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Vino: con guerra, 400 mln di euro a rischio per export italiano

Redazione

Vino: con guerra, 400 mln di euro a rischio per export italiano

Agi |
Dom, 20/03/2022 - 12:57

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Secondo le previsioni di Wine Monitor-Nomisma, la guerra in corso tra Russia e Ucraina rischia di mettere a repentaglio un giro d’affari nel mondo vitivinicolo che per l’Italia vale 400 milioni di euro. Il nostro Paese risulta infatti essere il primo fornitore delle due nazioni coinvolte nel conflitto, molto più esposto persino di competitor prestigiosi come Francia e Spagna. 

Secondo l’Osservatorio Nomisma, sul mercato nel 2021 la Russia ha importato 345 milioni di euro di Vino italiano (+18% sul 2020) mentre in Ucraina i numeri sono inferiori ma in crescita (+200% in 5 anni) a 56 milioni di euro, per un aggregato di circa 400 milioni di euro. Diverso discorso il per Francia e Spagna, Paesi per i quali l’impatto derivato dal conflitto in corso e’ piu’ circoscritto: a rischio 217 milioni di euro per i francesi, 146 milioni per gli spagnoli, vale a dire rispettivamente il 2% e 5% dell’export totale di Vino , rispetto al 6% degli italiani.

Se poi si vanno ad analizzare le singole categorie di vini, si scopre che la sofferenza maggiore riguarda l’Asti Spumante, che sfiora una perdita potenziale del proprio export di un quarto proprio valore. Così come per le vendite, pari al 20% oltre la frontiera per prodotti generici come gli spumanti italiani e del 13% di vini frizzanti. Non altrettanto si verifica per i vini francesi e spagnoli. Ma la nota dolce non si ferma qui: nel nuovo pacchetto di sanzioni comminato alla Russia, appena varato dal Consiglio europeo, c’e’ anche il Vino

E sancisce uno stop alle spedizioni verso Mosca di bottiglie sopra i 300 euro. Anche se la Commissione Ue dovra’ presto chiarire se per “unita'” intende la bottiglia oppure la cassa, cioe’ la confezione da sei bottiglie. Ad ogni modo si tratta di un provvedimento che ha nel mirino soprattutto la sospensione dei mobili di beni di lusso per gli oligarchi. Da qui deriva anche l’opzione di indicare una soglia di prezzo cosi’ elevata. 

Tuttavia, i guai non vengono mai da soli. Per l’export italiano si aggiunge anche la progressiva e consistente svalutazione del rublo, che ha perso gia’ oltre il 50% del suo valore. Cio’ che costringe le aziende che operano sul mercato russo a una penitenza revisione delle modalita’ contrattuali, specie per quel che riguarda i rapporti commerciali con il Paese di Putin in guerra con quello di Zelensky. 

Mentre si continua a sapere breve le preannuncia contromosse del primo, che ha gia’ fatto di voler rendere nota al piu’ presto “lista nera” di non saranno piu’ importati dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. E, tra questi, ci potrebbe essere proprio il Vino. Bisogna solo attendere per vedere e sapere. 

A rischiare di piu’ sono pero’ quelle aziende italiane che avevano il mercato russo come unico interlocutore e che negli ultimi anni avevano scommesso anche su quello dell’, una delle piazze che piu’ si era espansa facendo addirittura registrare un piu’ 30 % di importazione. Mentre, nel frattempo, continua a correre i costi della bolletta energetica, gasolio, e concimi. Per il mondo agricolo un salasso e un danno incalcolabili. Specie per tutti quelli che avevano scommesso nel 2022 come l’anno della ripresa economica. Collettiva e individuale.

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