SAN CATALDO – Il panorama politico sancataldese, in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera, si arricchisce dell’iniziativa di “Riprendiamoci la Città”, il comitato civico che già quattro anni fa presentò una lista ed un candidato sindaco (Giampiero Modaffari) ottenendo un ottimo successo politico (Modaffari per un soffio non vinse al ballottaggio) e due seggi in Consiglio comunale.
Oggi il Comitato ha diramato un documento per la stampa, nel quale preannuncia l’intenzione di essere presente alle comunali del 2012: “Ci siamo ritrovati come passeggeri di un aereo, i quali si accorgono che la cabina di pilotaggio è vuota e che la voce rassicurante del comandante è solo la ripetizione di un messaggio registrato”. Con questa citazione, firmata Zygmunt Bauman, il movimento civico “Riprendiamoci la Città” concludeva uno dei volantini della campagna elettorale locale del 2007, con esplicito riferimento alle due tornate amministrative dell’ex sindaco Torregrossa. Citazione valida allora e attualissima ancor più oggi per il governo Di Forti, come a voler riprendere il detto “al fondo non c’è mai fine”.
Dura l’analisi dell’azione politica-amministrativa dei due sindaci Pdl: “L’uno prima e l’altro dopo hanno immerso la nostra città in quindici anni di buio, una lunga notte conquistata con seduzione bugiarda, con menzogne e false promesse; anni in cui la politica è divenuta disciplina affidata a pochi protagonisti, i quali l’hanno usata come arena di scambio, producendo una lenta riduzione dello spazio pubblico e quel regresso, di cui siamo tutti chiamati a pagare il conto in termini morali, sociali ed economici”. “Ma gradualmente e da mesi si è aperta una evidente crepa nel consenso, nel muro a lungo compatto – prosegue il documento – una crepa ben visibile, che non riguarda solo l’intonaco, ma va in profondità: e non solo nei numeri che animano sostenitori ed opposizione in Consiglio comunale. Infatti anche tra i cittadini, che avevano pensato alla secessione dalla vita pubblica come unica forma di protesta, ora si fa strada il disincanto. Nuovi movimenti, forum, periodici locali, incontri, iniziative culturali dicono che l’incantesimo è rotto e che il prossimo maggio sarà una doppia primavera”.
“E ci piace pensare – aggiunge Riprendiamoci la Città nel documento a firma di Giampiero Modaffari, Luigi Nocera, Rosetta Anzalone, Aldo Arcarese, Sonia Sollami, Luigi Forti, Elisa Falzone e Marzia Giammusso – che a questo cambiamento non siamo stati estranei, poiché abbiamo lavorato instancabilmente per crearlo; perché abbiamo contrastato quella logica che inquina le istituzioni, una logica che ha allontanato le mete collettive, che ha dato valore residuale al confronto, alla dialettica, alle politiche sociali, al territorio, al lavoro”.
Sulle cose da fare, il Comitato ha le idee chiare: “Convinti che da questa notte non si esce, se non si restituisce valore e spessore alla Politica, intesa come dovere di tutti, lavoreremo ancora e ripresenteremo al momento opportuno, aggiornandole, quelle linee programmatiche, le quali già quattro anni fa si differenziavano per lo stile, per gli strumenti, per i metodi, la logica e le prospettive: il bene comune, che anticipa ed annulla personalismi, protagonismi ed avventure; la partecipazione civica; la competenza e la passione a lungo dimostrate; i meriti di persone preparate; l’entusiasmo e la caparbietà di chi da tempo si oppone a quanti sono stati liquidatori di storia e di servizi. Nel risorgimento possibile della nostra comunità, insieme alle forze sane, oneste e competenti, si saremo anche noi, che non abbiamo abdicato alla Politica e che in queste tenebre ci siamo spesi per corroborare le coscienze”.
Il documento di Riprendiamoci la Città così si conclude: “Ci saremo per risollevare il presente e tutelare quei giovani, che guardano sgomenti all’impoverimento della nostra città e cercano risposte nell’esilio volontario o nei fumi di qualche pifferaio magico. Ci saremo per continuare ad essere portatori responsabili dell’impegno del buon padre di famiglia, per fare sintesi delle solitudini politiche e trasformare sparse delusioni individuali in cittadini protagonisti. Il cambiamento sarà finalmente un argine, mentre l’improbabile riconferma di chi tuttora governa significherà un avallo, un’autorizzazione a procedere nel definitivo degrado”.

