Il calcio, si sa, è una passione che accende gli animi, specialmente quando la posta in gioco si fa alta e il traguardo della stagione si avvicina. Tuttavia, nelle ultime ore, la sfida tra Savoia e Nissa sembra aver abbandonato il rettangolo verde per trasferirsi su un terreno decisamente meno consono: quello dei social network e dei botta e risposta video tra le rispettive dirigenze.
Il duello mediatico tra il patron della Nissa, Luca Giovannone, e il presidente del Savoia, Nazario Matachione, ha raggiunto toni che poco hanno a che fare con la nobile tradizione sportiva delle due piazze. Tra richieste di direzioni arbitrali eque, illazioni e risposte punto su punto, il clima si è surriscaldato ben oltre il necessario.
Quando i video diventano lo strumento per lanciare frecciate, il rischio è quello di alimentare una tensione che si riflette inevitabilmente sulle tifoserie, trasformando una sana rivalità sportiva in una contrapposizione astiosa.
È fondamentale ricordare una verità spesso dimenticata nel turbine dell’agonismo: il calcio è, e deve restare, solo uno sport. Rispetto per l’avversario: Vincere è importante, ma lo stile con cui si affronta la competizione definisce l’identità di un club molto più di un trofeo in bacheca. Educazione dei giovani: Dirigenti e presidenti sono i primi modelli per i ragazzi che sognano di calcare i campi di gioco. Quale messaggio trasmettiamo se la dialettica si riduce a una disputa digitale? Umiltà e Fair Play: Ammettere i propri limiti o accettare le decisioni del campo (arbitri compresi) è il primo passo verso la vera grandezza sportiva.
Assistere a questo scambio di accuse risulta, alla lunga, mortificante. Mortificante per la storia di queste società, per i calciatori che sudano in allenamento e per i tifosi che pagano il biglietto per vedere una partita, non per assistere a un talk show polemico.
Le polemiche sono inutili zavorre che appesantiscono il cammino verso il successo. Se è vero che i fatti restano e le parole volano, sarebbe auspicabile che i “fatti” tornassero a essere i gol, le parate e le azioni corali, lasciando che il silenzio cali sulle diatribe personali.
La speranza è che entrambe le società ritrovino la serenità necessaria per affrontare il finale di campionato. Che il Savoia e la Nissa tornino a parlare con i piedi dei loro atleti e non con i filtri di uno smartphone. Perché alla fine, quando l’arbitro fischia la fine, ciò che resta è solo l’emozione di un gioco bellissimo, non il ricordo di un video di troppo

