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Sicilia. Corruzione, funzionario arrestato fu invitato dai dirigenti a non andare in pensione: Teresi era già sotto processo

Redazione 3

Sicilia. Corruzione, funzionario arrestato fu invitato dai dirigenti a non andare in pensione: Teresi era già sotto processo

Mar, 10/03/2026 - 11:04

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Sono un importante dirigente regionale, Giancarlo Teresi, e un boss di Favara (Ag), Carmelo Vetro, i protagonisti principali dell’ultima inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nella macchina amministrativa regionale siciliana, coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal pm Gianluca De Leo. Entrambi sono finiti in manette con l’accusa di corruzione aggravata. Già finito in cella per corruzione 6 anni fa e ancora sotto processo, il dirigente è stato ritenuto “indispensabile” dai vertici amministrativi regionali tanto da continuare a rivestire ruoli di vertice oltre l’età pensionabile. La Regione, infatti, nonostante l’indagato avesse raggiunto i requisiti per il pensionamento a gennaio del 2025, con un decreto del 31 dicembre 2024 ha approvato il differimento del termine di quiescenza prima al 30 giugno 2025 e poi al 31 agosto 2025.

Successivamente Teresi ha ottenuto con decreto dell’assessorato delle Autonomie Locali di restare in servizio fino al raggiungimento del 70esimo anno. Spostato dal dipartimento Infrastrutture Mobilità e Trasporti al dipartimento Regionale Tecnico, ha mantenuto comunque le vecchie funzioni. Dalle indagini emerge come ben due direttori generali dei dipartimenti inquadrati nell’assessorato Infrastrutture, Salvatore Lizzio e Duilio Alongi, hanno sollecitato Teresi a presentare la domanda per la permanenza in servizio. Vetro, mafioso e massone, ha un profilo criminale “di tutto riguardo” e conoscenze di alto livello. Nella sentenza di condanna a 9 anni subita e ormai definitiva i giudici scrivono che “è un uomo a disposizione di Cosa Nostra fin dalla tenera età, si muove abilmente all’interno della consorteria, forte della storia familiare e desideroso di avanzare frettolosamente nella carriera criminale”. Pur non avendo (e non potendo avere) alcuna carica nella società sponsorizzata da Teresi, l’Ansa Ambiente, il boss interloquiva con gli uffici regionali, dettava le regole per appalti in corso e da assegnare, consegnava “tangenti” negli uffici comunali, “dimostrando che l’associazione mafiosa è tutt’altro che respinta da chi deve occuparsi del bene pubblico”, scrivono gli inquirenti. (ANSA).

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