Salute

Padre Puglisi, oggi il ricordo del “prete della gente” ucciso 18 anni fa

Redazione

Padre Puglisi, oggi il ricordo del “prete della gente” ucciso 18 anni fa

Gio, 15/09/2011 - 19:42

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PALERMO – Oggi e’ il compleanno di Padre Pino Puglisi. E’  il diciottesimo anniversario dell’uccisione del 56enne parrocco di Brancaccio, decisa dalla mafia che temeva l’azione educativa di questo pastore mite e sapiente. Ieri sera una fiaccolata dalla chiesa di San Gaetano a piazza Anita Garibaldi ha voluto tenere accesa la luce sulla notte di Palermo. “Per noi padre Puglisi e’ vivo e vorremmo che queste fiamme della presenza e dell’impegno della gente di Brancaccio restassero accese tutto l’anno”, dice Maurizio Artale del Centro Padre nostro. Oggi alle 10 la proiezione film “Alla luce del Sole” nel carcere Pagliarelli, presente Roberto Faenza, regista del film. Alle 18, in cattedrale, solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dal cardinale Paolo Romeo. Alle 21 il concerto dell’Orchestra sinfonica siciliana. Alla stessa ora, nella chiesa San Francesco Saverio, in scena “Oratorio per don Giuseppe”, testo di Franco Scaldati.
   Intanto procede la causa per il riconoscimento del martirio di don Puglisi presso la Congregazione per le Cause dei Santi in Vaticano. “Un religioso austero e rigoroso, calato nel sociale, immerso nella difficile realta’ del quartiere”, scrivevano di padre Puglisi i giudici nelle motivazioni della sentenza di condanna dei killer. Insomma, era il prete della gente. Emblema di quel sacerdozio missionario capace di “donarsi e spendersi quotidianamente per condurre tutti nell’unico gregge del Signore”, ricordava il cardinale Camillo Ruini; figura al centro anche della visita del Papa a Palermo lo scorso ottobre. Aveva fondato il centro Padre nostro, realta’ pensata per sostenere il percorso di ‘liberazione’ di Brancaccio, costantemente oggetto di raid vandalici. “Non sono un biblista – diceva di se’ il parroco – non sono un teologo, ne’ un sociologo, sono soltanto uno che ha cercato di lavorare per il Regno di Dio”. Un terreno di impegno nel quale coinvolgere tutti: “E se ognuno fa qualcosa”, era il senso della sua sfida. Per tutto questo, per la sua volonta’ di rompere il rigido controllo della mafia sul territorio e sulle persone, e’ stato assassinato: un colpo di pistola alla nuca, davanti casa, esploso dal killer Salvatore Grigoli, adesso collaboratore di giustizia, condannato a sedici anni. “C’era una specie di luce in quel sorriso – racconto’ anni dopo – che mi aveva dato un impulso immediato. Quella sera cominciai a pensarci, si era smosso qualcosa”. Definitivamente condannati all’ergastolo i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio, accusati di avere ordinato il delitto. Ergastolo anche per gli altri componenti del commando: Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Luigi Giacalone e Nino Mangano.

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