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Il Papa vola in Africa, 18mila chilometri tra pace e giustizia

Redazione

Il Papa vola in Africa, 18mila chilometri tra pace e giustizia

Dom, 12/04/2026 - 16:17

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 Undici giorni, quattro paesi, quasi 18mila chilometri di soli spostamenti aerei, lingue e fedi diverse, ma un filo rosso costituito dalle cicatrici di questi popoli che ancora cercano di essere lenite. Papa Leone XIV domani volerà in Africa, dove visiterà Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Parlerà di pace e di giustizia, di lavoro e riscatto, ma vivrà anche la gioia di popoli che da tempo non hanno visto la visita di un Pontefice e che si sono preparati con cura.

Visiterà santuari e prigioni, università e orfanotrofi, in un viaggio intenso che lo vedrà in Paesi che non conquistano normalmente le cronache dei giornali occidentali. “Il filo conduttore di questo viaggio apostolico sta nella scelta del Santo Padre di portare la presenza della Chiesa là dove la sofferenza umana è più acuta. Quattro Paesi diversi per storia, contesto sociale e sfide politiche, ma accomunati da una realtà di fondo – ha spiegato il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ai media vaticani – segnata da luci e ombre: comunità cattoliche vitali e radicate, ma anche povertà, fragilità, disuguaglianze e tensioni irrisolte.

Papa Leone XIV si reca in Africa per stare vicino a chi vive nelle periferie esistenziali”. Prima tappa sarà l’Algeria che ormai guarda al suo futuro più serenamente dopo gli anni della sanguinosa guerra civile. E’ il paese di Sant’Agostino, al quale si ispira la vita religiosa e spirituale di Prevost. Ma è anche il paese che ha visto tanti martiri e che ora punta, senza negare alcune fatiche, al dialogo interreligioso tra musulmani e cristiani. Non a casa una delle tappe principali della visita in Algeria di Leone sarà la visita alla moschea di Algeri, in continuità con la scelta fatta nel suo primo viaggio internazionale, in Turchia, alla Moschea Blu di Istanbul.

La seconda tappa è quella del Camerun, la più delicata forse sotto il profilo della sicurezza e soprattutto del dialogo, con una regione, quella anglofona, dove è in corso un conflitto che è totalmente fuori dai radar ma che pure miete tante vittime. Leone andrà anche nel cuore di questo conflitto, a Bamenda, dove guiderà un incontro per la pace. Terzo paese sarà l’Angola dove più accelerato è il processo di sviluppo, considerata anche la presenza di investitori stranieri, primi tra tutti i cinesi.

Ma il progresso è accompagnato, come sempre, da tante contraddizioni, con la spaccatura sociale tra ricchi e poveri. Infine la Guinea Equatoriale che, con il suo 90 per cento di cristiani, è il paese più cattolico di questo viaggio del Pontefice. Leone abbraccerà popolazioni molto giovani – l’età media è di 18 anni – guidate paradossalmente da leader molto anziani, soprattutto in Camerun e Guinea, che sono sulla loro ‘poltrona’ da decenni. E il problema di una democrazia non matura, come anche quello della corruzione, saranno verosimilmente tra i temi trattati.

“La pace, il dialogo e la crescita della Chiesa locale”, sono le questioni, come spiegato da Parolin, che risuoneranno nei prossimi undici giorni, il periodo più lungo finora di Papa Leone lontano dal Vaticano. “Pace, anzitutto, in Paesi che portano ancora le cicatrici di conflitti e divisioni, e dove la presenza del Santo Padre può far germogliare un sentimento di riconciliazione. Dialogo, dove l’incontro con le autorità civili e con i rappresentanti di altre tradizioni religiose può aprire spazi nuovi di comprensione reciproca. Infine, la crescita delle Chiese locali, spesso piccole, talvolta isolate, ma sempre generose”, conclude il Segretario di Stato

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