permettendo che giungessero nel suddetto corso d’acqua, contribuendo per cui ad un costante inquinamento del fiume con notevole pericolo per le case circostante ed in generale per l’ambiente. Veniva infatti accertata l’assenza di un componente chimico fondamentale per il processo depurativo; si è appurato come da anni, i reflui relativi agli scarichi venissero scaricati senza essere sottoposti a nessun trattamento depurativo. Dall’anno 2000, si by-passava l’imbocco del collettore immettendo lo scarico direttamente a cielo aperto permettendo che venissero riversate nel fiume Belici. In sede di accertamenti, i militari hanno verificato come non vi fosse alcuna autorizzazione allo scarico poiché mai richiesta dal Comune di Marianopoli né dalla Società Caltaqua, allo stato attuale e sin dal 2006 ente gestore dell’impianto di depurazione. A seguito dei primi
accertamenti, i Carabinieri di Marianopoli, hanno effettuato un sopralluogo presso l’impianto di depurazione al fine di constatarne l’inefficienza e successivamente unitamente a personale dell’ARPA hanno effettuato prelievi di campione di acqua reflua della cittadina; veniva accertato dall’esame dei prelievi un superamento dei limiti della tabella 3 – allegato 5 – parte III – del D.Lgs. 152/2006.
In sintesi si è accertato come:
– il depuratore fosse fermo dall’anno 2000;
– non vi fossero autorizzazione allo scarico;
– la società Caltaqua avesse preso in carico l’impianto nell’anno 2006;
– determinate responsabilità fossero addebitabili a primi cittadini pro tempore del comune di Marianopoli per mancati interventi a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
Dall’attività d’indagine svolta si è appurato come l’ente gestore della rete idrica abbia scaricato il refluo direttamente al fiume, immettendo nelle bollette del canone il pagamento della depurazione e percependo indebitamente somme non dovute dai cittadini; sono emerse inoltre responsabilità penali a carico di due ex primi cittadini per aver permesso lo scarico a cielo aperto di acque reflue senza alcuna autorizzazione allo scarico.
La società Caltaqua è stata denunciata per la violazione dell’art. 137 del D.Lgs 152/2066 e per il reato di Truffa mentre due ex sindaci del Comune di Marianopoli esclusivamente per la violazione del D.Lsg 152/2006.

