Gennaio rappresenta, da sempre, il battito vitale e il momento più profondo per l’universo di Don Bosco 2000. Non è soltanto una ricorrenza sul calendario, ma il tempo in cui l’intera organizzazione si ferma per riflettere sulla propria fonte di ispirazione quotidiana: San Giovanni Bosco.
Quest’anno, i festeggiamenti del 2026 assumono un significato ancora più profondo, trasformando la Settimana di Don Bosco in un ponte ideale che unisce le piazze della Sicilia ai villaggi dell’Africa sub-sahariana, sotto un unico grande segno di accoglienza e speranza.
In questi giorni, un mosaico di solidarietà prende vita tra i centri di Aidone, Piazza Armerina, Pietraperzia, Santa Caterina Villarmosa, Villarosa e Catania, estendendosi senza confini fino alle sedi internazionali in Senegal e Gambia.
È un cammino che parla lingue diverse ma esprime lo stesso desiderio di comunità: si manifesta nell’energia della “Giornata Sportiva” e dei tornei di calcio che hanno animato Aidone e Villarosa, dove il campo diventa il luogo privilegiato di incontro tra giovani locali e migranti; vive nel sorriso dei bambini impegnati nelle attività ludiche a Santa Caterina Villarmosa e nelle scuole africane; e si nutre della gioia semplice delle “Tombole Salesiane” che hanno unito le comunità di Catania e Piazza Armerina.
Il cuore di queste celebrazioni trova il suo culmine in momenti di profonda condivisione umana e spirituale. La veglia del 30 gennaio a Piazza Armerina, è stata arricchita dalla presentazione del libro “Cinzia in viaggio nella vita” di Adele Cammarata, ci ricorda che ogni esistenza è un cammino di testimonianza e di riscatto.
È la stessa intensità che si respira a Pietraperzia, dove tra le scene del musical dedicato al Santo e la solennità della processione, ci si ritrova tutti insieme per il tradizionale “pane e mortadella”: un gesto semplice, quasi umile, che racchiude in sé tutta l’autenticità della fraternità salesiana e la bellezza dello stare insieme senza barriere.
Oggi, Don Bosco 2000 rinnova la propria promessa di essere “Costruttori di Ponti”. Ogni attività, ogni messa celebrata il 31 gennaio e ogni momento di fraternità vissuto nei centri di accoglienza non sono che tessere di un progetto più grande: costruire una società plurale e solidale, capace di guardare al futuro con ottimismo. Sotto il segno di Don Bosco, i cuori tornano a battere all’unisono, con i piedi ben piantati nella realtà quotidiana dell’accoglienza e il cuore rivolto verso quell’orizzonte di felicità condivisa che il Santo di Valdocco ha sognato per tutti i giovani del mondo.

