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Caltanissetta e il suo “serpentone” in acciaio. La proposta di valorizzazione di Leandro Janni

Redazione 3

Caltanissetta e il suo “serpentone” in acciaio. La proposta di valorizzazione di Leandro Janni

Mar, 12/12/2023 - 10:37

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Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni di Leandro Janni, presidente di Italia Nostra Sicilia, in merito al “serpentone” in acciaio corten che domina sul centro espositivo d’arte contemporanea nella salita Matteotti.

Un’istallazione che, a parere di Janni, desta molta curiosità ai passanti e stimola le giovanili provocazioni di alcuni bambini residenti.

E il Presidente si accoda a chi pensa “Ma che è ’sto coso che si impenna, sinuoso”, un “serpentone, un Loch Nissa non in sicurezza che non ha mai reso chiaro a cosa servisse, considerato che – di fatto – non è architettura e non è scultura”.

Da qui sorge la proposta di utilizzare questo elemento del Centro espositivo d’arte contemporanea come base per metterci sopra delle sculture.

“Ad esempio, qualche mese fa, ci avrei visto benissimo delle sculture ironiche, colorate, neo-pop, di Giuseppe Veneziano, a cui, che nelle luminose stanze di Palazzo Moncada, il Comune e la Pro Loco, hanno dedicato un’importante mostra antologica. Insomma: sarebbe stato davvero un ingresso memorabile e spettacolare alla mostra  “Behind the beauty”, di Veneziano,  il “serpentone” con sopra alcune delle sue opere plastiche.

E d’altronde, nel 2020, ci aveva pensato anche Antonio Alberto Foresta a utilizzare il “serpentone” di Salita Matteotti come supporto per una sua istallazione fatta di stracci di diverso colore – “Pace Nostra” – dedicata ai migranti. Ricordo, infine, che una delle finalità del Centro espositivo d’arte contemporanea di Salita Matteotti era anticipare visivamente, funzionalmente, simbolicamente Palazzo Moncada, per condurre i visitatori all’interno delle magnifiche stanze del monumentale edificio secentesco.

E dunque, sul “serpentone” mettiamoci sopra delle sculture antropomorfe, zoomorfe o fitomorfe. O qualcosa di analogo: un po’ di gioia, di bellezza, di arte in mezzo a tanta desolante pochezza, insomma”.