Salute

Vino, puntare sul valore farà crescere l’export del 3,5% in tre anni

Redazione

Vino, puntare sul valore farà crescere l’export del 3,5% in tre anni

Dom, 12/04/2026 - 16:10

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 Non è più una questione di volumi ma di valore. Nel mercato globale del vino la nuova parola d’ordine è Premium, bottiglie che escono dalla cantina a un prezzo minimo di 8 euro e che arrivano sullo scaffale tra i 25 e i 50 euro. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly su base Iwsr presentato al Vinitaly, sarà proprio questa fascia, insieme al segmento Luxury, a compensare la frenata dei prodotti medio-bassi, con una crescita stimata del +3,5% per il Made in Italy entro il 2029.

L’obiettivo per le cantine è ora la diversificazione degli sbocchi commerciali. Oggi il 60% dell’export è concentrato su soli cinque mercati: una dipendenza che l’Italia punta a scardinare guardando a 12 aree geografiche ad alto potenziale. In cima alla lista dei top buyer restano Stati Uniti e Regno Unito, ma la vera sfida si gioca in Asia e America Latina. Come sottolineato da Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio, aumentare l’incidenza dei vini Premium dal 17% al 20% permetterebbe di ammorbidire sensibilmente il saldo negativo dell’export, da -4% registrato nel 2025 a -0,7%, trasformando una potenziale decrescita in valore reale.

Nelle piazze storiche, l’Italia sta già dando prova di una resilienza straordinaria. Negli Usa, mentre il segmento Premium generale flette a causa della recessione, il tricolore segna +4%, trainato da Prosecco e bollicine. Nel Regno Unito, invece, la partita si sposta sui vini fermi: rossi e rosé di Toscana, Piemonte, Puglia e Abruzzo sono chiamati a irrobustire la presenza. Il Giappone si conferma la terra promessa per il segmento Luxury, con un mercato destinato a toccare il 20%. Segnali di maturazione arrivano anche dalla Cina: calano i volumi, ma il valore dei vini premium vola verso +10%, dove l’Italia punta su spumanti e Moscato d’Asti. Dinamiche simili in Corea del Sud, mentre in Messico e Brasile, agevolato dal calo dei dazi, i rossi italiani corrono più veloci della media di mercato.

Infine, riflettori accesi sui mercati di nuova generazione come Thailandia, Vietnam, Filippine e India. Sebbene ancora piccoli, mostrano tassi di crescita vertiginosi, l’India svetta con +76%, grazie a un pubblico giovane e dinamico che oscilla tra la mixology e una crescente cultura enologica. Qui il fil rouge del successo rimane lo spumante, ma si aprono varchi importanti anche per i grandi bianchi e rossi fermi

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