“Ho sempre relazionato alle autorita’. Finalmente nel 2025 sono riuscito a farmi dare i finanziamenti della fase 2 e della fase 3. Ho messo in campo ogni azione necessaria. In questo finanziamento c’era anche l’abbattimento delle case che dovevano essere demolite dopo la frana del 1997. Abbiamo lavorato, abbiamo chiesto e abbiamo ottenuto. I finanziamenti li ho chiesti e li ho ottenuti purtroppo dopo tutto questo tempo. Quando mi dicono che e’ stato aperto un fascicolo doveroso e necessario (per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana da parte della procura di Gela, ndr.), noi ci sentiamo parte lesa. Dopo la frana del 16 gennaio scorso, c’era un sistema di monitoraggio”.
Parole determinate del sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, che parlando con AGI rilancia dopo le polemiche e le accuse innescate sui fondi assegnati a Niscemi e non spesi e sulla richiesta di una indagine amministrativa da parte del ministro alla Protezione civile, Nello Musumeci, ex presidente della Regione siciliana.
“In questo quartiere interessato dalla frana – aggiunge – non ci sono case abusive. Nessun sindaco negli ultimi 200 anni, o per meglio dire fino alla legge urbanistica del 1967, poteva dire di non costruire perche’ gli immobili in quel quartiere hanno piu’ di 100 anni. C’era una fascia di rispetto”. Cosi ribadisce: Abbiamo chiesto alla Meloni, che ha condiviso, che questa tragedia non puo’ replicare le dinamiche del 1997. Abbiamo bisogno di certezza negli interventi e nella tempistica degli interventi”. Solo dopo che la frana si sara’ fermata, “saremo in grado di dire chi potra’ rientrare nelle proprie abitazioni e chi no. Certamente quelle sul ciglio della frana non saranno piu’ abitabili. Ho parlato con molti di loro. Alcuni hanno pianto altri avevano gia’ questa consapevolezza. Non siamo in grado di dare tempistiche. Tra le maggiori criticita’ da affrontare c’e’ proprio il senso di sconforto e disperazione delle persone”.

